5 partite per il secondo posto e non solo

Mancano solo 5 partite alla fine di questo campionato. E il Napoli ha quell’unico obiettivo che potrebbe riportarlo ai gironi di Champions League, per il secondo anno di fila, e per la quarta volta durante il nuovo corso. Il passo falso con il Sassuolo ha complicato le cose, ma Sarri e i suoi uomini non possono non provarci, iniziando proprio con la sfida di Milano con l’Inter di Pioli.

Ma questo secondo posto può essere accompagnato da record che renderebbero ancora più bella l’eventuale impresa. 5 vittorie permetterebbero al Napoli di superare il suo record storico di vittorie nei campionati di Serie A a 20 squadre, i 25 successi otteuti da Sarri durante la scorsa stagione. E ancora, nel mirino ci sono le 6 sole sconfitte (ottenute durante le stagioni 2012/13, 2013/14, 2015/16 da Mazzarri, Benitez e Sarri). E a portata è anche il record del minor numero di sconfitte in trasferta, 4, ottenute da Benitez durante la stagione 2013/14. E’ ardua, ma ancora possibile, l’impresa del record di punti. Ne mancano 11 per raggiungere il record di 82 della scorsa stagione, 4 vittorie porterebbero Sarri alla conquista di questo nuovo record. Ma questo Napoli si è contraddistinto soprattutto per la potenza di fuoco. A 5 partite dalla fine ha segnato un totale di 77 reti. Il record azzurro di 80 reti è detenuto proprio da Sarri, grazie alle 36 perle di Higuain. Questo è un record che verrà superato quasi sicuramente, e di molto, grazie alle reti di Mertens, e a quelle di Insigne, di Callejon e di Hamsik.

5 partite per il secondo posto e per i record.

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Sassuolo – Napoli, la partita sbagliata del Napoli e quella di due tifosi

mertens_esultanza_sassuoloSembrava che il Napoli si fosse liberato da quei dannati errori, o meglio, quegli orrori, che sono costati tanti, troppi punti durante questa stagione. Sassuolo – Napoli è una storia sbagliata. Ci sbagliavamo. E lo svarione, l’incidente, lo strafalcione, lo sconsiderato passaggio all’indietro ritorna a ripresentarsi, e penalizza la buona prestazione azzurra contro il Sassuolo. Sì, perché il Napoli domina come al suo solito la partita. Va in vantaggio con una grande azione propiziata proprio dall’autore dell’errore, Hamsik, che allarga verso Callejon, che a sua volta centra in mezzo all’area Mertens. Il belga deve solo saltare e arcuarsi quanto basta per insaccare, per poi esultare in maniera veemente insieme ai suoi tifosi. Non è la migliore partita di Hamsik, lo slovacco è incerto, non è nel pieno delle sue forze, ma è artefice di un’apertura che può partire solo dai suoi piedi, un’apertura che incrina la difesa alta del Sassuolo, e crea gli spazi che Callejon e Mertens sfruttano alla grande. Ma Hamsik è pronto a scrivere una storia sbagliata. Hamsik è gioia e dolore per i colori nostrani. Ad un certo punto decide di servire Reina di testa, ma il suo retropassaggio è un assist miracoloso per Berardi. La difesa azzurra non può nulla, e l’incolpevole Reina è battuto. La storia si ripete, e ritornano alla mente gli orrori di Jorginho durante il suo periodo nero contro Benfica, Besiktas e Milan, e ancora Ghoulam contro la Juve, il maldestro passaggio di Albiol col Benfica, lo smemorato atteggiamento di Koulibaly contro la Roma, o la sufficienza di Chiriches con la Sampdoria al San Paolo. Alcuni di questi errori sono costati dei punti importanti. E le dinamiche mentali per una squadra come il Napoli, non ancora al top, ne risentono. Il Sassuolo passa in vantaggio. Addirittura. Dopo un calcio piazzato, la difesa azzurra si schiaccia. Gli azzurri lasciano libero Mazzitelli, che può colpire una seconda palla, indisturbato. Fortunatamente il Napoli riesce ad agguantare quantomeno il pareggio, grazie al ritorno al gol di Milik, su un’azione da calcio d’angolo, settimo gol da corner, decimo in stagione da calcio da fermo per il Napoli.

E’ un misero pareggio. Ancora punti persi, ancora dopo partite nelle quali il Napoli avrebbe meritato di più, ancora con il Sassuolo (4 punti persi), come con l’Atalanta (6 punti persi). Il Napoli getta alle ortiche una partita che aveva sbloccato e avrebbe potuto condurre lungo i giusti binari. Cade sulle proprie incertezze, grazie allo smemorato di turno (questa volta Hamsik) o ad una cattiva applicazione sulle seconde palle. Da aggiungere che lo stesso Damato, dalla condotta di gara all’inglese, non vede un fallo da rigore su Mertens, che avrebbe potuto far sbloccare il risultato già nel primo tempo. La corsa al secondo posto si complica, è l’unico obiettivo rimasto, e si allontana. E’ inutile recriminare, inutile mandare alla gogna l’Hamsik o il Reina di turno. Ora sopravvive un unico obiettivo, a fine stagione si analizzerà tutto quello che di buono è stato fatto, tanto, e ciò che va migliorato, per aumentare le speranze di ottenere qualche cosa in più di un terzo o di un secondo posto.

padre_e_figlio_gifMa col Sassuolo si sono svolte due partite. Una è quella che vede due squadre confrontarsi, da un lato il Sassuolo e dall’altro il Napoli. E poi c’è quella di Paolo Cannavaro, napoletano e tifoso del Napoli. Anche la sua è una storia sbagliata. E’ sbagliata perché qualcuno lo ha ingiuriato, perché reo di aver fatto il suo lavoro. La sua è una storia sbagliata perché da tifoso del Napoli, deve giocare contro il Napoli, anche a malincuore. La sua è una storia sbagliata che si dimostra essere la più bella della giornata, più significativa di tutto il resto. La sua è la storia di un figlio, raccattapalle al Mapei Stadium, che con una maglia verde corre verso Mertens, per festeggiare il gol. La sua è la storia di un padre che al gol della sua squadra (il Sassuolo) non esulta e torna a testa bassa verso il centrocampo. La sua è la storia di un professionista, la sua è una storia di un tifoso azzurro.

 

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Napoli – Udinese, il 3 come perfezione, il primo numero primo e i fantastici 4

Allan_esultanza Contro Lazio e Udinese il Napoli è una squadra sicura dei propri mezzi, che non inciampa, che va dritto per la sua strada, e fa una poltiglia gli avversari. La macchina (quasi) perfetta di Sarri è uno schiacciasassi che cerca di approfittare dei passi falsi della Roma e riesce ad allontanare le inseguitrici. Tutte le più prossime inseguitrici (Lazio, Atalanta, Milan e Inter) non vanno oltre il pareggio. Il Napoli ha quasi tra le mani la coda della lupa giallorossa (a 2 punti), e tiene a 9 punti la Lazio, quarta in classifica. Dopo i 3 gol in casa della Lazio, il Napoli si ripete al San Paolo. Ancora 3 gol, ancora la sensazione che non ce ne sia per nessuno. Viviamo il 3 come perfezione, come quella del Napoli, come quella della creazione di Sarri. Il primo tempo è bloccato, l’Udinese si chiude, e ha una sola trama tattica. Tenta, come farà per buona parte dell’incontro, di trovare la torre Zapata, calamita di palloni, e bravo a lottare e farsi valere tra i difensori avversari. Nel primo tempo il colosso le prende quasi tutte, nella seconda frazione i difensori azzurri gli prendono meglio le misure. Ma questo equilibrio nel risultato non può durare ancora. Il Napoli ne fa 3, grazie al suo gioco, al piedino di Insigne, all’uomo ovunque presente Hamsik, ai guizzi di Mertens, alla mente di Jorgingo, alla puntualità di Callejon. Il primo gol è merito di un assist illuminante di Jorginho che serve solo soletto Mertens. E’ bravo Hamsik a trascinarsi uno dei centrali dell’Udinese, lasciando Mertens solo con un uomo alle sue spalle. Per il belga è un gioco da ragazzi battere a rete a fil di palo. Il secondo viene realizzato grazie alla caparbietà di Mertens, che recupera un pallone in scivolata, e ad Allan, che taglia la difesa avversaria, e segna il suo quarto gol in azzurro, primo in stagione. E’ il suo primo numero primo, il suo primo gol in stagione, che festeggia senza esultare, in onore alla sua ex squadra. Chiude i giochi Callejon. Lo spagnolo arriva a 201 presenze e 58 reti con il Napoli. L’unico grosso rischio viene da un’incornata di Zapata, che coglie il palo.

Nelle ultime 5 partite di campionato, fatta eccezione per il pareggio con la Juventus, il Napoli ha sempre segnato 3 gol. Nelle ultime 21 gare di campionato ha perso solo con l’Atalanta. Sempre in campionato, è la partita numero 23 nella quale il Napoli segna almeno 2 gol, è la partita numero 14 nella quale ne segna almeno 3. Con il gol di Callejon, sono in quattro gli azzurri in doppia cifra in campionato, lo spagnolo è in compagnia di Mertens (21), Insigne (14) e Hamsik (11). Come i 4 dell’apocalisse, i 4 azzurri sono funesti e devastanti, come una punizione divina. Questo Napoli segna con copioni ripetitivi, a dimostrazione di uno studio imparato e messo in pratica a memoria. Ma dimostra di poter arrivare al gol in vari modi. E sono svariati i giocatori che vanno in rete. Durante la scorsa stagione spesso si è guardato con sospetto e quasi con un senso di superiorità al fatto che la maggior parte dei gol del Napoli venissero segnati dall’accentratore Higuain. Quest’anno, accade la stessa storia alla Juventus, dove Higuain, pur non ripetendo la stagione prolifica azzurra, arriva a quota 23 in campionato, e pur non arrivando alle percentuali azzurre, segna il 36% dei gol della sua squadra.

Il cammino è spedito, l’obiettivo è superare la Roma.  Gli impegni azzurri sembrano più semplici e la Roma non è il rullo compressore di qualche settimana fa. Ma questo non deve far abbassare la guardia.

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Lazio – Napoli, Juventus e Lazio sono tappe importanti per puntare in alto

Insigne_esultanzaLazio – Napoli arriva dopo il doppio incontro con la Juventus, che lascia il Napoli fuori dalla finale di Coppa Italia. Ma, grazie ad una vittoria ed un pareggio, dà forza e morale agli azzurri. Le due partite con i migliori di tutto il campionato hanno certamente lasciato l’amaro in bocca agli azzurri e a Sarri stesso. Ma il Napoli ha dimostrato di poter essere all’altezza, di avere sicuramente strada da fare, ma di poter diminuire il gap con i primi della classe. Ma ancora manca qualche cosa. Manca l’attenzione a mille sempre, manca la capacità di gestire le partite per tutti i 90 minuti.  Con la Juventus il Napoli dimostra ancora una volta di saper giocare il più bel calcio della penisola, tanto spagnolo, tanto tiki taka, fatto di possesso e precisione. Ha tenuto testa alla Vecchia Signora, anzi di più. Ma esce dalla coppa nazionale, perché tutta questa bellezza ancora non basta. E con la Lazio poteva essere un incontro ostico, che avrebbe potuto mettere in evidenza i limiti azzurri, e palesare il calo di concentrazione, dopo le estenuanti fatiche psico-fisiche dei giorni precedenti. E invece no. Sono pochi i pericoli per Reina. Il Napoli gioca e gestisce. Va in gol con Callejon, grazie ad un Hamsik padrone del campo, che prima si inserisce tra le linee e poi trova lo spazio per servire il solito e puntuale Callejon. Lo spagnolo può festeggiare il dodicesimo gol stagionale (ricordiamo i suoi 10 assist in stagione, fonte WhoScored), ma soprattutto la sua presenza numero 200 coi colori azzurri. Chiuderà i giochi Insigne, con una doppietta che lo porta a 16 gol in stagione. E’ la sua migliore stagione in termini realizzativi. Lo scriviamo ancora, lo scrivo ancora, non è stato mai così prolifico, non è stato mai così decisivo sotto porta. Il primo gol è un’invenzione di Allan, che lo mette tutto solo davanti al portiere laziale Strakosha. Lorenzo segna dando sfogo alla sua furbizia. E infine, lo stesso Insigne fa partire un contropiede, e grazie ad un cross di Milik, e l’assist gentile di Zielinski, può segnare il terzo gol della partita. La Lazio spingerà nella seconda frazione, forzerà la difesa azzurra, proverà l’arrembaggio, costringe anche Insigne ad un miracoloso recupero sulla sua linea di porta. Ma la partita si chiude sullo 0 – 3, proprio con il secondo gol di Lorenzo, siglato nei minuti di recupero.

Il Napoli risponde presente contro l’inseguitrice, la lascia a 7 punti e tiene il passo della Roma. Continua la sua striscia di imbattibilità esterna, non perde dalla sconfitta con la Juventus di fine ottobre. Non perde da ben 9 gare esterne di fila (8 vittorie ed 1 pareggio). E eguaglia il record di Benitez del maggior numero di vittorie esterne, 10, record che presto migliorerà. Mancano 7 gare per l‘unico obiettivo rimasto, il secondo posto, o per conservare quantomeno il terzo. Il Napoli cresce, e trae lezioni dalle “sconfitte”. La strada del miglioramento è possibile, e il Napoli parte da Juve e Lazio, due prove della maturità azzurra. Juventus e Lazio sono tappe importanti per puntare in alto. Non resta che godersi il gioco azzurro e le gioie delle prossime partite, e attendere la fine di questa stagione, per capire cosa potranno fare Sarri e de Laurentiis per continuare su questa strada, la strada per puntare in alto.

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Napoli – Juve, i due punti di vista di Gennaro e Ciro, separati da due passioni inconciliabili

Gennaro e Ciro si incontrano per vedere Napoli – Juve, sono grandi amici, ma sono separati da due passioni inconciliabili, Gennaro è tifoso del Napoli, Ciro dei bianconeri. Il primo, fiero partenopero, e fiero tifoso del Napoli, ha sofferto e sa cosa sia la sofferenza, e apprezza tutte le gioie che questo Napoli gli regala. Dopo anni non riesce a capire come l’amico possa tifare per quelli là, li chiama così. Non lo capisce. Ciro ha carpito questa passione del padre, è cresciuto con i colori della Vecchia Signora, è un fedelissimo, è uno di quelli dei 34 sul campo, di quelli per i quali calciopoli è stata un accanimento.

Vedono la partita assieme, hanno deciso di vederla a casa di Gennaro.

Gennaro è speranzoso, d’altronde sa che il San Paolo è ostico per la Juventus, nei precedenti 11 incontri a Fuorigrotta (dal 2006), il Napoli ha perso solo una volta, vincendo 6 volte e pareggiando in 4 occasioni. Ha fiducia nel vate Sarri, in Hamsik e compagni. E’ solo un po’ preoccupato, perché Reina non sarà della partita, e Rafael ha illuminato in pochissime occasioni. Dal canto suo, Ciro è sicuro della forza della sua squadra, gli uomini di Allegri sono i pluricampioni d’Italia e si accingono a vincere anche questo campionato. Lo vinceranno quasi a mani basse. Sono i più forti, e anche quando giocano male, vincono, perché un po’ di riffa, un po’ di raffa, grazie alla loro solidità difensiva, riescono a perdere raramente.

Lo stadio è festante, e Gennaro è orgoglioso. Ciro, invece, insiste sulle polemiche del prepartita, l’accoglienza di Higuain, i fischi verso il Pipita.

La partita inizia, e la Juventus va subito in vantaggio, Ciro esplode, Gennaro si abbatte. Lo stadio si ammutolisce, il gol è inaspettato. Gli azzurri si distraggono perché vedono una spinta di Higuain su Albiol, e poi vanno molli su Khedira, che taglia la difesa azzurra come il burro. Poi la sponda di Pjanic, è il vantaggio di Khedira, Rafael non può proprio nulla.

Ma il Napoli non si fa abbattere, prende in mano la partita, con la sua rete di passaggi, il tiki taka alla napoletana, il giro palla per cercare uno spiraglio. Gennaro incita i suoi, mentre Ciro comincia a temere. Il Napoli cerca il buco, ma la difesa juventina è un fortino. Il 442 juventino può essere una roccaforte. Il Napoli cerca il cross di Insigne, e gli spazi giusti. Ci provano Hamsik in due occasioni, Mertens e Insigne.

Gennaro si danna per le occasioni sprecate, il Napoli crea, Sarri può essere soddisfatto, ma non finalizza. Ciro ha temuto, ammette che il Napoli è bello, ma spara a salve. Quasi sottovaluta tanta bellezza, e il dominio azzurro. Si giova, invece, dell’arcigna difesa bianconera.

Il copione del secondo tempo è lo stesso. E ancora e quasi solo Napoli. Il Napoli è in completo possesso dell’incontro, tiene palla, la fa circolare, è quasi sempre nella metà campo avversria, pressa in cerca del recupero della palla, continua a provarci, sempre con i suoi ritmi. Insigne prova il suo tiro a giro. Che occasione. Il tiro è fuori da poco. Maledizione. Gli azzurri si disperano ancora, e si dispera Gennaro, Ciro tira un sospiro di sollievo. Ma manca poco, e gli umori dei due amici cambieranno. Arriva un gol, un tiro di Mertens viene respinto, e Callejon gonfia la reta. Ma è in chiara posizione di fuorigioco. Gennaro pensa che la palla non voglia proprio entrare, Ciro inizia a convincersi di poter espugnare il San Paolo, e poter burlarsi dell’amico Gennaro.

Hamsik_esultanza_juveMa Ciro e i suoi devono fare i conti con il gioco azzurro e la classe dei campioni di Sarri, che riportano il risultato sull’equilibrio. Insigne fraseggia sulla sinistra, gli azzurri giochicchiano come al solito, sembrano quasi innoqui con quei passaggi continui a 2 metri. In queste fasi il Napoli agisce proprio come quel detto napoletano “dicette ‘o pappecio vicino ‘a noce: damme ‘o tiempo ca te spertoso”, o se preferite il “sin prisa pero sin pausa” di Benitez. Piano piano. Poi l’accelerazione. La tempesta in un mare piatto e calmo. Jorginho serve Hamsik tra le linee, Mertens viene indietro e riceve dal compagno. Nel frattempo gli juventini vengono attratti dal pallone e da Hamsik, che scompare e ricompare oltre i difensori avversari. David Copperfield gli fa un baffo. Mertens lo vede con la coda dell’occhio e lo serve quasi senza guardare. Hamsik è solo, gli juventini alzano la mano in cerca di un fuorigioco che non c’è, Ciro alza la mano. Gennaro non vede il braccio di Ciro, pensa solo al capitano, altrimenti avrebbe urlato all’amico il giusto e meritato epiteto. Gennaro è in attesa del tocco di Hamsik, che senza stoppare, tira col piattone. Buffon battuto, Hamsik corre verso la curva, il leone azzurro ruggisce e si batte i pugni sul petto. Gennaro esplode, Ciro si ammutolisce.

La Juventus tenta delle timide capatine nell’area azzurra, ma è il Napoli che ha ancora occasioni, Zielinski fa l’Insigne della situazione e serve Callejon, bravo a farsi trovare oltre i difensori avversari, ma è troppo defilato e il suo colpo di testa non trova nessuno.  Nel finale le due squadre sembrano accontentarsi.

Gennaro è soddisfatto dei suoi, avrebbe voluto di più, ma ha ammirato il bel gioco azzurro, se ne vanta con l’amico, che gol di Hamsik, che azioni, quanti pericoli per la Juventus. La Juventus ha giocato da provinciale, ha avuto e ha paura di questo grande Napoli. Sarri è il fuoriclasse di questa squadra e ha insegnato il calcio che ci invidiano tutti. In fondo in fondo, ce lo invidiano anche gli juventini, anche se non lo ammettono. Ciro è soddisfatto del punto guadagnato. Per lui il bel gioco conta poco, l’importante è vincere, non conta come, anche facendo di necessità virtù. L’importante è il fine, e non il modo, anche se si viene a Napoli per difendersi, anche se sono i primi in classifica. Si adattano, conquistano un punto difendendo bene, ma anche con un po’ di fortuna e grazie all’imprecisione avversaria.

I due si rivedranno tra tre giorni, è in programma il ritorno della semifinale di Coppa Italia. Gennaro spera nel miracolo, nell’impresa, e dopo questa partita è ancora più speranzoso, Ciro, forte del risultato dell’andata è tranquillo, è sicuro di sé, sa che fare 3 gol a questa Juventus è difficile.

Il Napoli ci deve provare, con tutte le sue forze, conoscendo i suoi limiti, cercando di andare oltre questi limiti, insistendo col suo gioco, non lasciando nulla al caso. Gennaro lo sa, sa che è difficile, ma sogna, ci spera, la finale di Coppa Italia sarebbe un premio per il gioco azzurro. Sa che la sua squadra gioca un calcio migliore di quella di Ciro, che però vince, ed alla fine forse è quello che conta veramente. Ma Gennaro sogna, pensa che tutto sia possibile. Con questi ragazzi tutto può essere possibile, per poter sognare, far sognare, rallegrare i tifosi tutti, non solo col bel gioco, ma con una grande vittoria. Una vittoria potrebbe regalare il giusto premio a questa squadra e a Sarri, il passaggio del turno, e chissà, l’agognata coppa. Non fornirebbe le stesse emozioni di uno scudetto, quella è una cosa diversa, ma sarebbe un traguardo importante per Sarri, per questo Napoli e per i tifosi.

I due amici possono esultare.

Gennaro urla: “Forza Napoli Sempre”

Ciro farfuglia qualcosa che non si riesce a decifrare: “……”, qualche cosa che non posso scrivere.

P.S. Ho usato dei nomi stereotipati, era il modo più efficace e veloce per identificare i due napoletani, tifosi di Napoli e Juventus.

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