Con Benitez o con de Laurentiis?

Presentazione_BenitezAll’interno dello schizofrenico panorama dei tifosi azzurri, quelli che non concepisco sono coloro che sostengono la filosofia: “o con lui o con l’altro”. E dopo l’esonero dello spagnolo, accasatosi solo pochi mesi fa a Madrid, certe dinamiche si ripresentano sui social. Questa parzialità estrema è stata pratica diffusa nelle scorse stagioni, nel difendere l’operato di Benitez (ma forse anche prima, e lo sarà anche con il nuovo allenatore), andando contro il presidentissimo “pappone”, “che non caccia i soldi”, oppure nel denigrare il “panciuto” Benitez, ed esaltare de Laurentiis. Il giusto mezzo è solo il più corretto macchinario motorizzato per essere trasportati nel miglior modo, è l’insieme di due parole, che ai più risultano senza senso quando messe assieme. Per alcuni o Benitez, o il presidente. O lo spagnolo, o il romano. Per alcuni se si vince è merito di Benitez, se si perde è colpa di de Laurentiis. Ma anche l’inverso. La stagione sfortunata, deludente, sconclusionata, drammatica, altalenante, pazza, che il popolo napoletano ha vissuto pochi mesi orsono è stata alternativamente colpa dell’uno o dell’altro. Per taluni è colpa di Benitez, perché con la squadra messa a disposizione da de Laurentiis non si poteva non vincere con Empoli e compagnia bella. Per altri è colpa del presidente, e del suo mercato sconclusionato. E perché non menzionare di volta in volta, quando le cose non vanno, le altre ataviche colpe del padre padrone: il settore giovanile e lo stadio. E sui social rispuntavano con le loro capuzzelle, quando l’uno o l’altro assestava un colpo. Alla prima vittoria si presentavano i denigratori del presidente, che si mostravano ringalluzziti dai successi dello spagnolo, alla prima sconfitta ritornavano i denigratori della guida tecnica. Ma anche viceversa, con i filo-presidenziali che difendevano l’operato della società in caso di vittoria e i Beniteziani che ricordavano le mancanze in sede di mercato del Napoli, per giustificare le sconfitte.

E tutti contro tutti, a formare insieme una zoologia vasta e variegata, una complessa dinamica all’interno della tifoseria azzurra (leggi il pezzo). Il giusto mezzo, dicevamo. E’ proprio necessario dover prendere una posizione netta? Quasi come per temi più o meno seri, a favore dell’aborto e dell’eutanasia e quelli contro, credenti e non, destra o sinistra, bionde o more. E’ proprio necessario trovare colpe o nell’uno o nell’altro? Forse, come massimi responsabili delle sorti azzurre, non hanno avuto entrambi meriti e demeriti? Forse, la società non è cura del presidente, che gestisce le finanze, stabilisce il mercato, ingaggia allenatori e giocatori? Forse, nello scorso biennio non è stato lo spagnolo il timoniere di una squadra che due trofei li ha portati a casa, insieme ad altri record, ma che nella seconda stagione ha deluso oltremodo? Forse, entrambi sono eroi e vittime del proprio operato. Forse, entrambi sono colpevoli e innocenti. Forse, entrambi sono e sono stati l’anima di questo amore che si chiama Napoli, che senza una società, senza l’allenatore di turno, senza uomini assoldati per lottare sul prato verde, sarebbe solo un flebile ricordo di figurine in un album argentato o videocassette di vittorie passate e ormai sfocate.

Su Il Mediano Sport.

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