Liverpool – Napoli (Capitolo 21), tra l’amarezza e la consapevolezza c’è Mario Rui

Nap-Live-107L’amarezza. Un giorno di amarezze, la sconfitta all’Anfield, 1 – 0, uno dei pochi risultati che avrebbe condannato la squadra di Ancelotti. C’è l’amarezza per una sconfitta, una sconfitta decisiva, un pugno in faccia, sperando in una vittoria o un pareggio, o ad una sconfitta per 1 – 2 o 2 – 3. L’amarezza di aver concesso forse troppo nel primo tempo. L’amarezza di 2 errori madornali. Il gol è un regalo della coppia Mario Rui e Ospina. Il primo si lascia sfuggire Salah, l’egiziano è un fenomeno, sia chiaro, ma il portoghese sbaglia tutto, non può far girare l’avversario in quel modo, non può abbandonare il contatto in quel modo, completa l’opera il solito “battesimo” della palla di Ospina, che si fa “cresimare” tra le gambe. L’amarezza di un giallo che poteva essere rosso. L’amarezza di un giallo che poteva e doveva essere rosso, un fallo che forse mina la partita di Mertens. L’amarezza di non aver vissuto la miglior giornata di Hamsik e Insigne. L’amarezza di aver sprecato malamente occasioni decisive, errori che non ti vengono perdonati a questi livelli. L’amarezza di averci provato nel secondo tempo, ma di aver incontrato il “no” della Dea Bendata, e il “no” di Alisson, che mura il colpo di Milik, entrato nel finale, entrato bene nel finale. L’amarezza di aver visto un mirabolante Koulibaly e un santifico Ospina, migliori in campo, per una sconfitta amara. C’è l’amarezza per alcuni errori determinanti compiuti durante questa competizione, ma evitabili: il pareggio all’esordio (Capitolo 5) e il gol concesso a Di Maria (Capitolo 12)

La consapevolezza. L’amarezza ci sta tutta, per un’eliminazione arrivata su un campo difficile, forse sul campo più difficile. E arriva dopo il bel Napoli, il bello di notte, forte con i forti, e sempre indomito. Ed ecco che l’amarezza diventa consapevolezza. La consapevolezza, appunto, di aver guardato i forti negli occhi, di aver giocato alla pari con il Liverpool (Capitolo 9) e il PSG (Capitolo 12 e Capitolo 15), quelli che avranno più chance di vincerla la competizione. La consapevolezza di essere consapevoli di noi stessi. La consapevolezza di essere forti, molto più forti di quanto il nostro budget economico ci permetta, grazie alle scelte societarie, e al lavoro di allenatori consapevoli delle loro idee. La consapevolezza di aver scoperto un Ospina da mettere in cornice, con i suoi pregi e i suoi difetti. La consapevolezza di aver rivisto un campione, un muro difensivo, la montagna K2, anche ieri. La consapevolezza di ritrovare vecchie certezze e novità piacevoli. La consapevolezza di poter pensare di giocarsela, anche se il divario economico non potrà mai essere colmato. Forse un giorno lo colmeremo, o forse troveremo le giuste condizioni per arrivare dove mai nessun tifoso del Napoli è arrivato. C’è la consapevolezza che il Napoli è una macchina rombante, ma senza dimenticare che altre macchine, sul lungo periodo, arriveranno più lontane di noi.

Il pomo della discordia. Ma tra l’amarezza e la consapevolezza c’è Mario Rui. L’amarezza per il suo errore, decisivo in una partita come questa. L’errore pesa e qualcuno lo ha messo sulla graticola. Ho letto di tutto. Lo vogliamo impiccare? Non mi piace la violenza, anche quella verbale, non mi piacciono gli insulti, mai. Vivo l’amarezza di sentire e leggere gli insulti. Ma c’è una consapevolezza personale: Mario Rui non è un disastro, ma palesa delle incertezze che possono essere determinanti. Ieri sera era chiaramente il punto debole della difesa, sebbene abbia mostrato impegno. Il Ghoulam in piena forma è superiore al portoghese, su questo non c’è dubbio, lo aspettiamo, perché l’algerino cambierà il Napoli su quella fascia, e lo ha già dimostrato all’esordio con il Frosinone (Capitolo 20). Io voglio essere cauto. A certi livelli Rui va chiaramente in difficoltà, ma poi dimostra in altri contesti di essere più utile e non si dimentica di poter servire anche assist. Tra l’amarezza e la consapevolezza non crocifiggo Mario Rui, lo valuto in base ai suoi valori. Per il resto, attendo il nuovo Napoli nella nuova versione europea.

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