Sfatiamo un mito, i numeri dimostrano che il Napoli sfrutta meglio di tutte i calci d’angolo

Quante volte avete sentito frasi del tipo: “il Napoli non sa tirare i calci d’angolo”, oppure “non segniamo mai da calcio d’angolo”? Non poche. Effettivamente negli anni passati il Napoli non ha sempre brillato dai calci da fermo. Nell’articolo Come si segna in Serie A? L’analisi delle ultime 8 stagioni avevo mostrato come il Napoli (con Sarri e Benitez) abbia prediletto maggiormente le azioni da gioco, con una media di gol da calcio piazzato (rispetto a quelli totali) inferiore al 15%, una percentuale sempre inferiore alla media della Serie A (20-25%). Durante la presente stagione, escludendo i rigori, il Napoli ha segnato 8 gol da piazzato in campionato (5 da calcio d’angolo, 2 da punizione indiretta e 1 da punizione diretta), circa il 20% dei suoi gol totali, e quindi finalmente in linea con la media storica della Serie A (considerando gli ultimi 5 anni). Dopo aver messo sulla bandierina Ghoulam e Callejon, dopo aver catechizzato i suoi, dopo averli messi sotto torchio con prove ripetute e schemi dettagliati, Sarri ha creato una macchina prolifica. Questa crescita viene confermata anche da altri numeri, che discuterò in questo articolo.

I dati dimostrano che il Napoli padroneggia in particolar modo il gol da calcio d’angolo. E lo fa con estrema arguzia, sfruttando i punti deboli delle difese avversarie, muovendo le sue pedine in mezzo all’area avversaria, spesso creando l’uno contro uno sul secondo palo. E lo fa meglio di tutte, ottenendo statistiche che vengono eguagliate solo dalla Juventus.

Veniamo ai dati. Ho estratto le statistiche sui gol segnati da corner dal sito Squawka.com (alcuni numeri potrebbero non coincidere con quanto ricordiamo, ad esempio, per il Napoli, il gol di Zielinski con l’Atalanta non viene considerato in queste statistiche, perché nato da una respinta della difesa avversaria). I numeri totali dei corner calciati in campionato sono estratti dal sito della Lega di Serie A e le altezze medie dei giocatori delle squadre dal sito del CIES. I risultati per le 20 squadre di Serie A sono mostrati nell’immagine allegata, dove mostro la percentuale di corner segnati (rispetto ai corner totali calciati) in funzione dell’altezza media delle squadre, e la dimensione del carattere usato per il nome della squadra è proporzionale al numero assoluto di gol segnati (più grandi sono i caratteri più gol da corner ha segnato la squadra in oggetto). Le statistiche sono aggiornate alla data 23/12/2017.

corner_altezza

Sebbene ci si aspetti che squadre con giocatori mediamente più alti segnino più facilmente da corner, in base a questi dati non si osserva nessuna correlazione forte tra percentuale di gol segnati e altezze medie. Non posso escludere che vi siano dei contaminanti (ad esempio, alcune squadre con altezze medie maggiori ma percentuali di gol inferiori al 2%), lo studio della significatività di una tale correlazione andrebbe studiata su campioni più ampi, includendo più stagioni calcistiche, ma è un’analisi che va altre lo scopo di questo articolo. E andrebbe studiata anche la correlazione non con l’altezza media, ma con le altezze dei giocatori più alti in rosa.

In termini assoluti Napoli e Juventus guidano la classifica di gol segnati da calcio d’angolo, entrambe hanno segnato 5 gol in stagione. Seguono Lazio e Inter a 4. Questo dato è evidenziato in figura dalla dimensione dei caratteri dei nomi delle squadre. Ma il dato ancora più significativo riguarda le percentuali di gol segnati da corner rispetto ai corner totali calciati. Questa classifica è guidata dalla Juventus, con il 5.6% di corner convertiti in gol, e segue a ruota il Napoli con una conversione del 4.8%, reggono il passo Chievo e Lazio con il 4.2%, e poi seguono tutte le altre con percentuali inferiori al 3.3%. Nonostante non si evidenzi una chiara correlazione tra percentuale di gol segnati e altezze medie, è interessante notare come solo il Verona abbia un’altezza media inferiore al Napoli, dato che rafforza maggiormente i risultati azzurri. I 5 gol segnati da calcio d’angolo e il quasi 5% di corner convertiti in gol assumono ancora più valore se si considera che la rosa del Napoli è costituita da Lillipuziani, contro i vari Gulliver di turno.

Da oggi in poi, se qualcuno dovesse dirvi che “il Napoli non sa tirare i calci d’angolo”, oppure “non segniamo mai da calcio d’angolo”, saprete cosa rispondere. Sarri ha allenato bene i suoi su questa caratteristica e i risultati sono migliorati anno dopo anno, rendendo il Napoli una delle squadre più temibili da calcio d’angolo, non tanto per caratteristiche tecniche dei singoli, ma per un’ossessiva applicazione di schemi e continue prove in allenamento. Il lavoro paga, sempre!

La mia sul Napoli

Anche su Mundo Napoli Sport 24

 

Annunci
Pubblicato in Statistiche | Contrassegnato , , , , , , , , , | 4 commenti

Napoli – Sampdoria, l’attacco è la miglior difesa, soprattutto quando subisci 2 gol

Dopo i i 40 giorni di quaresima, i segnali con Torino e Udinese, la rinascita è cosa concreta, il Napoli esce da un periodo altalenante che aveva minato le sicurezze e la consapevolezza di se stessi. La Sampdoria è impegno importante, il miglior banco di prova per dimostrare che la resurrezione azzurra è cosa fatta e reale.

Napoli-Samp-92-esul-hamsikNonostante i buoni propositi, la partita si indirizza subito sui binari sbagliati. Ramirez scaglia un tiro da calcio da fermo, nemmeno troppo impegnativo, e Reina si fa uccellare. C’è qualche responsabilità del portierone azzurro, forse ingannato dal sole. Ma il Napoli non si arrende e comincia a macinare gioco. L’impressione è che si veda in campo il miglior Napoli, sarà uno dei migliori primi tempi in stagione. Ritorna il gioco spumeggiante che ci ha fatto apprezzare la squadra di Sarri, gli scambi veloci e stretti, gli scambi tra punte e centrocampisti, le geometrie, la pressione ossessiva, l’occupazione degli spazi, l’attitudine offensiva, la fluidità, le dinamiche sulla fascia sinistra. La sensazione è che il pareggio non tardi ad arrivare. Mertens è caparbio e furbo, recupera un pallone e fa l’Insigne della situazione, servendo sul lato debole il solito Callejon, Allan è pronto per mettere in rete sulla ribattuta di Viviano. Sfortunatamente, la partita continua ad essere in salita e la Sampdoria torna in vantaggio su rigore di Quagliarella, che abbassa la testa e torna a centrocampo (il napoletano riceverà un mare di applausi dal pubblico del San Paolo). Ma il Napoli è troppo sicuro dei suoi mezzi ed è impressionante quanto gioco e quanta qualità metta in campo, soprattutto se si pensa alle incertezze delle ultime settimane. Il secondo gol è di Insigne, e può essere riassunto da quel proverbio che dice “l’attacco è la miglior difesa”, soprattutto quando subisci 2 gol. L’attacco è la miglior difesa, quando difendi attaccando, forzi l’avversario a commettere l’errore e recuperi palla al limite della sua area. E’ un riassunto del gol di Insigne. Gli avversari, pressati, sbagliano, Allan recupera, Mertens fa da tramite e serve Insigne, che tira al volo e riacciuffa il pareggio. Il gol della vittoria passa ancora una volta dai piedi di un indemoniato Allan, il brasiliano gioca per 2, ci fa giocare in 12, che grinta, che forza, che dinamicità, che aggressività, che corsa, che proposizione. Arriva al limite dell’area e tiene palla, è un toro incontenibile. Mertens sarà poco lucido in fase finalizzativa, ma è intelligente e lesto. Si infila da dietro per regalare ad Hamsik l’assist per il gol della storia. E’ il suo gol numero 116 con la maglia azzurra, il gol del record, il gol che spodesta il dio del calcio, il gol che lo rende unico, il gol che finalmente lo incastona, come una stella nel firmamento, nella storia del Napoli, nella storia del calcio. Il secondo tempo azzurro è meno brillante, il Napoli gestisce la partita, anche con i cambi. L’espulsione di Mario Rui sembra rovinare i piani di Sarri, ma il Napoli sa soffrire, difende e resiste.

Il Napoli riprende quello che era suo, il gioco e la convinzione nei propri mezzi. Guida la classifica, regala ai suoi tifosi un primato natalizio che traballava nelle ultime settimane. Guadagna 3 punti su Inter e Roma, mentre la Juventus mantiene il passo e dimostra di essere l’avversaria da battere. Il Napoli è tornato come era, ricorda il suo gioco, e ritrova se stesso. I due impegni col Crotone in campionato e con l’Atalanta in Coppa Italia sono i prossimi passi obbligati, per ricordare che il Napoli è tornato quasi a regime, e che l’attacco è la miglior difesa, ma la difesa del Napoli è sempre un muro invalicabile, una caratteristica che ha portato questa squadra sulla cima dell’albero di Natale, come una stella di Natale.

Buon Natale da La mia sul Napoli e Il Mediano Sport.

Anche su Il Mediano Sport.

Pubblicato in La Partita | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Con Torino e Udinese inizia una nuova fase della stagione azzurra

Dopo la quaresima, la resurrezione. Il Napoli ha attraversato un periodo di appannamento nelle prestazioni e nei risultati, colpa di impegni spesso proibitivi (vedi le partite con Manchester City, Juventus e Inter), in stretti periodi temporali. Ha certamente pesato l’emergenza sulla fascia sinistra, dove Mario Rui ha stentato a guadagnare la sua forma migliore, e l’assenza di Ghoulam ha minato le dinamiche azzurre da quel lato. E si è anche fatta sentire una scarsa brillantezza in avanti, Mertens e Callejon giocano sempre, e non segnano in campionato dalla partita col Sassuolo. 40 giorni di quaresima, più di un mese di poca brillantezza, di patimenti, di difficili prestazioni, che non sempre hanno portato a risultati confortanti, 40 giorni duri nell’animo e nelle gambe, 40 giorni nei quali gli esperti hanno iniziato a insinuare che la squadra di Sarri stesse vivendo una vera e propria crisi. Forse erano solo 40 giorni di quaresima, di controllo della situazione, in attesa di momenti migliori, cercando di ritrovare il miglior gioco, la migliore brillantezza. Ma sentivo che la resurrezione era alle porte, il Napoli stava per ritrovarsi e lo avrebbe affermato con forza, e presto.

Torino – Napoli e un gioco ricalibrato. Il Napoli inizia a ritrovare se stesso, e un certo tipo di gioco, che lo aveva fatto grande e invincibile. Lo ritrova col Torino. Si rivede un buon Napoli, che parte da quella che è diventata una sua specialità, il gol da calcio d’angolo, per poi arrivare al gol con Zielinski per vie centrali, e Hamsik, che raggiunge i 115 gol in maglia azzurra di Maradona. Senza Insigne e con Zielinski a sostituirlo, ancora una volta il Napoli ha ricalibrato il suo gioco, attaccando sugli altri fronti d’attacco, al centro e a destra. Col Torino cerca di sfondare al centro, dove trova la disattenzione della difesa avversaria. Mertens non è ancora lucido in zona gol, ma dice ancora la sua, assistendo i compagni. Il Napoli è primo in campionato, ritorna in vetta grazie al passo falso dell’Inter, gli azzurri non sono finiti, e si preparano per l’impegno infrasettimanale con l’Udinese, per l’ottavo di Coppa Italia.

Napoli-Udinese-66-esulta-insigneNapoli – Udinese, il Napoli ritrova i suoi ritmi con e senza le prime linee. Il Napoli inizia a trovare il suo gioco fluido, veloce, con i passaggi stretti, con gli scambi tra attaccanti e centrocampisti. Sembra che i commentatori della Rai non se ne siano accorti, e parlano di un primo tempo opaco del Napoli. E invece gli azzurri continuano a dare input importanti, il Napoli si riadatta per rimodulare il suo modo di giocare. E’ un Napoli che non ha dimenticato chi è, anche con mezza panchina in campo, anche con qualche prestazione opaca, si capisce perché Ounas non è ancora titolare, è ancora lunga la via dell’indottrinamento. Non arriva il gol nel primo tempo, il Napoli deve aspettare la seconda frazione di gioco, e l’ingresso di Insigne e Mertens. Con i due campioni azzurri la qualità aumenta, la si vede in campo. Insigne è una spanna sopra gli altri in questo momento, ne dà prova anche con l’Udinese. Grazie all’esplosività di Rog, il tramite di Mertens e il piedino di Insigne, arriva il gol che decide la partita e la qualificazione azzurra. Un gol può bastare, si vince anche di misura, una squadra che punta a vincere, vince anche con un solo gol all’attivo, perché la fase difensiva è una delle caratteristiche del gioco azzurro che funziona meglio.

La nuova stagione azzurra. Il Napoli non è morto, non è in crisi, in attesa di ritrovare la brillantezza della sua punta, inizia a ritrovare i suoi movimenti, la fluidità, la geometria in mezzo al campo. Risorge dopo la quaresima e inizia la sua nuova stagione, quella della parsimonia, quella del turnover, della gestione delle energie, perché il Napoli deve puntare sul campionato e dare minuti a quelli che in campionato giocheranno meno. Ci saranno impegni sia in Coppa Italia che in Europa League, ci sarà spazio per le seconde linee, più pronte, come Zielinski e Diawara, meno pronte, come Rog, in via di educazione come Ounas, con un occhio al calciomercato. Inizia una nuova fase della stazione azzurra, per ritornare a correre, senza intoppi, partendo subito con un impegno pre-natalizio non banale, la Sampdoria arriva al San Paolo, il Napoli vuole e deve fare ai suoi tifosi un bel regalo di Natale.

Anche su Il Mediano Sport.

Pubblicato in La Partita | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Napoli – Fiorentina, la quaresima azzurra e la resurrezione

 

40 giorni di patimenti. Napoli – Fiorentina è l’ultimo episodio triste di una storia recente che non vuole decollare. Il Napoli dei miracoli si è inceppato nell’ultimo mese e mezzo, sono stati 40 giorni di patimenti, iniziati con la partita in casa con il City di Guardiola. Sì, i patimenti, lontano ricordo per i tifosi azzurri. Sono stati 40 giorni nei quali il campo non ha sorriso agli azzurri, eliminati in Champions League, dopo 1 vittoria e 2 sconfitte e dopo un percorso in campionato altalenante, o quantomeno non all’altezza di quanto visto nelle precedenti partite.

Napoli-Fiorentina-90La partita. Il Napoli arriva alla partita con la Fiorentina dopo la dura batosta in terra olandese. Doveva dare un segnale, doveva conquistare i 3 punti, ma non ci riesce. Manifesta ancora limiti tecnico-tattici che, accostati ad una possibile perdita di sicurezze, lasciano gli azzurri ancora in questo limbo maledetto. E’ partita dura. Come al solito, come le grandi e come le piccole, la Fiorentina chiude gli spazi centrali e riparte, il copione delle avversarie è più o meno sempre lo stesso. Il Napoli ci prova, ma è difficile sfondare nel centro di una difesa densa come quella della Fiorentina, come era stato con la Juventus e con l’Inter. Senza Insigne, sostituito da Zielinski, la sinistra è monca, le idee scarseggiano e il Napoli deve spostare il gioco sulla destra, dove le qualità dei singoli sono meno importanti. Eppure il Napoli parte bene, ma deve subire delle folate avversarie, Reina è impegnato in alcune occasioni, gli azzurri non popolano bene il campo, sbagliano molto, non va. La prestazione degli azzurri migliora nella seconda frazione di gioco. Il Napoli è per la maggior parte del tempo padrone incontrastato del gioco, preme gli avversari nella loro area, continua a creare gioco sulla destra, invertendo l’ago della bilancia azzurro, riesce anche a creare 3 occasioni nitide, ma manca lucidità in avanti. Zielinski in due occasioni e Mertens in una si trovano soli davanti al portiere, ma sbagliano! I risultati delle loro conclusioni sono una misera palla alta, un palo e un pallone scaraventato sul portiere. L’ultimo ghiotto pallone arriva sui piedi di Mertens che, in questo momento, non verrebbe riconosciuto nemmeno dalla madre. L’apporto dinamico di Allan è determinante in queste 3 occasioni, il 5 azzurro fa partire le azioni e fornisce assist decisivi, che però vengono sprecati dai compagni. La partita si spegne pian piano, il Napoli si ferma, come Inter, Juve e Roma.

attack_side_Nap-FioUn Napoli speculare a se stesso. Manca Insigne e Sarri sa che deve cambiare le carte in tavola. La mancanza di Ghoulam aveva già fortemente penalizzato le dinamiche di costruzione e finalizzazione sulla sinistra, senza Insigne è necessario rivoluzionare il gioco. Sarri decide di costruire molto di più a destra, come mai fatto prima (vedi immagine estratta da WhoScored). Non più Ghoulam–Hamsik–Insigne in costruzione e Callejon a cercare il lato debole, ma Hysaj–Allan–Callejon a creare sulla destra e la ricerca di Zielinski dal lato opposto. Non ci vuole molto per capire che le qualità sulla destra sono diverse, ma la scelta tattica funziona, dà qualche frutto. Allan è determinante grazie alla sua dinamicità. Prima riparte servendo in profondità per Zielinski, che spara alto. Poi fa partire un’azione ben congeniata, scambiando prima con Hysaj e Callejon, e poi permettendo a Mertens di lasciare Zielinski tutto solo col portiere avversario e farsi deviare il pallone sul palo. Il Napoli ha sempre contato sulle forze del brasiliano, e oggi più di prima. L’ultimo bel gesto di Allan consiste nel ripartire come sa fare, servendo oltre i difensori avversari Mertens. Il belga manda alle ortiche un’altra palla ghiottissima. Sarri ha scelto di adattare Zielinski come esterno sinistro e convertire il gioco azzurro. La tattica non ha portato i frutti sperati solo a causa della scarsa precisione del polacco e di Mertens.

Poco lucidi. Sì, poco lucidi, in avanti gli azzurri sono poco lucidi, Mertens e Callejon non segnano in campionato dalla partita col Sassuolo, da 6 partite, il dato non è incoraggiante. Se consideriamo le ultime partite, anche quando hanno avuto delle occasioni non le hanno sfruttate. E’ evidente, vivono un momento opaco, e senza Insigne, la situazione è ancora più drammatica. Una ragione della poca brillantezza è chiaramente la mancanza di turnazione in avanti. Il mister ha ritenuto di far turnover in difesa e soprattutto a centrocampo, dove ha potuto contare su ricambi sicuri e di provata affidabilità, vedi Chiriches e Maggio in difesa, oppure Diawara e Zielinski a centrocampo. Ha avuto meno spazi Rog, che contro la Fiorentina è sembrato volenteroso e dinamico. Mario Rui è stato a lungo in ritardo di condizione, ma sembra in ripresa. In avanti arrivano le dolenti note, il mister non ritiene né Ounas e neppure Giaccherini, per motivi diversi, abili e arruolabili. E’ un messaggio chiaro, che si evince sia dalle dichiarazioni del mister, sia dalle scelte tattiche, dato che inventarsi Zielinski esterno d’attacco è chiaro segnale in tale senso. Il mister è il creatore della bellezza azzurra, a lui vanno molti meriti, ma c’è chi crede che alcune riserve meritino un po’ più di spazio, e forse hanno ragione. Forse potrebbe ritrovare motivazioni inaspettate in giocatori che giocano poco. Sicuramente, quando il Napoli verrà chiamato ad affrontare i club che si contenderanno la Europe League, non potrà far a meno di utilizzare tutte le forze, per massimizzare i risultati in campionato.

Le statistiche di attacco e difesa. Il problema è l’attacco, la difesa sta facendo il suo dovere, anche contro avversari forti come Juventus e Inter. Un interessante dato statistico ci dipinge il quadro della situazione. Se ci limitiamo al campionato, nelle prime 11 partite di questa stagione, il Napoli ha segnato la media di 2.9 gol a partita, subendone  0.7, due numeri che testimoniano la bontà della prima storia azzurra di questa stagione. Ma se si considerano le ultime 5 partite (giocate negli ultimi 40 giorni), le statistiche dei gol segnati vanno giù drammaticamente, sono solo 0.6 gol a partita segnati, mentre il Napoli subisce anche meno di prima, solo 0.4 a partita. Questi sono dati importanti che danno un’idea di come vadano male le cose in avanti, sia perché non creiamo situazioni pericolose come prima, sia perché quelli in avanti sono poco brillanti. Ma il Napoli è ancora temuto, Juventus e Inter si sono difese e hanno puntato sulle ripartenze, perché il Napoli ha ancora uno strapotere nella gestione della partita, le avversarie lo sanno, ma ora sanno anche che gli azzurri sono meno precisi, e quindi possono strappare punti che solo 2 mesi fa sarebbero stati solo sogni.

La resurrezione. Ho maledetto parecchie divinità egizie dopo la sconfitta con la Juventus. Mi aspettavo una prova importante, convinzione, coraggio, il saper sfruttare il proprio gioco in faccia alla Vecchia Signora e vincere per dare un segnale forte alle altre. E invece non fu così. Chiaramente il Napoli non si riconosce più, non è più quello zaffiro luccicante che ci ha illuminato i cuori, ci prova, non ci riesce, ma quando ci riesce e ritrova sprazzi del suo gioco luminoso, quelli in avanti sono poco lucidi. Non può essere crisi, perché il Napoli è ancora lì, ha vinto gli scontri diretti con Roma e Lazio, ha pareggiato con l’Inter e perso solo con i bianconeri. E’ ancora lì, quindi nulla è perduto, certo il gioco spesso langue e sembra aver perso i suoi automatismi, ma nulla è perduto. Non c’è alcuna crisi, c’è solo un periodo di appannamento, solo un periodo di appannamento, ma bisogna uscirne, subito. Al mister l’onere di trovare la soluzione. La soluzione non sarà, sicuramente, un cambio di modulo, non è una soluzione praticabile. Forse si potrà cercare qualche riarrangiamento di alcune dinamiche, o qualche turnazione in più, attendendo la migliore forma di quelli in avanti. L’unica certezza sarà che questo Napoli ripartità dal suo gioco. Tempo e lavoro sono le parole chiave. Nulla è perduto. Io sono sconfortato per risultati che non arrivano, ma ho una speranza, e quello che ho visto con la Fiorentina me lo ha fatto vedere chiaramente. Il Napoli non ha perso totalmente il suo gioco. Contro la Fiorentina ha tirato su delle trame di gioco, ha dato dei segnali. Questi sono segnali che sicuramente non bastano, ma la voglia di ritrovarsi c’è. Ora tocca al mister continuare sulla sua strada e trovare le soluzioni per ritornare a fare punti importanti. Speriamo che i 40 giorni della quaresima azzurra siano finiti, e che ci sia presto la resurrezione tanto desiderata.

Anche su Il Mediano Sport.

Pubblicato in La Partita | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 4 commenti

Napoli – Juventus, un tifoso combattuto tra turbamenti e razionalità

Napoli – Juventus è stata, spesso, l’unica partita da vincere, forse anche intrisa di significati extra-calcistici, la partita più importante della stagione, per qualcuno quella che ti salva la stagione, che ti fa dormire meglio. Ma mai come quest’anno poteva essere una partita diversa, qualcos’altro. Poteva essere e lo era, non la partita più importante della stagione, ma una delle più importanti. Il Napoli è la squadra che tutti temono e quindi, deve cambiare anche l’atteggiamento del tifoso. E’ il Napoli a guidare la giostra, conscio del fatto che deve fare molto di più se vuole mantenere quel primato, perché la lotta per la vittoria sarà accanita come mai prima, e le forze delle altre squadre sono superiori. Il Napoli guida la classifica, è imbattuto in campionato da febbraio, l’ultima sconfitta risale al 25 febbraio della passata stagione. Dal canto suo la Juventus segue a qualche punto, non è la macchina macina punti di un tempo, ma è pur sempre una brutta bestia, mai darla per morta, mai sottovalutarla. Ma bisogna vincerla, per rafforzare il primato, per dare un segnale forte anche alle altre, perché la vittoria è nelle possibilità del Napoli, o quantomeno bisogna giocarsela col proprio gioco, con la propria filosofia, anche perdendola, ma giocandosela! E questo, secondo me, non è avvenuto.

Il Napoli non fa il Napoli, la Juve fa la Juve. Il Napoli non fa il Napoli, non gioca come sa, sicuramente indotto a questo dagli avversari, dato che Allegri prepara perfettamente la partita. L’obiettivo, come quello dell’Udinese, è quello di bloccare le idee del Napoli. Prima di tutto bisogna fermarlo sulla prima uscita del pallone dalla difesa. Poi bloccare le regioni centrali, con un 4-4-1-1 che, con le 2 linee di 4 strette, lasciava veramente poco spazio e poca manovra, non permettendo al Napoli di gestire con Jorginho e sfondare centralmente con gli attaccanti. Infine, Allegri lascia le uniche vie di sbocco sulle fasce, dove il Napoli arrivava, spesso, senza idee. Partita preparata perfettamente, l’atteggiamento utilitaristico di Allegri, e non è la prima volta che lo applica, tenta di bloccare gli avversari e poi ripartire in contropiede, non rinnegando però la costruzione dalle retrovie, grazie alla qualità dei suoi, che riuscivano a superare il pressing azzurro. E punisce gli azzurri proprio su una ripartenza, dopo 15 minuti, Rui è in ritardo, Higuain si infila, e segna il gol che porterà gli avversari alla vittoria. Certo, tutto chiaro, tutto razionalmente preciso, ma manca un fattore, manca il Napoli. Lo si vede dal primo minuto, la mia impressione è stata quella di una squadra impaurita, non decisa, che viene forzata a fare altro, che fa altro, e non tenta di fare quasi mai quello che sa fare. Se tatticamente non riesce a ritrovare il suo gioco, mi sarei aspettato il coraggio di ritrovarlo, e invece il Napoli manteneva un possesso palla totalmente sterile e le uniche conclusioni erano tiri dalla distanza abbastanza velleitari. Nemmeno nella ripresa cambiava il canovaccio, nemmeno le parole di Sarri serviranno, il Napoli si schianta sul muro Juventino, e la partita si spegne pian piano.

Napoli-Juve-69Turbamenti. La mia è stata una partita vissuta con estremo turbamento. Dov’era il mio Napoli? Dov’era il mio gioco? Ho urlato spesso frasi del tipo “perché state giocando così?”, “perché state facendo queste cose?”, “non siete voi questi che stanno in campo”. Mi sarei aspettato una partita diversa, gli azzurri ce l’hanno messa tutta, ne sono sicuro, ma avrebbero dovuto mangiarseli gli avversari. La Juventus è la più forte, è un fatto sia nel valore del giocatori e sia sul campo. Se vuoi sconfiggere questi mostri, non devi avere paura, non devi nasconderti sotto le coperte, li devi affrontare a muso aperto, e gli azzurri avevano tutte le carte per farlo. Se l’avversario ti stoppa, devi cacciare la “faccia di cazzo”, l’altro giorno avrei voluto vedere le “facce di cazzo”, la sfrontatezza di dire agli avversari che noi comunque avremmo avuto la meglio. I miei turbamenti, le mie delusioni, la tensione maturata durante la partita, tutto si è protratto nel tifoso passionale per una giornata intera. Il Napoli doveva fare altro, doveva avere la meglio, doveva giocarsela con le sue armi. Servivano più fluidità e più movimenti senza palla, anche se gli uomini in avanti hanno bisogno di riposo. Si poteva fare altro, bisognava stare più attenti sulle coperture, almeno conquistare un punto, almeno indurli alla paura, dimostrando di essere i più forti. La prestazione azzurra, nonostante il dominio nel possesso palla, nella precisione dei passaggi e nei tiri in porta, è negativa per me, anche se il mister pensa il contrario, tutte quelle statistiche sono dati sterili. Il Napoli è una squadra con una connotazione precisa, possesso e qualità di palleggio, che la porta a creare molto e a segnare caterve di gol, questa volta queste caratteristiche sono servite solo a far fare chilometri al pallone.

Razionalità. A mente fredda i turbamenti non sono svaniti, ma subentra il realismo di un tifoso passionale, ma razionale. Questo Napoli è un miracolo di gioco e risultati, e una sconfitta in campionato doveva arrivare. La accettiamo, ripartendo dalla brutta botta dell’altra sera, per capire cosa non è andato, cosa si può migliorare, ricordando cosa è stata capace di fare questa squadra, cosa è ancora capace di fare. Il Napoli è sicuramente una squadra più matura, i soli 10 gol subiti (in questo momento guida con Roma e Inter) sono un segnale importante, bisogna continuare così. Tocca ritornare subito in campo, si vola verso Rotterdam, per capire le sorti degli azzurri in Champions. Per il resto, le energie mentali e fisiche avranno presto bisogno di essere rinfrescate, soprattutto in attacco, dove i 3 in avanti hanno bisogno di un po’ di riposo. Natale e il mercato di gennaio potranno dare delle risposte, nonostante la difficoltà di Sarri nell’inserire giocatori nuovi, che capiscano appieno i suoi dettami tattici.  Rialziamoci, che siamo ancora in gioco, stringiamo i denti e rimaniamo noi stessi, che il futuro potrà ancora sorriderci.

Anche su Il Mediano Sport.

 

Pubblicato in La Partita | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | Lascia un commento