Ho visto e vissuto Sarri, ma vedrò e vivrò ancora….

Ho visto e vissuto un uomo onesto, spontaneo, con un’idea in mente, un’idea applicata al calcio, napoletano nonostante sia vissuto altrove, difensore di Napoli e del Napoli, esagerato nei modi, folkloristico nelle esternazioni, un maestro di calcio, deciso nelle sue idee, monolitico nell’idea di calcio, ma nonostante le apparenze non fondamentalista nella preparazione della partita. Ho visto e vissuto Maurizo Sarri.

Ho visto e vissuto un’esperienza di calcio indescrivibile, fatta di gioco collettivo, che ha inteso l’individualismo e la tecnica individuale come espletamento delle idee di gioco, come tramite e finalmente come tocco finale della bellezza.

Ho visto e vissuto la compattezza poco fermionica. Sapete, in fisica esiste il Principio di Pauli, le particelle che costituiscono i corpi che tocchiamo sono fermioni, più di un tot di queste particelle in volume limitato non ce ne possono stare. Sarri è andato oltre, superando le leggi della fisica, costruendo una squadra compressa in un fazzoletto di campo, alta con la difesa, sul centrocampo, stretta con centrocampisti ed attaccanti, e stretta lungo la trasversale. La densità azzurra è esempio di azione collettiva. Se hai densità puoi recuperare facilmente la palla e ripartire, dai la possibilità al tuo compagno di avere sempre più di una linea di passaggio.

Ho visto e vissuto il pressing collettivo. Ho visto e vissuto movimenti coordinati di punte e centrocampisti, alla ricerca del pressing coordinato, per non dar respiro agli avversari, soffocarli con le mani alla gola, togliere loro l’aria per indurli all’errore. E’ solo in questo modo che puoi permetterti la difesa alta, soffocando l’avversario quando la palla è scoperta, puoi alzarti e mettere in difficoltà gli avanti avversari.

Ho visto e vissuto geometrie taletiane. Ho visto e vissuto la perfezione delle forme geometriche, triangoli che si susseguono sul campo di gioco, dai e vai, scambi tra difensore e mezzale, tra mezzale e regista, tra punta in appoggio e centrocampisti. Ho visto forme geometriche, che formavano una rete distribuita su tutto il campo, che avvolgeva gli avversari e li stritolava, li intrappolava come dei pesci.

Ho visto e vissuto fluidità e velocità. Ho visto una squadra fluida come il mare e veloce come un’onda alta 100 metri. L’idea di gioco si espleta con un tocco e via, continui passaggi, anche fastidiosi, scambi veloci, rari individualismi, a costruire una rete di passaggi, fino all’area avversaria. Ed ecco che la rete azzurra si propaga come un’onda azzurra, uno spettacolo bello come il golfo di Napoli e violento come uno tsunami. L’onda distruttiva, che parte dalla difesa, per disporsi nel miglior modo rispetto al possesso di palla avversario, per poi scattare e propagarsi fino al portiere.

Ho visto e vissuto il lato forte e quello debole. Nel calcio il lato debole è fondamentale. Sposti gli avversari da un lato, dove costruisci, e poi ribalti il gioco dove la densità degli avversari è logicamente più bassa. Insigne che lancia e Callejon che si inserisce sul lato debole è uno dei movimenti più riusciti di questo Napoli, già con Benitez, e ancora di più con Sarri.

Ho visto e vissuto la mente azzurra. Ho visto e vissuto un Napoli che passava per il piede di Jorginho, regista essenziale, semplice, col passaggio a pochi metri, ma fondamentale tramite per la trama azzurra.

Ho visto e vissuto l’exploit di Ghoulam, il Mertens goleador, l’Allan moto perpetuo, gli sprazzi di Diawara, gli sprint di Zielinski mezzo titolare, gli inserimenti dello spanish sniper Callejon, il piedino di Insigne, i record di Hamsik, il sinistro e la testa di Milik, la difesa granitica, la testa di Albiol e il cuore indomito di Koulibaly, la scoperta Mario Rui, Christian Maggio che è storia di professionalità, il piede e il carisma di Reina, la furia di Rog, forse ne ho dimenticato qualcuno. Sì, ho dimenticato il record di gol in Serie A di Higuain di un po’ di tempo fa.

Ho visto e vissuto gli schemi di Sarri. Ho visto e vissuto i gol da calcio d’angolo, un Napoli che è andato migliorando nella specialità, grazie agli angoli dei terzini, i movimenti in area, la diagonale, i blocchi, il trascinamento della difesa verso il primo palo, lasciando uno dei nostri difensori a giocarsi l’uno contro uno con gli avversari. Ho visto difensori stagliarsi sugli avversari, ho visto il gol di Koulibaly alla Juve. Ho visto la squadra migliore sui calci d’angolo, in assoluto, che ha dimostrato di saper convertire efficacemente il numero di corner calciati.

Ho visto illuminismo e romanticismo. Ho visto la materializzazione delle idee, il razionale, la mente illuminista, negli schemi, nei movimenti, nello studio del calcio. Ma ho anche visto un Napoli romantico, che ha saputo superare i propri limiti, vincere in difficoltà, col cuore e la passione. Ma pur superando se stesso, questo non è bastato.

Ho visto e vissuto Sarri, da casa, dal San Paolo, a pochi chilometri o a migliaia di chilometri, mi sono vantato del calcio di Sarri, ho ammirato le gesta azzurre, i gol, i passaggielli, la velocità, la fluidità, il cuore e la mente azzurra.

Ho visto e vissuto Sarri e il suo calcio, ora che va via, ci lascia un magone nel cuore, va via per altri lidi e per ben altri successi. Il popolo napoletano spera questo per lui, spera il meglio, perché Sarri sarà sempre uno di noi, sarà sempre quell’uomo che ci ha dato il miglior Napoli di sempre, il Napoli dei record, il Napoli della bellezza assoluta.

Ma la storia di questa società non finisce qui. Ci sono stati molti inizi e molti finali. I cicli iniziano e finiscono, è il corso naturale della vita e delle storie di calcio. C’era l’attesa per il successore. Scelta difficile, perché chiunque avrebbe sfigurato al confronto dell’amato Maurizio. E invece, De Laurentiis è stato capace di una rivoluzione inaspettata. Sceglie il migliore sul mercato, uno dei migliori di sempre, Ancelotti, un nome evocativo di successi da giocatore e allenatore, vincente in più nazioni, perfino in Italia. Inaspettato colpo di scena, inaspettato, per la realtà di Napoli. Inaspettatamente un uomo del calibro di Ancelotti dà credito a questo Napoli, dà credito al tanto bistrattato De Laurentiis. Merito di questo Napoli, merito del presidente, che forse zittisce molti critici a vuoto che hanno dato aria stantia alle loro vuote parole. Ancellotti è il migliore che si potesse prendere. Ma possiamo andare oltre nei commenti. Questo è un colpo di scena del miglior film, e non ci rendiamo ancora conto delle implicazioni di questa scelta. De Laurentiis tenta ancora una volta di affacciarsi sul palcoscenico europeo, sui campi e fuori dai campi. Si aprono anche le porte di alcuni profili di giocatori, prima più lontani (senza però dimenticarsi delle potenzialità economiche del Napoli, che non sono cambiate). Si apre un nuovo mondo, si apre il mondo di Ancelotti. Nulla è scritto, e nessuno può dire se Ancelotti riuscirà in quello che è riuscito a Sarri, ma il Napoli fa la sua prima scelta da subito ed è la migliore possibile.

Ho visto e vissuto Sarri, ma vedrò e vivrò ancora….

Anche su Il Mediano Sport.

 

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