Napoli – Sassuolo (Capitolo 26), un giorno di ordinaria…..

nap-sass-97Un giorno di ordinaria……..normalità, una pura e naturale normalità, o quasi. Quasi perché si gioca la Coppa Italia di Domenica, perché il Napoli gioca un primo tempo dignitoso, dopo averne sbagliati tanti recentemente. Ma è un giorno di ordinaria normalità, lo possiamo scrivere in calce: il turnover Ancelottiano, gli azzurri in maglia azzurra, il Napoli che dovrebbe essere, il San Paolo, la differenza di valori in campo, il Napoli che sa quello che  è, quello che ricorda come si gioca un primo tempo, cinico, mai eccessivamente bello, ma efficace. E arriva il gol, prezioso scambio continuato tra Insigne e Ounas, Pegolo devia il cross di Insigne. Milik ci ricorda che la palla è sua amica, e lei decide di andare in rete anche quando lui non è propriamente artefice di movimenti voluti. La palla gli rimbalza addosso. Fatto sta che il polacco segna ancora e non si ferma più. E’ un giorno di ordinaria normalità perché si vede quello che il VAR dovrebbe fare in piena normalità, riparare ai torti. Il Sassuolo segna, è peraltro uno dei pochi patemi d’animo della partita azzurra, ma c’è un tocco di braccio, Chiffi guarda lo schermo del VAR e annulla. Il Napoli bissa nella ripresa. Insigne, ispirato stasera sia nel lancio che nel cercare di abbindolare gli avversari con le finte, serve verso il lato debole e lungo, Milik. Poi palla per Fabian che arriva a rimorchio, tiro teso ed è gol. La ricerca degli spazi, quelli vuoti, con il piede giusto. Si registrano un paio di occasioni per i neroverdi, Ospina è pronto. Per il resto è un Napoli abbastanza sicuro della partita, qualche errore nel corso dell’intero incontro, ma poi alcune note aggiuntive, qualche minuto per Younes, e l’esordio del giovane Gaetano. Un giorno di ordinaria normalità, la vittoria con il Sassuolo, il passaggio del turno, lo scontro con il Milan è il prossimo obiettivo nella competizione. E finalmente un pensiero: il desiderio della coppetta. Un po’ mi fa gola la Coppa Italia, la tanto normale Coppa Italia. Non è quella dalle grandi orecchie, non ce le ha le orecchie, ma forse è un traguardo raggiungibile. La mia non è una follia, ma solo desiderio di normalità!

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Napoli – Bologna (Capitolo 25), brutti, sporchi e cattivi

Brutti. Cagliari (Capitolo 22), SPAL (Capitolo 23), Inter (Capitolo 24), Bologna (questo Capitolo 25), tutte con un simile canovaccio, un pessimo primo tempo, un Napoli che non si riconosce.  Gli azzurri sono brutti. Il periodo non è positivo, forse manca un po’ di freschezza fisica o forse, come credo, è soltanto un problema mentale. Gli uomini di Ancelotti sono brutti anche con il Bologna, sbagliano tanto, sembrano affetti da amnesie momentanee. Non è una novità, il Napoli degli ultimi tempi non gioca il primo tempo. Uno dei pochi gesti tecnici degni di nota è uno splendido tiro di Mertens, calciato a giro verso l’incrocio, deviato miracolosamente da Skorupski.

Brutti e sporchi. Ma gli azzurri riescono a passare in vantaggio, con un’azione sporca in mezzo all’area, qualche rimpallo, e Milik la butta dentro. Sporchi e brutti. Il Bologna non la guarda la partita,  ma la gioca e sfrutta uno schema da calcio da fermo, spizzata e gol di Santander, gol non facile da evitare. Il commento dell’intervallo è lo stesso degli ultimi tempi, bisogna fare di meglio. E come sempre il Napoli rientra più ordinato, deciso, e preciso. Il San Paolo deve aspettare solo 5 minuti per il gol, 4 azzurri in area, una palla che esce dall’area e l’esterno di Malcuit. Milik combatte con Mattiello, viene strattonato, non riesce a rivolgere lo sguardo verso la porta, è di spalle, quasi con la nuca, che gol sporco. Per lui 979 minuti giocati in Serie A quest’anno, 10 reti segnate, segna 1 gol ogni 97.9 minuti, è il più efficace della Serie A, è un cecchino, segna di piede e di testa, anche da casa sua, di fronte e di nuca, è un campione, più forte di due infortuni al menisco, più forte delle critiche inutili. Ma gli azzurri sono brutti, sporchi, e si fanno rimontare ancora, calano e il Bologna riagguanta il pareggio, ancora da calcio da fermo. Danilo svetta oltre tutti, Albiol non salta, Meret non può veramente nulla.

Nap-Bolo-107E anche cattivi. Mancano solo 10 minuti allo scadere, c’è la rabbia per una partita gettata alle ortiche, ancora, dopo quella di Milano. Le speranze sono al lumicino, serve l’invenzione, serve il “fuoriclasse” del Capitolo 22, l’idea che ti risolve la partita, dato che il Bologna difende ordinatamente il risultato prezioso. Gli azzurri sono brutti, sanno segnare in situazioni sporche, ma sono anche cattivi, hanno il carattere giusto. Hanno acquisito quel carattere che con Sarri avevano imparato a tirar fuori solo nella parte finale del suo corso. Sono diventati finalmente romantici (parlo del romanticismo del Capitolo 9, e già discusso ad inizio stagione, nel saluto a Sarri), sono gli azzurri che la vincono nuotando, come con il Genoa (Capitolo 16). Hanno perso quell’illuminismo Sarriano, che pur abbiamo ammirato tantissimo. Brutti, sporchi, ma anche cattivi. Non perdono le speranze, lavorano pian piano, allo scadere, mancano pochi minuti, e arriva il gesto salvifico, Mertens da lontano, scaglia un siluro, Skorupski si distende, ma non c’è nulla da fare.

Brutti, sporchi e cattivi. Il Napoli non attraversa il suo miglior periodo, gioca una brutta partita, ma dimostra di essere meno razionale e più romantico. L’ho scritto più volte, e lo ripeto ancora, è questo uno degli upgrade di questo Napoli, che è più estemporaneo, risolve partite in situazioni meno pulite del passato. E’ meno bello, anche quando gioca bene, è bruttino come negli ultimi tempi, risolve con la tattica, con l’estemporaneità dei singoli, col gesto del campione, e con una certa cattiveria, un cinismo che è tutto nella testa.

Brutti, sporchi e cattivi, sperando di essere meno brutti e sempre più cattivi, anche se a Natale dovremmo essere tutti più buoni.

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Inter – Napoli (Capitolo 24) è una partita completamente sbagliata

Inter – Napoli è una partita completamente sbagliata, in tutti i sensi, per quanto sentito nei giorni precedenti, sul campo, sugli spalti, fuori allo stadio. Inter – Napoli è la partita delle contendenti, che aspirano a mangiucchiare punti ad una Vecchia Signora che si fa fermare dalla sempre ostica Dea bergamasca. E’ una partita fondamentale per consolidare un vantaggio oppure accorciarlo.

Int-Nap-81L’applauso che decide. L’Inter vuole giocare la sua miglior partita, pressa ossessivamente gli azzurri, non lascia spazi, libera i suoi quando può, il Napoli è in difficoltà, è un primo tempo sbagliato, come tanti negli ultimi tempi. Il Napoli soffre, il risultato è fermo. I piani azzurri ricevono un cambio di direzione quando Hamsik, a metà del tempo, deve uscire. Nel secondo tempo si percepisce un Napoli diverso, non mancano gli errori della prima frazione, ma sembra messo meglio in campo. L’Inter sembra accusare lo sforzo profuso nella prima frazione, e infatti il Napoli inizia a schiacciare gli avversari, si prepara per il forcing finale, dopo l’ingresso di Mertens e Ghoulam. Sembrava una partita segnata ad una fine banale, e invece il Napoli riprende a gestire come può e come sa. Non concede nulla agli avversari, poco, solo ripartenze smorzate. Fanno da sfondo i beceri cori razzisti di San Siro, cori a San Siro. L’Inter riparte, non può fare altro, Politano sembra guadagnare qualche centimetro su Koulibaly, che lo stende (o forse no?). Mazzoleni alza il giallo per il difensore azzurro, che lo applaude. Forse eccessivo il giallo, imperdonabile il gesto della montagna azzurra. Non puoi farlo, non puoi farlo, anche se ti hanno insultato per tutta la partita, non puoi farlo con un arbitro come Mazzoleni, non puoi farlo dopo quanto detto nei giorni precedenti. Koulibaly è fuori e la partita cambia. La partita è irrimediabilmente decisa per un applauso. Koulibaly, decisivo con i piedi, perché determinante sul campo, lo è anche con le mani, con un applauso che affossa il Napoli. Il Napoli subisce, ma è forte al punto da riuscire ad arrivare vicino al vantaggio, che azione di contropiede, Asamoah salva sulla linea. E a completare una partita totalmente sbagliata, dopo il gol sbagliato arriva il naturale e ovvio gol subito. Lautaro Martinez regala il gol ai suoi. La partita completamente sbagliata finisce ancora peggio, è un disastro, anche Insigne perde la testa e si fa espellere. Il Napoli perde sia Koulibaly che Insigne per la prossima in casa. L’Inter gioca un buon primo tempo, ma viene schiacciata nel secondo, e non avrebbe mai potuto vincerla senza la sciocchezza di Koulibaly.

Le bestie sugli spalti. Arrabbiato, ho condannato sui social l’applauso stupido di Koulibaly, concentrandomi solo sul gesto. Sono ancora convinto che il ragazzo, per le sue qualità personali, avrebbe potuto agire in maniera diversa, ma non posso non contestualizzare il gesto. Il franco-senegalese ha utilizzato Twitter per le sue scuse. Francese, senegalese, napoletano, uomo, ragazzo intelligente e di cuore, capisce il suo errore, si danna per aver lasciato in campo i suoi fratelli, ma non può che condannare quanto avvenuto sugli spalti di San Siro. Apprenderemo da Ancelotti che il Napoli aveva chiesto per tre volte la sospensione della partita, ed era stata negata. Una partita completamente sbagliata, siamo alle solite, razzismo, discriminazione, o forse solo stupidità. Curve e stadi popolati da bestie che meriterebbero ben altri luoghi dove rifugiarsi. E’ una partita completamente sbagliata, i “buuu”, i tentativi azzurri di sospendere la partita, il disinteresse di Mazzoleni. Ma allora, cosa facciamo con questa storia? Li lasciamo “ululare” impuniti? Quali sono le regole che il sistema calcio si sta imponendo? Vogliamo far seguire decisioni importanti a quelle sul campo? Allora puniamo queste bestie, e non solo a Milano, in tutti gli stadi, perché ci siamo stancati di vivere nel medioevo della superiorità della razza, di Lombrosiana memoria. O come dice Ancelotti, se non rispondono alle richieste di sospensione, ci fermeremo noi.

Morire allo stadio. Inter – Napoli è una partita completamente sbagliata perché fuori allo stadio capiterà l’irreparabile. Non si può morire per una partita di calcio. La partita era già iniziata fuori allo stadio, con degli scontri tra supporter di opposta fazione. Apprendiamo che un tifoso dell’Inter è morto. Non mi interessano le ragioni, ma un tifoso è morto per una partita di calcio. Non è il primo e non sarà l’ultimo, è vero, ma se iniziassimo a punire quelle bestie che vanno allo stadio eviteremmo anche situazioni del genere. Lo dico da sempre, servono punizioni dure, a queste bestie non va più concesso di entrare in uno stadio.

Inter – Napoli è una partita completamente sbagliata, e la colpa è di quelli che dovrebbero decidere e non lo fanno.

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Napoli – SPAL (Capitolo 23), sul filo del rasoio, salvati da una mano santa

Nap-Spal-42Mentre la Juve procede come una castigatrice di anime, dimostrando che nessuno è al suo livello, il Napoli gioca il suo campionato. Prosegue lungo la sua strada, fatta di amarezze e consapevolezze (Capitolo 21), poche le prime, e molte le seconde, per fortuna dei tifosi. Il Napoli di Ancelotti non è la macchina perfetta di Sarri, non è idea illuminista, ma un cuore pulsante, consapevole, ma non sempre perfetto. Ancora con la SPAL, come era stato a Cagliari (Capitolo 22), il Napoli, con un turnover molto limitato, stenta, Insigne e Hamsik non attraversano il loro periodo migliore. La SPAL sembra una montagna invalicabile, ben messa in campo, organizzata e con la voglia di proporsi, ma il divario in campo è verità. Il gol non arriva, tanti tentativi da fuori, tanti tiri scagliati chissà dove. Serve una spinta, serve l’aiuto estemporaneo. Il primo tempo, ringraziando Dio, si chiude con il vantaggio, con un gol insperato, nonostante il possesso palla incessante. Calcio d’angolo di Mertens, calcio teso e curvo, svetta Albiol, che regala un sorriso agli azzurri. Arriva la spinta dall’arma in più del Napoli della scorsa stagione, una caratteristica che il Napoli di Ancelotti sta ritornando ad apprezzare. Nel secondo tempo è ancora Napoli, vicino al gol con una bella combinazione tra Insigne e Mertens, il risultato è un misero palo. Il Napoli mantiene la partita sul filo del rasoio, gli avversari arrivano nei pressi di Meret, e il tempo passa, mentre gli azzurri si adagiano, permettendo agli avversari la possibilità di spingerli nel baratro. Ma gli azzurri sono salvati da una mano santa, venuta dalle parti di Dio. E’ Meret che salva in due occasioni, proprio nel finale, luminoso come le mani della Creazione di Adamo di Michelangelo, i suoi sono veri e propri miracoli, santifici, due regali di Babbo Natale, due gemme del “fuoriclasse” (del “fuoriclasse” del Capitolo 22). Anche per Meret, non parliamo di fuoriclasse, ma uno che ne capisce, Ancelotti, confida tanto in lui. Crederemo anche noi nel giovane azzurro, sul filo del rasoio, salvati da una mano santa

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Cagliari – Napoli (Capitolo 22), il momento del “fuoriclasse”

Cag-Nap-89Dopo l’amarezza e la consapevolezza europee (Capitolo 21), il Napoli riprende la marcia in campionato, si vola in Sardegna, il turnover è folto, Ruiz fa la punta con Milik, a centrocampo Diawara, ci sono anche Ounas, Malcuit e Ghoulam. Il Napoli è confuso, sembra senza idee, è pericoloso come una pistola a salve, il primo tempo è da dimenticare, serve una scossa, servono idee, servono cambi. E il Napoli si dà una scossa nel secondo tempo, i cambi non arrivano ancora, ma il Napoli è già cambiato. La partita è fastidiosa, gli avversari tentano una perdita di tempo sistematica, l’arbitro concederà 7 minuti di recupero a fine gara. Il gol non arriva, entra Mertens e serve un assist delizioso per Milik, che incorna, ma il pallone incoccia sulla traversa. Continuano i cambi, entra anche Insigne e addirittura Callejon per Malcuit, per provare una formazione ultra-offensiva. Sembra una di quelle partite che non porterai mai a casa, mentre il Cagliari fa di tutto per far stizzire gli azzurri, con continue perdite di tempo. La partita è finita e il Napoli si procura un calcio di punizione dal limite. Chi andrà a battere? Insigne? Mertens? Ghoulam? Sullo schermo vediamo Insigne e Milik sul punto di battuta. Pensiamo che possa essere Insigne a calciarla, e invece Milik ha chiesto di sobbarcarsi l’onere, sembra calmo e serafico, sarà proprio lui a calciarla, calcia, con una frustata, il calcio è dettagliato e potente, la palla supera di poco la barriera, e si scaglia nella rete. E’ il momento del fuoriclasse, ci ricorda la punizione di Maradona, il cucchiaio di Totti, il momento che rivoluziona il mondo, il momento della vittoria, il momento di Milik.

Il momento del fuoriclasse, la mia è chiaramente una esagerazione, una provocazione. Milik non è un fuoriclasse, ma è un bel giocatore, falcidiato dalle circostanze avverse, ma sempre lì, pronto per dimostrare le sue qualità, coraggioso, conscio di se stesso, capace di decidere di battere una punizione importante e calciarla come un fuoriclasse. Milik non sarà un fuoriclasse, ma è una freccia in più nella faretra di Ancelotti. Ne avevo iniziato a parlare dopo Atalanta – Napoli (Capitolo 19), dopo il suo gol, e questo senso di rivalsa è stato ancora più vivo dopo i due gol al Frosinone (Capitolo 20), e ancor più dopo questa prodezza. Milik non sarà un fuoriclasse, ma risolve Cagliari – Napoli.

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