Sassuolo: il centromediano metodista e la piramide di Cambridge

Su Il Mediano Sport.

Solo per oggi, la rubrica cambia nome e diventa La mia sul Sassuolo.

Durante il primo tempo della partita col Sassuolo, la disposizione in campo della squadra neroverde ha messo in evidenza delle situazioni tattiche curiose, che mi hanno spinto all’approfondimento. Un accenno a questi aspetti tattici è già fornito nell’articolo sulla partita (Napoli – Sassuolo 2 – 0. Ad una vittoria dalla Roma, su Il Mediano Sport o sul blog).

Il Sassuolo si schiera con uno schema nominale classico, e cioè un 4-3-3, con 3 linee parallele, 4 difensori, 3 centrocampisti e 3 attaccanti. Ma il calcio è un gioco dinamico, e come ho già discusso per la disposizione in campo del Napoli (Il Napoli di Benitez, 4-2-3-1 in fase attiva e 4-4-2 in fase passiva, da sempre!), non è poi così strano che un modulo assuma durante una partita delle connotazioni diverse.

Fase passiva Sassuolo

Fase passiva Sassuolo

In particolare, sovente si è visto il Sassuolo disporsi con un 4-1-4-1 in fase passiva. Questa disposizione è mostrata nella snapshot sulla sinistra, dove vengono ripresi due momenti del primo tempo. Si vede la linea della difesa, i due attaccanti esterni arretrano a fare gli esterni di un centrocampo a 4 in linea, con le due mezzali (Missiroli e Taider). Zaza è l’unica punta e Magnanelli è il mediano arretrato (vedi ovali rossi). Magnanelli gioca in un ruolo che è l’interpretazione in chiave moderna di quello che in un calcio di qualche anno fa veniva definito centromediano metodista, e cioè un giocatore bravo in entrambe le fasi, posto davanti alla difesa, collante tra difesa e attacco, un regista arretrato capace di ispirare la manovra offensiva. Suoi colleghi di ruolo più illustri sono Pirlo e Mascherano. La nascita di questa nomenclatura è da riferirsi al metodo, schema tattico nato negli anni 20 del secolo scorso ad opera di Pozzo e Meisl.

Fase di attacco peculiare del Sassuolo

Fase di attacco peculiare del Sassuolo

Ma ancora più interessante è la disposizione in campo che i giocatori del Sassuolo hanno durante l’azione che porterà all’occasione di Berardi del primo tempo (vedi snapshot sulla destra). Di Francesco l’ha usata qualche volta durante il primo tempo. I due centrali di difesa sono larghi e larghi sono anche i due terzini (blu nella snapshot), Magnanelli è l’unico giocatore in mezzo al campo (una sorta di centromediano metodista) e ha la palla sui piedi (rettangolo giallo). Il resto della squadra, i 3 attaccanti e gli altri due centrocampisti costituiscono una linea contro i nostri 4 difensori. Ma la cosa ancora più interessante è che i tre attaccanti sono stretti ad occupare il centro del campo (in rosso), mentre gli altri due centrocampisti (Missiroli e Taider, ovali gialli) supportano la manovra offensiva da esterni alti di attacco. L’azione proseguirà con Magnanelli che serve sulla destra Taider, che la passa al suo compagno più vicino, Berardi, che si libererà bene di Koulibaly, tenterà un tiro a giro, che per fortuna del Napoli va fuori. Mossa rischiosa, che però stava portando i suoi frutti. Una parziale similitudine con la disposizione in campo del metodo, lo schema tattico di Pozzo, è evidente. Magnanelli è il centromediano, Gazzola e Biondini fanno il mediano sinistro e destro del metodo, in linea col centromediano, il centrocampo non esiste come fulcro di gioco, invece le due mezzali danno supporto alla manovra offensiva. Rispetto allo schema classico del metodo, le due mezzali (Missiroli e Taider) vanno a fare le ali d’attacco, mentre i 3 attaccanti si stringono per creare pressione ai nostri difensori centrali.

Leaflet_advert_for_blackburn_rovers_match-1887Ma permettetemi un altro volo pindarico. La disposizione dei 5 attaccanti porta alla mente un calcio ancora più antico, che negli albori si basava sul calcia e corri (kick and rush), con disposizioni in campo molto offensive, del tipo 1-1-8 o 2-2-6, con difensori che lanciavano la palla agli attaccanti, che con azioni personali cercavano il gol. Il primo tentativo di calcio corale fu intrapreso grazie ad un modulo noto come Piramide di Cambridge, assimilabile ad un più prudente 2-3-5. E sebbene il gioco del Sassuolo non abbia molto a che vedere con quel tipo di calcio, i 5 attaccanti  ricordano quel calcio altamente offensivo, ovviamente in un contesto di gioco e storico fortemente diversi. Un modulo del genere non sarebbe sostenibile nel calcio moderno, infatti la tattica divenne totalmente inadeguata nel 1925 quando la regola del fuorigioco fu modificata, prevedendo che il numero di giocatori che tenevano in gioco un attaccante passasse da tre a due, che avrebbe reso molto dura la vita dei due soli difensori. Per questo motivo che di lì a poco nacquero moduli molto più accorti e ricercati, come il modulo o il sistema, passando per il catenaccio, la zona mista, il calcio totale olandese, fino al calcio come lo conosciamo oggi con le sue infinite sfaccettature.

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2 risposte a Sassuolo: il centromediano metodista e la piramide di Cambridge

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