Il mito deve rivivere anche attraverso un numero che non c’è più

maradona-napoli3Sulla 10 ad Insigne. No. No a prescindere. No. Ma non per negare al nostro gioiello una gioia, o almeno non per negarla a lui in particolare. Io la voglio negare a chiunque, perché questo svilirebbe il mito. Il mito deve rivivere anche attraverso un numero che non c’è più, che non potrà più fare la sua comparsa su un prato verde, che è stato consegnato alla memoria di un video in VHS, alla memoria di Novantesimo Minuto, o ad una radiocronaca dall’altoparlante di una radiolina scassata. Il mito è memoria, una mano che segna e una lunga corsa e uno slalom che sballano, diavolo e angelo contro il nemico e per la sua terra. Un unicum come Diego è un ricordo per chi lo ha vissuto, un sogno per chi non c’era, e una speranza per chi non può, e vuole vincere, senza averne i mezzi, perché Maradona in qualche maniera fu l’unico mezzo per vincere contro lo strapotere del nord. Maradona fu speranza, sogno, forza, orgoglio, slancio verso l’ignoto, la possibilità della vittoria. Maradona è quello del campo, quello del piedino magico, della mano di Dio, degli stop, delle pazzie, del genio e della sregolatezza, quello dei giochetti sul campo. Ovviamente non quello fallibile fuori dal campo, non è quello che sbaglia quando chiede la testa di Sarri (ne scrissi qui). Maradona, quello divino, è il dio del calcio, che nasceva per illuminare calciando un pallone, è unico e unico sarà nell’aver onorato quel numero. Quella maglia con quel numero è stata santificata dal Dio che l’ha indossata. Non potrà essere più materia umana, ma solo divina, degna solo di restare tra gli Dei dell’Olimpo, come il fulmine di Zeus, la spada di Marte o la fucina di Vulcano. La 10 di Maradona è unica e come tale deve restare la sola e ultima. Qualcuno nelle serie inferiori l’ha dovuta indossare, le regole hanno voluto così, l’ha onorata, come si fa con le effigi di un Santo (l’ultimo adepto fu il Pampa Sosa). Significa onorare l’unico e inimitabile, anche con un pizzico di tristezza, se si pensa che la 10 non potrà essere indossata da nessuno, mai più. Il mister pensa al sogno dei giovani, di coloro che ambiscono a indossare le vesti di un Dio. E’ un punto di vista rispettabilissimo, forse ha ragione lui, ma io penso che a volte, forse poche volte, un simbolo da onorare e da ricordare può far scalare montagne impossibili.

Insigne è un 10 nel cuore, nel sogno, non esattamente un 10 classico, certo. E’ un giocatore diverso da Maradona, ma è un genio col piede e anche un po’ pazzo nelle idee. E’ un calciatore che tenta di crescere, nelle ultime due stagioni ha mostrato sul campo fantastici momenti di calcio, aspirando a quella continuità che lo renderebbe unico nel suo genere, un grande attaccante con la testa da regista e guizzi del finalizzatore. A lui va tutta la nostra attenzione, e l’ammirazione e lo sprone per diventare sempre più forte. Ma la 10 del Napoli non si tocca, non si vede. Si onora, ma non si indossa. La si può sognare, ma appartiene ad uno solo. Appartiene al mito che vive ogni volta che pensi a quella maglia azzurra, con un 10 sulle spalle, mentre si riscalda, mentre si scambia un gagliardetto, mentre corre, dribbla e segna, quel mito che si esalta mentre il suo popolo lo acclama, e i telecronisti ne incensano le doti. Maradona è la 10, e la 10 è Maradona, lasciamo in pace Dio, e rendiamogli grazie.

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Benevento in Serie A: la sua storia fantastica

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Napoli – Fiorentina, altra prova di mentalità e forza, sperando che il sogno diventi realtà

Napoli – Fiorentina è un’altra prova di mentalità e forza. Ancora campionato, ancora Napoli, quasi gli ultimi momenti di passione, di grinta, di agonismo, di spettacolo, di bellezza pura. La Roma vince la sua partita e il Napoli la segue. Non è facile non perdere la concentrazione, dopo aver visto i rivali vincere e mettere una seria ipoteca sul secondo posto. Ma questo Napoli è maturo, è sicuro di se, non si ferma mai, continua lungo la sua strada e fa a brandelli anche coloro che ha sofferto solo pochi mesi fa. Affronta una squadra che fa del gioco il suo comandamento, proprio come il Napoli. Ma gli azzurri di Sarri si dimostrano superiori.

gol_KKStranamente il Napoli va in vantaggio segnando su azione di calcio d’angolo, Hamsik incorna e Koulibaly mette a segno il suo secondo gol stagionale, il terzo col Napoli. E costringe la Fiorentina a svegliarsi. Ma la manovra viola è sterile contro il pressing degli avanti azzurri e della linea mediana. E’ proprio grazie a questo pressing stretto delle due linee avanzate che arriva il secondo gol, Zielinski recupera il pallone, che come su uno scivolo passa fluidamente dai piedi  di Callejon a quelli di Mertens e poi ad Insigne. L’azzurro non cerca il palo dal lato del suo piede, non cerca il tiro a giro, ma incrocia, sembra fare la scelta più difficile, ma lo fa spesso, è gol. Il terzo gol viene siglato dopo 10’ dall’inizio del secondo tempo, è ancora da calcio d’angolo, ancora bravi i nostri a segnare, ancora lenti i difensori viola. Nel primo tempo aveva incornato quasi libero Hamsik, questa volta tocca ad Insigne. Poi la difesa viola va in bambola e di rapina Mertens può segnare il suo gol numero 26 in campionato. Ma il piccolo belga vede Dzeko e lo vuole raggiungere nella classifica dei marcatori. Nella stessa azione fa un tunnel, un passaggio no look, si infila in area e mette in rete un tiro ribattuto da Tatarusanu. E’ il suo gol numero 27, è a solo un gol da Dzeko. La partita termina 4-1, Ilicic è bravo a scagliare in rete un pallone crossato dalla sinistra. Solito neo azzurro: lasciare avversari liberi di calciare dal limite dell’area su palloni del genere.

Ma è troppo poco, il Napoli domina e stravince. Lo stesso Sousa dichiarerà di non aver mai incontrato una squadra forte quanto il Napoli, parole che inorgogliscono gli azzurri e i propri tifosi. Gli azzurri escono acclamati dal campo. A loro, al loro mister, al presidente e a tutta la società va detto grazie per le gioie e lo spettacolo regalati quest’anno. Ma tutto ciò non è bastato per vincere, il campionato va alla Juventus, che conquista il suo sesto titolo consecutivo, un record per il campionato italiano. Tutto ciò non è bastato nemmeno per il secondo posto, è difficile che la Roma si fermi all’ultima giornata. Non è bastato il record di punti, superato il record di 82 punti della passata stagione. Non bastano questi 83 punti, potenzialmente 86. Non bastano i gol. Non bastano saltimbanchi, acrobati, giocolieri e ammaestratori di palloni. Non basta il Napoli circense. Non basta il gioco da playstation. Non bastano i record della sua storia. Questo capolavoro non basta per vincere. Manca una partita, ma possiamo già dire di essere soddisfatti, perché questa squadra ha fatto tanto e sicuramente avrebbe meritato di più. Giochiamoci l’ultima partita, attendiamo le sorti di questa squadra, poi penseremo al futuro, poi penseremo al calciomercato, poi penseremo all’eventuale preliminare di Champions League, o chissà, penseremo al sorteggio dei gironi. Penseremo al futuro, sperando che questa squadra mantenga questa mentalità, la qualità di gioco e la convinzione che l’ha portata fino a questo punto. Speriamo che le mantenga anche nella prossima stagione. Perché se è giusto godere di quanto fatto e ottenuto, in un futuro non tanto remoto questi tifosi potranno tornare a sognare, e toccherà al Napoli, fuori e dentro il campo, riuscire a concretizzare questo sogno. Guardiamo al futuro, sperando che il sogno diventi realtà.

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Torino – Napoli e Roma –Juve, nulla di fatto

Mertens_Callejon_Insigne_col_TorinoTorino –  Napoli è una partita decisiva, una partita che può permettere al Napoli di superare la Roma, che la sera stessa avrebbe affrontato la mattatrice del campionato, la Juventus. La partita a Torino si preannuncia difficile, tra le più ardue, i granata hanno uno score tra le mura domestiche da record, hanno perso solo con la Juventus in casa. Al Napoli tocca non tradire la propria natura, non crollare dopo le prime difficoltà, vincere, vincere e basta. E infatti, la squadra di Sarri la vince questa partita. Sblocca il risultato quasi subito con Callejon, subisce leggermente i granata, ma può andare in gol anche in altre occasioni, forse spreca. E il secondo tempo, nonostante qualche pericolo, vede dopo 15 minuti il raddoppio. I granata sono larghi, Mertens è libero per servire Insigne, che arriva solo da dietro. La partita oramai sorride solo al Napoli, il Torino si scioglie, concede anche un contropiede a Mertens, che segna finalmente il suo gol, sale a quota 25 in campionato. Completano l’opera, prima Callejon che raccoglie un cross fendente di Ghoulam e poi Zielinski che raccoglie un appoggio di Callejon, come contro l’Inter, calando il poker all’Olimpico di Torino.

Il Napoli è secondo, fa il suo dovere, dimostra ancora una volta la sua potenza. L’avversario di giornata, il granata Ljajic, incoronerà con le sue parole la squadra di Sarri come la migliore del campionato. Il Napoli è tattica, amore e fantasia, è una squadra razionale, che esalta il cuore e la fantasia dei suoi funamboli. Solo la Juve aveva vinto all’Olimpico di Torino quest’anno, il Napoli fa lo stesso, distrugge il Torino, inerme contro la forza della squadra di Sarri. E’ anche la giornata di un nuovo record. Sono 107 i gol in stagione, meglio dei 104 di Benitez, meglio dei 106 della passata stagione, e il bottino può ancora migliorare. E’ una festa, il Napoli è secondo e attende Roma – Juve. La Juventus deve vincere, deve giocarsela a mille. Potrebbe chiudere con la Roma la pratica scudetto e programmare le prossime settimane solo in funzione della finale di Tim Cup e quella più importante di Champions League. E’ quello che pensano tutti. E’ quello che dichiarava Sarri nella conferenza stampa di sabato. E invece, a Roma vanno in campo delle copie sbiadite. La Juve va anche in vantaggio, ma viene surclassata dai romanisti. Non è la Juve che conosciamo, evidentemente gli uomini di Allegri non sono concentrati, sono senza motivazioni. Non è la Juve che subisce il minimo indispensabile in Champions League, non è la Juve della difesa imperforabile, è una Juve senza mordente. Nessuno se lo aspettava, almeno noi non ce lo aspettavamo. Forse loro sì, lo stesso Bonucci parlerà delle avvisaglie avvertite nell’allenamento del giorno prima. Consciamente e/o inconsciamente, la Juve subisce, non ha mordente. Perde contro una squadra forte, non ci sono dubbi, ma la Juve che conosciamo non avrebbe avuto problemi a tenere a bada la Roma. Lo sappiamo. Lo dice la storia di questa squadra, che anche quando ha ritenuto superiore il suo avversario, ha sfoderato risorse importanti, anche difendendosi come l’ultima delle provinciali, proprio come quando ha incontrato il Napoli. E invece perde, permette alla Roma di sorpassare il Napoli. Evidentemente, vorranno risolvere tutto con il Crotone. Consciamente o inconsciamente falsa la corsa al secondo posto, una corsa che probabilmente vincerà la Roma.

Queste 2 partite, che pure hanno visto spettacolo e gol, portano ad un nulla di fatto, si rimanda tutto alle ultime due giornate. In attesa di queste ultime partite non possiamo che godere del gioco azzurro, e pensare che comunque vada, le gioie regalate da questa squadra saranno uniche, anche se le condizioni imporrano un terzo posto indigesto, e un cammino europeo più difficoltoso.

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Inter – Napoli, come al circo, lo spettacolo, le risate per i clown e la tensione per i trapezisti

Callejon_gol_InterSi è parlato spesso del Napoli di Sarri come di un circo, cioè di uno spettacolo bello e vario, proprio come quello offerto sotto il tendone da clown, trapezisti e domatori di animali. “Venite a vedere il Napoli e vi divertirete. Godetevi i nostri saltimbanchi, acrobati, giocolieri e ammaestratori di palloni!”, questo griderebbe il presentatore del circo, è quello che questo Napoli offre, è ciò che il Napoli ha mostrato a Milano con l’Inter. Il Napoli fa il suo solito gioco, possesso, intesa, ingranaggi che ruotano all’unisono, insomma uno spettacolo. L’Inter si difende, lascia come deve il pallino agli avversari, e tenta di ripartire, tenta il lancio lungo, il cambio di campo, prova a pungere dai calci da fermo. I nerazzurri si presentano anche dalle parti di Reina, creando qualche grattacapo. Ma è il Napoli che guida l’incontro. E nonostante la bilancia penda dal lato degli azzurri, sembra che l’incontro possa non sbloccarsi mai. E invece il Napoli e i suoi tifosi ringraziano Nagatomo, che decide di dar scena ad uno spettacolo da clown. Immaginate un clown che scivola su una banana, e quindi le risate del pubblico. Il Napoli circense è quello dell’atto ripetitivo, ripetuto alla nausea e sempre nelle stesse forme. Uno spartito imparato a memoria ed eseguito continuamente. Lo spartito è sempre identico quando ha la palla Insigne e decide di crossare in diagonale per servire sul lato debole il compagno, quasi sempre il puntuale Callejon. Questa volta il difensore, Nagatomo, è piazzato bene, ma decide di contribuire al circo, sbaglia il controllo, e Callejon è lì pronto per battere a rete. Il Napoli spreca, ma le circostanze lo aiutano a sbloccare la partita.

Nel secondo tempo l’Inter cercherà di farsi avanti, ma il Napoli avrà altre occasioni per raddoppiare. Non chiude l’incontro, e la tensione si alza, il terrore per un cross calciato in area ed incornato, un tiro deviato, una dormita in difesa sono timori vivi. Immaginate di essere al circo mentre un trapezista esegue il suo numero, senza reti di protezione. Ci siete, la tensione è stata la stessa. Il Napoli si difende, riparte in contropiede, sbaglia, lascia i tifosi col fiato sospeso, ma resiste, porta a casa i 3 punti, agguanta la Roma, o quasi, è a 1 punto dai giallorossi. Questo Napoli è felicità per gli occhi, lo spettacolo ha un suo canovaccio preciso, e saltimbanchi, acrobati, giocolieri e ammaestratori di palloni si esibiscono sotto il tendone del Napoli circense. Insigne giochicchia con gli avversari, dribbla e fa sparire i palloni, Mertens ammaestra palloni come un domatore di leoni. E che dire di Reina? Non viene praticamente mai impegnato seriamente, ma vuole far parte del circo e con due uscite dimostra di non essere da meno come giocoliere (vedete questo video per sapere di cosa parlo, su Twitter o su Facebook).

Dopo questa vittoria, il Napoli supera il suo record di vittorie esterne, sono 11, e anche il record di punti in trasferta di Benitez, arriva a 37. C’è ancora tempo per superare altri record, e anche per agguantare una Roma che inciampa con la Lazio.  I tifosi sono finalmente rilassati e si rallegrano per la vittoria, mentre una voce ripete: “Venite a vedere il Napoli e vi divertirete. Godetevi i nostri saltimbanchi, acrobati, giocolieri e ammaestratori di palloni!”

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