Napoli – Manchester City, le certezze del presente e le incertezze del futuro

Napoli-Manchester-52ba-esul-jorginhoLa certezza del gioco e delle “facce di cazzo”. Il Napoli non supera il Manchester City nemmeno in casa, nella bolgia del San Paolo, nonostante l’ottima prestazione, che fa il paio con quella di 2 settimane prima. Il Napoli è al completo, e rispetto alla gara d’andata, approccia talmente bene la partita che Guardiola parlerà di dominio assoluto nei primi 20 minuti, elogiando ancora una volta la creazione di Sarri. Il tecnico spagnolo dirà di più, affermando che in questo momento il Napoli è la squadra più forte al mondo negli spazi stretti. Il Napoli è padrone del campo per tutta la prima mezzora, è sfrontato, è spavaldo. Gli azzurri hanno le “facce di cazzo”. Il City può fare poco, è bloccato nella propria metà campo, è un leone in gabbia, nemmeno i cambi tattici di Guardiola aiutano più di tanto i suoi uomini.

L’incertezza (o certezza) del fato avverso. Il fato può sorridere o andarti contro, dal punto di vista scientifico è semplicemente statistica, ma forse è più romantico pensare ad una dea bendata che punta il dito. Il City è troppo forte, il Napoli tiene testa elegantemente, ma basta poco per spostare gli equilibri. Ghoulam si infortuna, entra Maggio e Hysaj va sulla sinistra, e il Napoli subisce il colpo, mentale, e forse tattico, sembra che non sappia più cosa fare, manca una delle anime sulla sinistra.

Le certezze genetiche. La partita cambia, e il City la riprende in mano pungendo gli azzurri nei loro punti deboli, la difesa sui calci d’angolo. Bastano 3 minuti. Calcio d’angolo, Hysaj dorme e si fa sovrastare da Otamendi (alle spalle di tutti i difensori azzurri), Reina non può nulla. Non è finita, questo Napoli del bel gioco, dello spettacolo puro e ostinato, deve concedere inevitabilmente qualche cosa in termini di fisicità e di capacità aeree. E lo fa ancora su un corner ad inizio secondo tempo, questo volta è Maggio ad accennare un timido stacco di testa, il gol è di Stones (che già aveva colpito un legno).

La certezza mentale (forse eccessiva). Ma il Napoli non demorde, non perde la fiducia in se stesso e ritorna all’arrembaggio. Insigne impatta la traversa con una bella conclusione. E poi viene assegnato un rigore, che Jorginho segna mandando il portiere sul lato opposto. Ma non è finita, il Napoli potrebbe passare in vantaggio, Mertens serve Callejon, tutto solo davanti alla porta avversaria, Ederson si supera e devia oltre la traversa. Il Napoli cerca la vittoria, è spavaldo, forse troppo, conosce i suoi mezzi, sa quali sono le sue certezze, non tradisce il suo stile di gioco, forse esagera, ma va avanti, alla ricerca del gol del vantaggio, si sbilancia, lascia praterie nelle retrovie. Gol sprecato, gol subito. Dopo l’errore di Callejon, il Napoli si fa fregare in contropiede, è Aguero a segnare il suo nome sul cartellino. Nell’ultima parte di gara si assiste a qualche altro spunto ma non molto di più, fino al quarto gol di Sterling, ancora in fuga.

Le certezze del presente. Questo Napoli è una certezza, gioca una grande partita contro i più forti, candidati alla vittoria della Champions. Se si pensa al divario di fatturato tra le due squadre non si può che lodare ancora di più la prestazione azzurra. Ma non basta, anche sotto di un gol, questi giocatori hanno la maturità di crederci, di non abbattersi, sanno che prima o poi, anche contro i colossi, avranno la loro occasione, continuando nel fraseggio, sfruttando anche un centimetro lasciato incustodito. Se serve, si può chiedere aiuto all’incidente avversario, ad un rigore ricevuto, che questo Napoli non tradisce quasi mai. Ma il Napoli ha i suoi punti deboli, è una squadra di piccoletti, questa carenza di centimetri si fa sentire molto più in Europa, dove si incontrano squadre attrezzate. Così fu con il Real Madrid, così è stato con il City, due grandi squadre che risolvono sui calci piazzati, dove il Napoli capitola ancora una volta, perdendo il duello di un singolo che si fa sovrastare dall’avversario, non controllando a dovere lo spazio e l’avversario e non attaccando la palla, ma subendola. Ma forse li avremmo subiti lo stesso, anche con maggiore attenzione. Il Napoli è una squadra unica, ma la perfezione non è umana e i punti deboli sono reali. In fisica, in un sistema chiuso, l’energia si conserva, le forze sono limitate, e se forzi da una parte, devi togliere dall’altra. Il Napoli è spavaldo, forse troppo, forse ha creduto troppo nei suoi mezzi, concedendo praterie agli avversari. Il Napoli si è concesso troppo, è vero, ma non posso non vedere una certezza in questa consapevolezza.

Le incertezze del futuro. Sfortunatamente il futuro sembra incerto, dopo il grave infortunio di Ghoulam, è il secondo crociato in stagione. Sarri perde una pedina importante per la manovra e l’offesa sulla sinistra, dove il Napoli è devastante. La dea bendata non aiuta il Napoli, la perdita di Ghoulam è uno di quei dettagli che può far spostare gli equilibri a sfavore, che può decidere tra primo o secondo posto, che può (e lo farà) complicare la strada degli azzurri. Ora è il tempo di Mario Rui, Hysaj può dare una mano e Maggio, forse, avrà più spazio. Durante la prossima finestra di mercato si dovrà inevitabilmente cercare un altro terzino. Bisogna soffrire, partire dalle proprie certezze, portarle avanti e trasformare le incertezze del futuro in possibilità, scoprire nuove possibilità tattiche, avanzare nuove idee, effettuare nuovi esperimenti. Bisogna continuare ad essere primi, con più difficoltà, certo, ma senza perdere la fiducia, andare avanti, puntare ai veri obiettivi realistici, tra le certezze del presente e le incertezze del futuro, che speriamo si possano tramutare presto in nuove certezze.

Anche su Il Mediano Sport.

 

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