Napoli – SPAL (Lezione 40), colorato, duro e duttile, cos’è?

E’ una vittoria convincente quella con la SPAL. Il Napoli la vince nonostante qualche pericolo di troppo. Vince per 3 – 1, ma la sensazione è che avrebbe potuto farne almeno 5. Tentenna in alcuni frangenti, si fa raggiungere sull’1-1, raddoppia, e poi non c’è quasi più storia.

Copertina_Napoli-Spal_19-20Si sprecano gli aggettivi per questo Napoli rinato, che voglio descrivere con tre caratteristiche, che ben ritraggono questa squadra e proprio i 3 gol segnati contro la SPAL. La prima caratteristica è il colore, che si origina dalla classe dei suoi giocatori, è classe quella che infonde a Mertens l’impavido coraggio di fare lo scavetto e segnare il primo gol, grazie ad un’imbeccata perfetta di Fabian. Il Napoli è duro perché quando vuole resiste alle deformazioni permanenti, è duro, non si scalfisce. Ne è un esempio Callejon, lo spanish sniper, sottotono, in partenza, ma pur sempre capace di quella durezza d’animo e quella convinzione che servono per mettere a segno il secondo gol. Ma non può mancare la duttilità, la capacità di modificarsi senza rompersi, di essere qualcosa di diverso. Ne è un esempio il gol di Younes, il piccoletto Younes, appena entrato, si butta in area e segna di testa, lui, di testa.

E’ un Napoli dalle mille facce, e tutte si mostrano all’unisono contro piccoli e grandi. In questo articolo ti ho parlato di Napoli – SPAL utilizzando strumenti e concetti che non conosco come la gravità o le galassie. Ad Ingegneria le studiano nell’esame di Tecnologia meccanica, che parla delle proprietà dei materiali. Il Napoli è colorato e duro come un topazio e duttile come l’oro.

 

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Verona – Napoli (Lezione 39), la scienza non è democratica, il Napoli sì

Preambolo. La scienza non è democratica. Non può accettare le opinioni di chi non ha i mezzi per poter formulare tali opinioni. Di scienza non si discute al bar. Se ho bisogno che qualcuno mi parli di stelle vado da un astrofisico, se devo curarmi un osso fratturato vado da un ortopedico, se voglio che qualcuno mi parli di vaccini cerco un virologo. E il concetto si estende ad altre attività, senz’altro non chiamerò un astrofisico per progettare una casa. E’ rispettabile una opinione su calcio, religione e politica, è lecito, ognuno può essersi fatto una sua ragione per una scelta, ma la scienza non è un “io penso che” o un “secondo me”. La scienza è un insieme di considerazioni, spesso non precise (è vero), ma che si basano su dati, esperimenti e teorie scientifiche. Lasciamo questo lavoro agli esperti dei vari campi sui quali cerchiamo risposte, e pensiamo ai nostri di lavori. C’è poi chi è democratico, il Napoli lo è, e vedremo perché.

Copertina_Verona-Napoli_19-20Partita. La partita non è banale, il Napoli domina nel possesso, ma il Verona si affaccia volentieri nelle zone presidiate da Ospina, ed esercita un buon pressing, che il Napoli non teme. La partita è in equilibrio, ma la sblocca ancora il Napoli, dando adito al sospetto che il vantaggio non fosse proprio meritato, proprio come aveva fatto con l’Inter. E’ Milik che viene lasciato solo da corner, e la insacca di giustezza. Si registra solo un bel tiro di Zielinski. Il secondo tempo prosegue sulla falsa riga del primo, il Napoli sembra però più pericoloso davanti alla porta, non facendosi mancare, però, qualche pericolo. Gli azzurri confermano il risultato con il gol del nuovo entrato Lozano, da corner di Ghoulam. Bene anche Zielinski e Insigne, quest’ultimo ci regala un assist di decine di metri che libera Lozano nelle praterie lasciate dagli avversari. Inutili eventuali proteste per il gol annullato al Verona, avvantaggiarsi grazie ad un tocco di mano non fa ancora parte delle regole.

Conclusioni. E’ un Napoli democratico quello di Gattuso, dà spazio a tutti e le 5 sostituzioni non possono che favorire questa attitudine. E rose lunghe potranno dare una mano in questo tour de force finale. Il Napoli è democratico perché dà possibilità a tutti. Segna ancora Milik, il ragazzo non ha giocato sempre, ma è il capocannoniere azzurro in campionaro, le sue sono 10 reti. C’è spazio dall’inizio per Politano, e poi per Lobotka, ritorna Ghoulam, che ci regala buone sensazioni. Gattuso alterna i terzini, vuole recuperare anche Lozano, il ragazzo va anche in gol, sebbene non mi convinca ancora. E non dimentico le recenti prestazioni di Maksimovic e Meret. Il Napoli è democratico perché riserva, o almeno vuole riservare, a tutti lo stesso trattamento. Difende arcignamente quando deve, anche da provinciale, e riparte in contropiede. Ma sa anche mantenere il possesso palla, segna da angolo, segna i rigori, e non si fa mancare belle manovre in mezzo al campo o in fase realizzativa, sfruttando i campioni che ha in campo. La scienza non è democratica, il Napoli di Gattuso sì.

 

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Napoli – Juve (Lezione 38), deterministico come la gravità, romantico come la fisica quantistica

In un calcio post-emergenza che si affretta a terminare la propria stagione calcistica, nel giro di pochi giorni si giocano semifinali e finale di Coppa Italia. E Napoli e Juve si contendono il trofeo, tra le incertezze di una preparazione precaria, le fatiche di una partita appena giocata, nel silenzio di uno stadio che viene animato da un pubblico finto.

Copertina_Napoli-Juve_CIIl primo tempo vede la Juventus superiore, ha il pallino del gioco, pressa gli avversari e crea più occasioni. Il Napoli è attento nella fase difensiva, ma sbaglia tanto in appoggi e ripartenze. E’ poco pericoloso nel primo tempo. Ma Insigne insidia Buffon da calcio da fermo, per ben due volte, e lo stesso portiere juventino salva su Demme allo scadere. Servono meno errori nella ripresa. Si ricomincia e il Napoli sembra aver mantenuto la giusta attenzione difensiva. E si presenta anche con una maggiore incisività offensiva, aiutato anche dall’entrata in campo di Politano e Milik, che allargano la difesa avversaria. Il Napoli si difende senza lasciare spazi agli avversari e rischia anche di vincere nei minuti di recupero, ma Buffon e l’ennesimo palo stagionale si frappongono tra il Napoli e la vittoria, una vittoria meritata ai punti. E’ un Napoli deterministico come la gravità, romantico come la fisica quantistica. Ai rigori sembra di vivere un ricorso storico, è una storia di coppa, da Doha a Roma, da Rafael a Meret. Il portiere azzurro ci mette del suo, gli azzurri segnano tutti i rigori, la Juventus ne sbaglia due. Il Napoli va a segno con Insigne, Politano e Maksimovic. Con il suo rigore, Milik decide la partita. Meret, Maksimovic e Milik ci mettono il loro zampino, sono le tre M di chi ha attraversato periodi difficili. Finalmente possono gioire con i compagni, con la consapevolezza di essere stati determinanti. E’ la sesta Coppa Italia degli azzurri, un nuovo, insperato troveo, dopo 5 anni di astinenza.

Il Napoli è deterministico come la gravità, romantico come la fisica quantistica. Non è la prima volta che parlo di determinismo e romanticismo, avevo spesso chiesto al Napoli di essere più romantico, anche durante le passate stagioni. Questo Napoli è deterministico, conosce i concetti da applicare, i movimenti, le posizioni, come il moto di un proiettile, o la caduta di un grave, come la teoria sulla gravità di Newton o quella di Einstein. I processi fisici che avvengono nel mondo macroscopico sono descritti da leggi deterministiche che ne predicono esattamente l’evoluzione. Ma il Napoli è una squadra che ci mette il cuore, soffre, ci mette passione, rischia anche più del dovuto, è anche romantico, irrazionale, si lancia oltre l’ostacolo, difende e riparte cercando lo spunto. E’ imprevedibile e irrazionale come la fisica quantistica, un effetto tunnel, mentre il gatto di Schrödinger miagola e Heisenberg non sa dove sta il pallone. Nel mondo microscopico delle particelle, degli elettroni e dei protoni, avvengono dei fenomeni fisici che sono difficilmente confrontabili con quelli macroscopici, ma pienamente possibili, e regolati da probabilità. Il Napoli ci mette il cuore del suo allenatore, ha la forza mentale e fisica per resistere fino ai rigori, segnarli e vincere contro un avversario che, sulla carta, gli è superiore.

E’ il mio Napoli deterministico come la gravità e romantico come la fisica quantistica, l’unico connubio di concetti e sentimenti, una teoria unificata dell’Universo, che ci ha permesso di superare noi stessi ed ottenere la conoscenza e la vittoria.

 

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Napoli – Inter (Lezione 37), tra un’addizione e le equazioni di campo di Einstein

Un nuovo inizio. Dopo mesi di inattività, il calcio italiano ritorna a muovere i suoi passi, i suoi primi passi, e lo fa con le due semifinali di Coppa Italia, che per ovvie ragioni, sono sembrate, a tratti, delle partite di precampionato. Tocca al Napoli, dopo il passaggio del turno della Juventus.

Copertina_Napoli-Inter_CILa Partita. Il San Paolo è vuoto, ospita l’Inter, che dimostra di voler fare di tutto per passare il turno. Sembra la prima della classe, che vanta le sue conoscenze, ha studiato le funzioni e ha fatto anche le equazioni differenziali. Mette sotto il Napoli, passa subito in vantaggio per una svista di Ospina, straccia e allarga il Napoli. Il Napoli sembra uno studente che torna dopo l’estate e ha dimenticato come si risolvono le equazioni di secondo grado. Soffre, l’Inter giostra, cambia campo, è più forte, corre di più, arriva prima sulle palle. Suonano le voci degli allenatori, lo stadio è muto, e il Napoli pure. Ma il Napoli resta in piedi grazie ad Ospina. Il portiere azzurro cade su un grafico di funzione, ma ricorda come si calcolano le derivate. Salva in porta, e lancia lungo per Insigne (scomodando quel Pepe balistico, che un tempo ci deliziava con prodezze simili). Insigne ha letto un mio vecchio articolo, è scaltro, conosce le leggi della meccanica quantistica, la palla passa in mezzo alle gambe del difensore avversario, e Mertens percorre l’unica geodetica possibile. Lui invece sa come risolvere le equazioni di campo di Einstein, sa la Relatività Generale. Nel secondo tempo, l’Inter cala, dopo un primo tempo a mille, il Napoli resiste, i cambi danno respiro ad entrambe le compagini. Ospina è chiamato spesso in causa, salta e salva, ti disegna anche delle funzioni a due variabili e te ne trova pure minimo e massimo. Stretti, attenti e precisi. Pro e contro in un pareggio prezioso. E poi, Maksimovic riscopre la forza di gravità, Mertens è l’Einstein del Napoli, Ospina gli fa ripetere le equazioni differenziali.

Un futuro da studente modello. E’ un buon inizio, un pareggio che significa finale, poi si continuerà con il campionato, con un ritmo forsennato. E’ un Napoli tra un’addizione e le equazioni di campo di Einstein, sperando che ricordi le prime e anche le seconde, in attesa della finale.

 

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Napoli – Torino (Lezione 36), facile come spiegare la gravità ad un bambino

Preambolo. Spesso ho dovuto trovare il modo più semplice per descrivere un fenomeno fisico su Astrofisica in 1 minuto, e spiegarlo ad un bambino può essere anche più difficile. Cerco spesso dei parallelismi, concetti semplici, immagini ed esempi chiarificatori. Ma ci sono concetti che, seppur difficili da capire in un contesto matematico, fanno parte della vita quaotidiana. E quindi non sarà difficile spiegare cosa è la gravità ad un bambino. La percepisce da quando è nato, si è schiantato a terra infinite volte, ha sentito il peso di questa sensazione che ti spinge sempre giù. E’ per lui una sensazione chiara e semplice, sebbene la sua descrizione matematica e fisica richieda poi il ricorso alla forza gravitazionale di Newton, in prima istanza, e poi a teorie più complesse, come la Relatività Generale di Einstein. E’ semplice come Napoli – Torino.

Copertina_Napoli-TorinoLa partita. Fatta eccezione per i primi e gli ultimi minuti, Napoli – Torino è stata una partita segnata, dominata e guidata dagli azzurri, con un esito scontato. Il Napoli domina, potrebbe segnarne cinque, ma come al solito, perde precisione davanti alla porta. Ha spazi, tempi di manovra e quando entra nelle maglie avversarie può far male. Sblocca con Manolas di testa, che sfrutta egregiamente una punizione tesa e precisa di Insigne. Raddoppierà solo quando, nel secondo tempo, il nuovo entrato Mertens inventa un cross alla Insigne, e Callejon prende il Joystick e guida Di Lorenzo per il gol del raddoppio. Facile come spiegare la gravità ad un bambino, ma poi il bambino ti mette in crisi con una domanda ingenua ma geniale, come solo i bambini sanno fare, e ti scervelli per capire cosa potergli dire, per non ricorrere alle equazioni di campo di Einstein. Il Napoli si addormenta, il Torino segna con Edera. Ma per fortuna, la sofferenza dura solo pochi minuti.

Conclusioni. Il Napoli continua la sua striscia positiva, si avvicina ai posti che contano, dimostra di essere ritornato se stesso, con modi e attitudini differenti, ma simile a quel Napoli sicuro e deciso che ci ha fatto tanto divertire. Gattuso è il vincente di questo periodo storico, ha portato convinzioni e idee, riportato in auge Hysaj, e cerca di riprendere Allan, Insigne è ritornato decisivo, Mertens è un unicum, e gli arrivi di Demme e Lobotka hanno fornito tranquillità nel possesso e nelle idee. Si potrebbe argomentare sulle scelte fatte per Meret e Lozano, ma quel che conta è di essere riusciti a ritornare quelli che erano, e di riuscire a spiegare la gravità ad un bambino, facilmente, o quasi.

 

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