Frosinone – Napoli (Capitolo 48), Dio, “Amen” e la messa è finita

Fros-Napo-89aFrosinone – Napoli è la più facile delle partite, la più facile per dare gioia agli azzurri, la più facile per un Napoli in una profonda crisi di identità. L’avversario è poca cosa, si difende in maniera arcigna, lasciando poca profondità agli azzurri. Il Napoli la gioca bene la partita, sviluppa bene il gioco, ma cerca di sfondare nelle maglie avversarie con la qualità dei singoli: su tutti spicca Younes sulla sinistra, col suo piede delizioso e la rapidità di un gatto. Vuoi dire “Amen”, ma vedi Dio. E’ il momento di Mertens, dal limite dell’area. Dio scende dal paradiso e gli accarezza il piede, il belga calcia, e la palla va in rete. La memoria torna al passato, Mertens esulta, e il Dios lo guarda dal cielo. Il belga è storia, che unisce il passato al presente, per lui sono 81 gol in Serie A, come Dios, come Maradona. Il Napoli è in possesso del gioco, ma deve chiuderla il prima possibile, per non rischiare di resuscitare il Lazzaro di turno. Gesù, dacci una mano, e grideremo “Amen”, o meglio “Amin” Younes. Il ragazzo è un fenomeno nello stretto, sponda con Milik, tocco, dribbling e palla nell’angolino, “Amen”, Gesù. La partita non ha storia, ma è un momento di felicità in una fase di stagione troppo storta, che ha fatto storcere il naso ai più fedeli, ai più positivi. La messa è finita, ma c’è qualcuno che non può andare in pace. E’ un peccato vedere quella maglia numero 7 rifiutata, la maglia di uno dei più assidui e capaci di interpretare il proprio calcio e i dettami degli allenatori che si sono susseguiti negli anni. E’ un peccato ascoltare un “meritiamo di più”. E’ un peccato vedere questo atteggiamento contro una squadra che ci avrà anche fatto dannare a più riprese, ma che non lo merita, e che invece merita un applauso, un incoraggiamento per fare meglio di quanto è stato fatto. E’ un peccato aver visto quella critica, è stato un peccato non aver potuto sentire: “la messa è finita, andate in pace”.

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Napoli – Atalanta (Capitolo 47), alti e bassi

Nap-Ata-48Alti e bassi, le due parole che descrivono il Napoli di questa stagione, una squadra dal sapore Beniteziano, che può tanto, ma che spesso se ne dimentica. Affronta una squadra organizzata, del solito Gasperini, la solita Atalanta difficoltosa, con uno Zapatone che mette in difficoltà la retroguardia azzurra. Il Napoli inizia con i momenti alti, è buona l’attitudine del primo tempo, l’Atalanta è poco pericolosa, e il Napoli arriva al gol con una bella azione sulla destra. Finalizza un basso, è Mertens, buona la sua partita, ma il momento è alto. Ma il Napoli è sprecone, ha anche un’altra bella occasione, grazie ad un’azione verticale, azione di sovrapposizioni, pregevole, che vede impegnati Mertens, Milik e Zielinski, il polacco non pensa allo scavetto, o forse non ci riesce. E la scarsa vena realizzativa azzurra continua anche nella ripresa, momenti bassi del Napoli, che può fare tante cose, ma si ferma un centimetro prima del traguardo. Milik viene lanciato oltre la linea difensiva atalantina, il polacco è solo, supera il portiere con uno scavetto, la palla rotola lentamente verso la porta, troppo lentamente. Non è totalmente oltre la linea, Masiello fa il miracolo. Non è gol, che sfortuna. Questo gol avrebbe chiuso la partita, sarebbe stata una vittoria meritata. Ma nell’ultima mezzora il Napoli cade nei suoi momenti bassi, cala l’attenzione, e arrivano Ilicic e Zapata. Il Napoli subisce due gol in dieci minuti, che partono dal piede di Ilicic. Il primo nasce sulla sinistra del nostro fronte difensivo, Hysaj è troppo lento su Hateboer, Zapata punisce i suoi vecchi compagni. Ma non basta. Ilicic prende palla in mezzo e serve Zapata in mezzo all’area, che è bravo a far andare fuori giri la difesa azzurra, ed in particolare Malcuit, il tacco regala a Pasalic la possibilità del tiro e del gol. Zapata è un mattatore, un alto, il Napoli crolla, è nel suo momento basso, e getta alle ortiche punti importanti.

Alti e bassi, tanti alti, soprattutto ad inizio stagione, e poi tanti bassi, momenti a metà, partite gettate al vento, gestioni sbagliate, primi tempi giocati male, o partite sprecate nella ripresa. Continua la debolezza azzurra. Oramai i commenti sono inutili, bisognerà attendere la fine di questo campionato e iniziare a lavorare per il futuro, sperando di ritrovare i momenti alti di inizio stagione.

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Napoli – Arsenal (Capitolo 46), il finale anticipato

Nap-Arse-100Napoli – Arsenal è un finale anticipato, e la conclusione lascia tanta amarezza. Il Napoli, come preannunciato, come immaginato, non riesce nell’impresa. Recuperare 2 gol, soprattutto nelle sue condizioni mentali attuali, sarebbe stato molto difficile. Il Napoli non avrebbe dovuto subire gol, e invece, la rete subita da calcio piazzato, con una disposizione non perfetta della barriera, spezza le gambe agli azzurri, trasformando un’impresa in una challenge da Guinness dei primati. Il Napoli si giocava tutto, e ha dimostrato di poter essere meglio del Napoli della partita d’andata, ha dimostrato di potersela giocare, ha dimostrato che quella partita d’andata maledetta, giocata troppo male, è costata la qualificazione. Non è stato il miglior Napoli, quello probabilmente lo rivedremo l’anno prossimo, ma sicuramente un Napoli più concentrato e sicuro. Ci prova prima del gol, ma il gol avversario chiude i giochi. Il resto della partita è un tentativo vano di accorciare le distanze, ma senza una reale speranza di successo.

Napoli – Arsenal e Arsenal – Napoli hanno rappresentato un finale anticipato, diviso in due parti. Il Napoli chiude la stagione nel peggiore dei modi, portando a compimento un momento prolungato e catastrofico della sua annata. Ha spento la luce oramai da parecchio, trovando le ultime energie per poche e sporadiche prestazioni, dimenticando se stesso e il suo gioco. Ora è tempo di riflessioni, per la dirigenza e l’allenatore. Il Napoli, con buona probabilità finirà al secondo posto. I campioni d’Italia dimostrano di essere irraggiungibili. Mentre gli inseguitori fotografano un campionato in difficoltà, perché nonostante la miriade di punti gettati al vento dal Napoli, gli inseguitori arrancano, non riuscendo mai ad insidiare il secondo posto azzurro. E paradossalmente questo finale sgangherato di stagione conferma ancora una volta il grande lavoro che il Napoli ha svolto nelle scorse annate, e anche nella prima parte di questa stagione. Questo finale dà l’idea di quanto il Napoli sia stato, e lo sarà ancora, l’unico spauracchio per i primi della classe. Ma dicevo, è tempo di programmare il futuro, Ancelotti lo sa e ci sta pensando. Servirà capire cosa è successo, pensare a come risolvere i problemi e a fare in modo che certi cali di concentrazione non si verifichino più. Probabilmente serviranno forze nuove che abbiano la giusta volontà per combattere nuove sfide. Il Napoli dovrà pensare a risolvere i suoi punti deboli. In primis, a più riprese, ed a certi livelli, i terzini hanno mostrato dei limiti, e Ghoulam non sembra ancora quello che avevamo perso. Dovrà capire se le vecchie linee hanno ancora voglia di continuare, dovrà partire dalle scoperte di questa stagione, Meret e Fabian, dalle vecchie linee come Allan, Koulibaly e Milik, sperando che gli Insigne, i Callejon, i Mertens possano trovare nuove motivazioni e forze ritrovate.

Questo è stato un finale anticipato, in attesa di un cliffhanger che ci emozioni e ci faccia ritornare il desiderio di rivedere il miglior Napoli nelle prossime partite, ma soprattutto durante la prossima stagione.

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Chievo – Napoli (Capitolo 45), “per un amico in più” o forse due

Chiev-Nap-118Cocciante cantava dell’importanza di un amico che ti viene in aiuto in “Un nuovo amico”, Ancelotti e i suoi uomini chiedono una mano ad un vecchio amico per ritornare a sorridere, dopo la batosta inglese. Il Napoli continua ad essere un malato che vuole guarire, anche se ha perso le misure, i tempi e gli spazi. E il primo tempo con il Chievo ha dato la sensazione che si è andata costruendo nelle ultime settimane. Ancora una volta, nonostante l’avversario molto modesto, il Napoli non è sembrato capace di chiuderla come può e sa fare. Il primo tempo è stato senza sapore, si sono palesati i soliti errori, con qualche movimento positivo, e un lampo nel buio dato dal gol. Ed è quella luce che il Napoli riscopre col Chievo, la mano che ti dà un amico che avevi dimenticato. Il Napoli ha rimosso il gol da calcio d’angolo dal proprio vocabolario, ha dimenticato che i difensori possono segnare sfruttando le palle da fermo. Ma con il Chievo Koulibaly finalmente ricorda, ricorda che ha segnato e può farlo ancora. “Per un amico in più”, la palla da fermo, il gol da calcio d’angolo, Koulibaly che incorna e porta in vantaggio i suoi. Il secondo tempo è più vivo e vedrà il miglior Napoli della partita intorno al minuto 60-65. Il Napoli si riaccende, “per un amico in più”, o forse due, il Napoli ritrova quei movimenti che da smemorato cronico dimentica di conoscere. E’ bella l’azione che porta al gol di Milik, balisticamente ineccepibile la conclusione da fuori area. La partita la chiude Koulibaly, ancora lui, ancora da calcio d’angolo, questa volta il goleador ci mette il piede, “per un amico in più”, due gol da calcio d’angolo in una partita. I gol da calcio d’angolo erano la specialità del Napoli della passata stagione. Il gol della bandiera clivense conterà poco nel giudizio della gara.

La vittoria dà fiducia e serenità, dimostra che il Napoli non è ancora uscito dal tunnel, ma la felicità per i tre punti rasserena gli animi e prepara gli azzurri per giorni di lavoro per la partita della stagione. L’impresa con l’Arsenal rasenta l’impossibile, ma è giusto provarci, nonostante le speranze siano ridotte praticamente a zero. “Per un amico in più”, o forse due, o forse tre, quei tre gol che posso rendere possibile l’impossibile.

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Arsenal – Napoli (Capitolo 44), come vedersi attraverso uno specchio rotto

Ars-Nap-100Come vedersi attraverso uno specchio rotto, è consuetudine recente, il Napoli è sbadato, inefficiente, non si riconosce più. La preoccupazione aveva preso il posto della sicurezza nelle ultime settimane, con la flebile speranza che le energie sarebbero state catalizzate nel giorno in cui si decideva il destino. In o out, in paradiso all’inferno, ma il Napoli decide di morire, di arrendersi prima di iniziare. La partita con l’Arsenal inizia sostanzialmente come tutte le partite recenti. Il Napoli non ci capisce nulla. I primi minuti sono da incubo, la pressione avversaria, dal primo secondo di possesso azzurro, è asfissiante. Gli azzurri non sanno cosa fare, il centrocampo azzurro è martorizzato, giocherà metà tempo guardando indietro. I nostri punti deboli sono noti, sono i due terzini, ma questo Napoli è rotto ovunque sul campo. Anche la perla Fabian è una pietra di bigiotteria, davanti sono inutili, non riconosco nemmeno il costante Callejon. Due errori e due gol. Gli azzurri sono molli, sbagliano troppo, tengono anche troppo palla, due palle perse, una da Rui e l’altra da Fabian, condannano gli azzurri. Il primo pugno in faccia è di Ramsey, il secondo arriva grazie ad una deviazione di Koulibaly. Lo specchio inizia a frantumarsi sempre di più. Sembra un disastro, il Napoli potrebbe andare alla deriva.  Ma il risultato resta invariato e quando il Napoli ha l’occasione, alla fine del tempo, di rinfoltire le speranze, Insigne scaglia la palla oltre la traversa. Non può andare peggio, e per fortuna non andrà peggio, perché il Napoli rientrerà in campo con una veste diversa, giocherà un secondo tempo alla pari. Meret dimostra ancora una volta di essere un gran portiere, grida vendetta un contropiede azzurro, Zielinski arriva sulla palla, ma è alta. Il Napoli si salva in un paio di altre occasioni, per l’imprecisione avversaria. Il secondo tempo è degno del solito Napoli, ma è troppo tardi.

Come vedersi attraverso uno specchio rotto. Il Napoli è chiaramente rotto nella testa. I Capitoli precedenti di questa storia (i miei capitoli sulle partite precedenti) ci raccontano della necessità di una psicanalisi, che Ancelotti deve fare, avrebbe dovuto già fare e dovrà fare. E il secondo tempo fa ancora più rabbia, perché il Napoli dimostra che avrebbe potuto giocarsela dal primo minuto. Le nostre speranze sono state vanificate, il Napoli delle ultime settimane è il Napoli di questo momento storico. E non c’entra il mercato che ha tolto parte della panchina ad Ancelotti, cosa avrebbe potuto fare Rog? Su Hamsik non vedo responsabilità societaria, il giocatore ha fatto una sua scelta. Cosa sarebbe cambiato? Questa squadra e questi giocatori avrebbero potuto onorare meglio questa parte finale della stagione. Questo Napoli si guarda attraverso uno specchio rotto. La squadra è rotta, non si riconosce, ma si può intravedere ancora qualche cosa. Se la guardi dal punto giusto ha senso, tra le crepe, ti dà un’immagine nitida. Ed è proprio il Napoli che scende in campo nel secondo tempo. Lo specchio è rotto, ma tra le crepe c’è un Napoli che ancora può specchiarsi e vedersi bello. O c’è, quantomeno, un Napoli che può giocare come ricorda di poter fare, come ha fatto nel secondo tempo con l’Arsenal.

Le speranze sono quasi nulle, non credo ad una qualificazione, ma io credo in questa squadra, credo in Ancelotti, è il momento di iniziare ad incollare i pezzi, e pensare a come ricostruire tutto lo specchio, per rivedersi più belli di prima.

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