Parma F.C. e S.S.C. Napoli, cicala e formica

Parma e Napoli, due città che vivono realtà imprenditoriali ed ambientali diverse, tipiche di un nord più industrializzato ed un sud in difficoltà. Ma le squadre di calcio delle due città vanno controcorrente.

Da un lato c’è Parma, una ricca cittadina del nord, con industrie, marchi famosi come il Prosciutto di Parma o il Parmigiano Reggiano, con una discreta storia calcistica recente. Infatti, durante gli anni 90 contese il primato alla Juventus, vincendo 3 Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, una Coppa delle Coppe, 2 Coppe UEFA e una Supercoppa UEFA, al prezzo di un fallimento, o quello che avrebbe dovuto essere un fallimento. Infatti nel 2004, inseguito al crac della Parmalat, il Parma continuerà la sua strada in serie A, cambiando nome, e svincolandosi dall’azienda di Tanzi, seguendo la legge Marzano. Oggi si scopre che la società è sull’orlo del fallimento, giocatori e dipendenti non vengono pagati da mesi, sequestri, impossibilità a giocare partite perché non si possono pagare gli steward, nel frattempo è passata di mano in mano. Nonostante la UEFA avesse vietato al Parma di partecipare alle coppe europee, nel paese del tutto è possibile il Parma si iscrive tranquillamente al campionato, e ora la FIGC vuole correre ai ripari, o forse no?

Dall’altro lato c’è la squadra di una grande città, la terza d’Italia per popolazione, prima al sud, una città storica, con una faccia bella e una meno bella, una città complicata, ma che ha sempre idolatrato la sua squadra di calcio, una squadra con una discreta storia. La SSC Napoli vive il suo momento migliore negli anni precedenti ai migliori del Parma. Ferlaino è il presidente. Deve aspettare 15 anni dalla sua elezione a presidente per vincere. Dal 1986 al 1991 vince addirittura 2 Scudetti, una Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana e una Coppa UEFA, grazie a Maradona e una forte squadra che gli costruisce attorno. Agli inizi degli anni novanta si avviò un lungo calvario. Qualche anno dopo, il Napoli pagò dazio, il prezzo fu prima il passaggio di mano in mano (prima Corbelli e poi Naldi), e infine arrivò il fallimento. Per fortuna i napoletani scamparono il pericolo Gaucci (qualche anno dopo fuggito in Repubblica Dominicana). Forse il fallimento fu una fortuna, perché la squadra viene acquistata da un imprenditore romano, famoso nel cinema, figlio di Luigi, originario di Torre Annunziata, che ci ha saputo fare. Fiuta l’affare e ci si butta. Opera una gestione oculata del club, il comandamento è che di tasca sua non ci mette soldi, e tranne per le primissime stagioni, il Napoli spende ciò che produce. In pochi anni torna in A, vince due Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana, è ai piani alti, se la gioca, non fa mai il passo più lungo della gamba, ma i napoletani possono gioire e giocarsela con le più grandi. Una guida oculata come quella del Napoli ha portato a Fuorigrotta giocatori che sono diventati importanti grazie al Napoli, Hamsik, Lavezzi e Cavani, fino al più forte di tutti, Higuain. Oggi il Napoli è l’orgoglio del calcio italiano e anche di quello europeo, perché nonostante una capacità economica inferiore a molte altre squadre, alcune delle quali ricorrono a prestiti e hanno debiti con banche ed erario, è sana, con una liquidità bancaria, e non vede a rischio il suo futuro. Forse non riuscirà a tenersi sempre ai primi posti, ma la società nelle mani dell’oculato de Laurentiis sarà viva, per la gioia dei napoletani.

Le grandi d’Italia si sono ravvedute, Inter e Milan stanno avviando una nuova politica di austerity, la Juventus ha le capacità per mantenere alti standard, e si gestisce bene, la Roma ha forzato troppo la mano, e ha dei debiti, non è detto che non possa incorrere in future sanzioni e debba ridimensionarsi. Il Parma è l’esempio della iterata e cattiva amministrazione, ovviamente la colpa è di chi ha gestito la società, ma anche la FIGC è responsabile perché ha permesso tutto ciò. E chi ci va di mezzo? I dipendenti del Parma e i tifosi. Sono quelli per i quali io mi rattristo!

Il Napoli, dal canto suo, è una formica che lavora, produce e conserva, la cicala, invece, ha cantato tutto il giorno, in inverno ha i crampi allo stomaco non avendo nulla di cui cibarsi, e ora muore di fame.

 

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