Napoli – Udinese (Capitolo 40), virus e antivirus

Il Napoli è come un computer infetto. Sembra essere sano, ti permette di fare tutta una serie di azioni, ma quando avvii il browser si aprono pagine e pagine che ti bloccano il computer. La soluzione è spegnerlo bruscamente col tasto di accensione. Il Napoli è infetto, ce lo ha dimostrato col Sassuolo e con il Salisburgo, ne ho fatto la psicanalisi nel Capitolo 39, non posso non continuare nell’analisi di una debolezza, oramai, diventata cronica. Ma è solo un virus che ha bisogno del giusto antivirus.

Nap-Udin-93dIl copione di Napoli – Udinese è il facsimile di quello visto nelle ultime due partite, o quasi, una squadra che quando vuole e può, non ha rivali, ma che per condizioni varie si fa rimontare o si annulla, rischiando sconfitte ed eliminazioni. L’idea dell’Udinese è chiara, difesa e ripartenze veloci. Ma il Napoli passa in vantaggio dopo un quarto d’ora con Younes, primo gol ufficiale per lui, che bel tiro a giro. Ottimo il suo inizio. Arriva anche il raddoppio, Mertens, in giornata, serve in orizzontale per Callejon, lo spanish sniper è pronto per ricevere e insaccare. Ma il Napoli si spegne e si fa rimontare, arrivano i gol di Lasagna e Fofana. Troppo lenti gli azzurri, troppo molli negli interventi. Ospina non sembra reattivo, il portiere non è nelle sue migliori condizioni, a causa di uno scontro ad inizio partita. Il colombiano uscirà alla fine del tempo e verrà trasportato in ospedale, per fortuna le notizie sulla sua salute rassereneranno tutti e presto. E’ il solito Napoli che si spegne e si fa schiacciare dagli avversari. Per motivi diversi, si adagia, e gli altri prendono il sopravvento. Serve la voce di Ancelotti. Al rientro in campo sembra un nuovo Napoli. Ancelotti ci mette del suo tatticamente, tiene Ghoulam più alto e Malcuit più arretrato, costruendo con 3 in difesa e mette Mertens sulla destra, che sarà devastante. Ma il Napoli è cambiato, è attento, veloce e non lascia quasi nulla al caso. Si riprende la partita con un gol di testa del solito Milik, e chiude i giochi con il ritorno al gol del migliore della partita, di Dries Mertens, a giro e di sinistro. Il Napoli si riprende la partita e vince.

E’ una partita strana, di alti e bassi. Vediamo agire il virus del Napoli, di una squadra apparentemente sana e vivissima. Devastante fino a quando si triggera qualcosa nelle teste degli azzurri e spunta il virus. L’unica soluzione è lanciare l’antivirus. Per fortuna non bisogna sforzarsi troppo, l’antivirus è gratis, è seduto in panchina. Ancelotti sa più di noi cosa fare e come farlo. E tocca a lui evitare che queste amnesie, queste perdite di attenzione, questi atteggiamenti che non fanno onore alla qualità azzurra siano solo una manifestazione di un brutto e limitato momento. La pausa arriva al momento giusto, la rosa è corta e le energie mentali pure. Ancelotti dovrà essere bravo a tenerli all’erta, conta solo il momento, solo la partita che si sta giocando, solo quel passaggio, quel tiro o quel dribbling. Ancelotti, sei il nostro antivirus, cura anche tutti coloro che ancora non credono in te. Ma fallo ora!

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Salisburgo – Napoli (Capitolo 39), la psicanalisi di una qualificazione

Sal-Nap-58Sassuolo e Salisburgo, S come Sigmund, Sigmund Freud, il fondatore della psicanalisi. Questa notte il caro Sigmund mi è venuto in sonno e mi ha spiegato un po’ di psicologia. Mi ha spiegato che Sassuolo – Napoli e Salisburgo – Napoli non sono stati momenti di sport, o almeno non solo. Il calcio, come molti altri sport, è tecnica, tattica, motivazioni e psicologia individuale e di squadra. La psicologia può essere componente fondamentale, determinante per guidare i risultati, lo sappiamo, l’avevo già collegata alla scialba partita col Sassuolo (Capitolo 38), lo faccio anche ora. Ce lo certifica anche Ancelotti nel post-partita. Anche se, a dire il vero, non mi rivedo nella serenità del suo messaggio.

Dopo il perentorio 3 – 0 della partita d’andata (Capitolo 37), l’unica possibilità di qualificazione per il Salisburgo è il miracolo. Il Napoli sembra sereno e sicuro, e parte bene. Arriva al gol con Milik, la squadra si muove bene, fraseggia allegramente, anche Hysaj sembra in palla, la difesa novizia se la passa bene, gli azzurri non accusano nemmeno la perdita di Insigne per un disguido ad inizio partita. E’ tutto ok, potrebbe fare più gol, è quello che mi aspetto, nonostante il gol subito per un erroraccio di Allan, per il resto sempre il solito Allan. Ma il secondo tempo è deludente, il Napoli si spegne totalmente, consente agli avversari altri due gol. Per nostra fortuna, quei gol non basteranno, il Napoli è qualificato ai quarti di finale della competizione.

La porta inviolata della partita d’andata e l’inizio deciso del ritorno decidono la qualificazione. Ancelotti esulta a fine partita. Io credo se la sia vista brutta, ma dichiarerà che la partita si è chiusa al gol di Milik. Questo è vero, ma ancora una volta il Napoli crolla o comunque non è il miglior gestore possibile. Viene meno qualcosa e il Napoli rischia. Il Napoli rischia poco in termini di qualificazione, è vero, ma perché non scongiurare situazioni così pericolose? La qualificazione è, in fondo, l’unica cosa che conta, ma perché soffrire tanto? Gli avversari erano temibili, ma il Napoli della prima frazione non avrebbe avuto problemi a segnarne altri 2, e realmente mettere in cassaforte il risultato, a doppia e tripla mandata. Ancelotti sottolinea la causa psicologica, e la sottolineo anche io, anzi, la rimarco, perché in futuro potrebbe non andarci alla stessa maniera.

Freud mi racconta un po’ di psicologia, e mi aiuta a capire le ultime due partite. Avevo scritto che Sassuolo – Napoli era figlia delle due partite di coppa, forse quella partita è cugina di questa trasferta austriaca. Ci leggo uno stesso atteggiamento, ma due cause diverse. Col Sassuolo, la mancanza del massimo obiettivo, e con la testa alla competizione europea, è venuta meno la giusta applicazione. La stessa applicazione è venuta meno anche col Salisburgo, ma per altro motivo. In Austria, la realizzazione mentale che l’obiettivo fosse raggiunto ha trasformando il Napoli convincente della prima parte in una squadra succube dell’avversario. E tutto ciò avviene consciamente e inconsciamente. Questi sono atteggiamenti che mi spiego, che posso giustificare in casi estremi, ma non dovrebbero diventare abitudine. La squadra dimostra di non essere abbastanza forte mentalmente, o almeno di essere indietro rispetto all’apprendimento di conoscenze tattiche e tecniche. Il Napoli è ancora un pinocchio che non può diventare un bambino (Capitolo 33), è sbadato (Capitolo 38), è anche volubile, come contro il Salisburgo, è incompleto. Bisogna ancora far di più da questo punto di vista, perché al prossimo calo, le situazioni potrebbero non sorriderci più. Ora, però, pensiamo al futuro, pensiamo all’Arsenal, allo scoglio più duro, che speriamo possa tenere alta la tensione e le prestazioni. Pensiamo alla psicologia. Vi chiamo Sigmund?

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Sassuolo – Napoli (Capitolo 38), un pareggio sbadato

Sas-Nap-66Sassuolo – Napoli si gioca tra i 2 impegni di Europa League con il Salisburgo, questo è il problema, scriverebbe Shakespeare. Come risultato di queste circostanze, la partita finisce con un pareggio, che definirei sbadato. Non è il miglior Napoli. Non voglio togliere meriti ad un ottimo Sassuolo, che chiude bene le maglie della sua difesa nel primo tempo, sfruttando gli spazi sulle corsie esterne, soprattutto quando il Napoli si bilancia. Ma il Napoli non si riconosce, nonostante si renda pericoloso in un paio di occasioni proprio nel primo tempo. Il Napoli è una delle brutte copie di se stesso, è la brutta copia di quello della partita di Coppa. E nel secondo tempo va ancora peggio, perché si annulla e va sotto su un gol rocambolesco di Berardi. Dopo il gol gli avversari si abbassano e per la squadra di Ancelotti diventerà veramente dura trovare spiragli. Gli azzurri riacciuffano il pareggio solo grazie ad Insigne, che si inventa un tiro a giro in un fazzoletto di campo. Il risultato lascia l’amaro in bocca, per una prestazione di squadra non all’altezza, per prestazioni di singoli troppo timide, i terzini non spingono quasi mai, Ounas è troppo egoista, Diawara troppo scolastico, gli attaccanti non pungono, Verdi è assente ingiustificato. Il Napoli è sbadato. Il risultato è sbadato, la mente è altrove. La squadra ha forse già indirizzato le sue attenzioni verso l’unico obiettivo reale, l’unico che possa dare soddisfazioni. Qualcuno ha visto nelle sostituzioni di Ancelotti il pensiero di preservare giocatori per la Coppa, e l’implicito segnale sul vero obiettivo, ma questa interpretazione ha dei limiti, perché il Napoli l’aveva già giocata una partita non all’altezza, e anzi, dopo i cambi, ha avuto la forza di pareggiarla. Ma questo sforzo finale non ci rasserena, perché il divario dalla terza si assottiglia, e il Napoli non può permettersi altri passi falsi in campionato. Gli impegni europei restano determinanti, ma in campionato va tenuta alta la tensione, quantomeno per mantenere salda la posizione in classifica, un secondo posto che non porterà trofei, ma che racconterà pur sempre dell’unica squadra (quando non sbadata) all’altezza dei primi.

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Napoli – Salisburgo (Capitolo 37), risultato perentorio con due “però”

Nap-Sal-40Napoli – Salisburgo finisce 3 – 0, il risultato è perentorio, la prestazione del Napoli è perentoria. Gli azzurri non temono il pressing alto avversario, e facilmente arrivano al gol con Milik e Fabian. Il primo viene servito in verticale, sulla linea difensiva avversaria, ci regala anche un dribbling. Il secondo riceve palla dopo un cambio di gioco, e batte al volo, elegantemente, e mette il risultato in cassaforte. Il terzo gol arriverà nella seconda frazione di gioco, Onguéné mette dentro la sua porta un cross teso di Rui. Il risultato è perentorio, ma con un” però”, o meglio, due “però”. Il primo “però” riguarda la tenuta. Sebbene gli avversari siano estremamente pericolosi solo in un paio di occasioni, nel finale il Napoli cala vistosamente. Gli avversari impensieriscono la difesa azzurra, che si salva anche grazie a Meret. Il giovane azzurro interviene come un gatto su un tiro rasoterra. Le sue parate decisive confermano ancora una volta la bontà della scelta della dirigenza azzurra. Il secondo “però” concerne contingenze che potrebbero influire sulla gara del ritorno. Non mi vanno giù i due gialli a Koulibaly e Maksimovic. I due azzurri sono forse troppo leggeri nei loro interventi, e salteranno la prossima di Coppa. Il Napoli dovrà giocare senza centrali titolari, sarà il turno di Chiriches e Luperto. Non è sicuramente la miglior notizia, pur sperando in una buona prestazione dei due difensori meno schierati. E se il mister dovesse inventarsi qualche soluzione alternativa?

Ma per fortuna, quello che conta è che il Napoli abbia, comunque, mantenuto la sua porta inviolata, rendendo ancora più importante la vittoria, contro un avversario che ti viene a prendere alto, proponendo un gioco offensivo e pericoloso. Il Napoli supera la prova. Ritorna in campo, quasi subito, contro il Sassuolo, pensa al ritorno di Coppa e al passaggio del turno, noi speriamo in un altro risultato perentorio, ma senza “però”.

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Napoli – Juventus (Capitolo 36), quando l’ovvio diventa una conquista

Ci risiamo, ancora Napoli – Juventus, ancora polemiche, ancora decisioni che ti mettono in difficoltà, l’ennesima dimostrazione di essere forti, nonostante i limiti, nonostante gli errori tecnici, nonostante la sorte. Ci risiamo. Napoli – Juventus può essere una bella partita, scevra da tensioni da esame, almeno per il Napoli, lo scudetto era ed è troppo lontano.

Nap-Juv-89La partita è in equilibrio, è su una corda tesa sul baratro, il primo che sbaglia cadrà verso l’infinito del nulla. E il primo a sbagliare è proprio il Napoli, Malcuit serve maldestramente indietro, Ronaldo coglie l’occasione ed insegue il pallone, Meret lo stende al limite. Almeno è questo ciò che vede l’arbitro, al VAR gli dicono che è fallo, Meret va punito, rosso, e il Napoli resta in 10. Ma si scoprirà che il tocco non c’è o è impercettibile. Gli esperti avvocati difensori di Sky, nella strenua difesa di non so cosa, ci racconteranno di “piedi a martello” e “gambe tese”, e di gioco pericoloso. Ma lo vedremo meglio dopo, a chiosa del commento della partita. La partita è decisa, è incanalata per l’ennesima volta, ancora Napoli – Juventus, ancora una decisione difficile, ancora una decisione a favore della Juventus. E chi preme i tasti è uno che non grida quasi mai a scandali e che dà alla Juve infiniti meriti di gestione economica e di rosa, se paragonata alle altre blasonate a strisce. Ospina entra al posto del sacrificato Milik. La partita è finita, andate in pace ci dice sotto i baffi l’arbitro Rocchi. Pjanic segna sulla punizione conseguente, e dopo 10 minuti arriva anche il gol di Emre Can, lasciato libero da Hysaj su un calcio d’angolo. La partita sembra veramente finita. Eppure la Dea bendata e l’arbitro iniziano a vedere azzurro, o comunque non a strisce, e l’equilibrio numerico viene ristabilito. Pjanic, già ammonito, ci mette il braccio e viene cacciato fuori. E’ l’occasione del Napoli, che non ha mai perso il coraggio, ed ora ha l’opportunità per provarci. Sarà un dominio assoluto. La Juventibus potrebbe tirar su un’azienda di trasporti, il pullman è davanti all’area. Arriva anche il gol che accorcia, lo spanish sniper Callejon si inserisce come solo lui sa fare, che puntualità, che gol. La Juventus è in difficoltà, il campione di tuffi Ronaldo “chiagne” in continuazione perché i suoi non lo seguono. Arriva il momento della ricompensa, Rocchi assegna un rigore, va sul dischetto Insigne, ma lo sbaglia, è il secondo legno della partita, dopo uno di Zielinski nel primo tempo, una nuova tacca sulla lista stagionale della falegnameria azzurra. Si sbagliano i rigori, ma il povero Lorenzo si sentirà dire le peggior cose. La partita finisce così.

E’ difficile giudicare una partita dal punto di vista tattico e tecnico quando una decisione così importante e presa in maniera così leggera decide il futuro. Il Napoli dimostra per l’ennesima volta le sue capacità, azzerando quel divario di classifica che sembra solo un trucco. Ma manifesta alcuni limiti, evidenziando i suoi punti deboli. Le prestazioni di alcuni azzurri sono eccellenti, ma Hysaj soffre. Detto ciò, sorprende come per l’ennesima volta l’ovvio debba diventare una conquista. Sorprende come l’arbitro non vada a vedere lo schermo del VAR. Sorprende come servano le parole di Ancelotti per ristabilire l’ovvio nel salottino di Sky. Sorprende scoprire che quando si vedono certi colori qualcuno, anche tra gli addetti ai lavori, perda il controllo, seppur minimo, di se stesso. Sorprende notare come si debba aspettare il buon senso di Ancelotti per scoprire che la decisione era difficile, che l’arbitro avrebbe dovuto valutare più cose, e non solo il tocco o l’uscita di Meret, ma anche la direzione del pallone, l’eventuale prossimità di azzurri in recupero, il salto con doppio avvitamento carpiato di Ronaldo. L’ovvio ci suggerisce che l’arbitro avrebbe dovuto almeno guardarlo quel monitor, per poi decidere con la massima tranquillità e in possesso di tutti i dati necessari. Ed è proprio questo che sorprende, e non tanto la decisione in sé. Sorprende la decisione di non andare ad effettuare un doppio check su un episodio così decisivo. Per l’ennesima volta dobbiamo constatare che in alcune situazioni l’ovvio non è tale. Ci risiamo, ancora Napoli – Juventus, ancora polemiche, ancora decisioni che ti mettono in difficoltà.

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