Sampdoria – Napoli (Capitolo 3), uno strappo col passato riuscito a metà

 

Questa storia era iniziata con i miei elogi per il pragmatismo Ancelottiano, che ha saputo cambiare le cose a piccoli passi, senza stravolgimenti, lasciando il modulo inalterato, mantenendo tanto della precedente gestione, ma apportando piccoli cambiamenti, che si sono palesati pian piano (leggi il Capitolo 1). La partita dove questa trasformazione è sembrata più consistente, contro la Sampdoria, ha visto la caduta dei giganti, che si erano già rialzati, risorti come un’araba Fenice (leggi il Capitolo 2) .

Samp-Nap-77Sampdoria – Napoli inizia con una novità, Hamsik e Callejon si siedono in panchina, in campo Diawara e Verdi. Ancelotti ha tutto il diritto di mostrare che la rosa è ampia e tutti meritano spazio. E’ il primo segnale di rottura forte della sua stagione, come a dire, si cambia registro, non ci sono gli intoccabili, ci sono io e poi tutti voi, e tutti avranno spazio. Sul campo si inizia con l’ennesimo approccio sbagliato azzurro, e il Napoli finisce il primo tempo sotto di 2 gol. La colpa non è certamente del doppio cambio, gli azzurri sono sfilacciati, perdono le misure quando tentano di allargarsi, cercano di cambiarsi nel gioco, ma sono distratti, non si riconoscono. Si fanno prima infinocchiare da un contropiede, non si può concedere un contropiede perdendo palla dopo aver battuto un calcio d’angolo. Il raddoppio arriva ancora a difesa non schierata, mentre la difesa azzurra rincula. Ci si mettono anche due deviazioni che spiazzano gli azzurri. E’ il peggior inizio del Napoli, peggio dei pur negativi esordi con Lazio e Milan. L’impressione, verificata poi nel secondo tempo, è che questa volta sarà dura rimontare, i segnali sono disastrosi. Ho la sensazione che il Napoli abbia tentato uno strappo tecnico maggiore dal passato, e che questo non sia riuscito, i nostri sembrano confusi.

Inaspettatamente arrivano 2 cambi ad inizio secondo tempo, e le decisioni sono forti. Il messaggio è forte e va ad Insigne e Verdi (al mister non saranno piaciute delle scelte forzate di Insigne, che è abbastanza impalpabile). I due vengono sostituiti da Mertens e Ounas. Non è piaciuta l’attitudine azzurra, il mister e gli azzurri avevano preparato movimenti che non sono stati messi in atto (Ancelotti farà dichiarazioni in merito nel dopo partita). Vuole dare una smossa. E’ anche questa una piccola rottura. Tutti devono sapere che c’è qualcuno che scalpita in panchina e può subentrare. Il mister ha provato a risolverla con i cambi, mettendo forze fresche ed imprevedibili. Il Napoli cambia, è più aggressivo, l’attitudine è quella giusta, ma non basta, gli azzurri hanno delle occasioni, ma sono imprecisi. Il Napoli non si fa mancare nemmeno il solito gol dell’ex. Quagliarella fa la magia di tacco, e chiude la partita. Sorprende nel finale la sostituzione di Rog per Diawara, tutti si sarebbero aspettati qualche cosa di diverso. Si salvano in pochi, sono 2 le note positive: Allan è mastodontico (è una costante positiva di questo Napoli) e Ounas premia la scelta del mister (questa è la novità di giornata). E’ veramente difficile fermare il giovane azzurro, che dimostra di essere una nuova arma, che pensavamo di non avere (Sarri non lo aveva mai considerato).

Il Napoli vive chiaramente un po’ di confusione, che materializza in una poca attenzione e una scarsa convinzione, che lo hanno penalizzato nei primi tempi di questo inizio di stagione. Colpa degli uomini e del mister, non c’è scampo. Se la strada è abbandonare (anche solo parzialmente) i tocchetti a pochi metri, per arrivare ad un gioco più ampio, come proprio con la Sampdoria è emerso, più che nelle altre partite, il Napoli ha per ora fallito, sfilacciandosi troppo, perdendo le misure, e perdendo centimetri su contrasti e seconde palle, subendo ben 6 reti. Ma le statistiche azzurre sono molto peculiari. Nelle prime 3 partite di questo campionato, questo Napoli ha concesso solo 6 tiri nello specchio della porta, tutti in rete. Porta alla mente il Napoli di Benitez, che mostrava ottime statistiche difensive e concedeva pochi tiri nello specchio della porta, ma alte percentuali di realizzazione (qualche cosa di simile era successa anche con Sarri).

Dopo un’apparente fase di lenti cambiamenti sembra che si sia voluto dare uno strappo col passato riuscito a metà. Una sconfitta è nell’ordine delle cose, soprattutto lungo un percorso di cambiamenti dentro e fuori del campo. Quindi le solite critiche “feroci” che si leggono su social e carta stampata sembrano onestamente fuori luogo. Macerie e giocattoli rotti lasciateli nelle discariche. Il primo Napoli di Sarri, dopo 3 partite, fece peggio di questo Napoli (solo 2 pareggi e 6 gol subiti). Quel Napoli seppe riprendere se stesso, anche attraverso dei cambi nel modulo, spetta ad Ancelotti qualche cosa di simile. Ebbene, l’obiettivo è capire il motivo di questi approcci sbagliati, e lavorare sull’attenzione e la propensione azzurra. La pausa aiuterà il mister e i suoi uomini.

Anche su Il Mediano Sport.

 

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