Napoli – Torino, questo finale rischia di farci dimenticare…

Dalla bellezza, dalla convinzione, dal dominio alla squadra molle, senza convinzioni e distratta di Napoli – Torino. Per me ha poco senso parlare oggi di Napoli – Torino, del gol di Mertens e di quello di Hamsik (ero allo stadio, e ammetto di non averli ancora rivisti), non ha senso parlare delle sole due occasioni del Torino, trasformate in gol, non ha senso parlare delle distrazioni azzurre, non ha senso parlarne perché è più rilevante discutere della trasformazione del Napoli, che è crollato dopo Inter-Juventus.

Nap-Tor-97E’ vero, il Napoli non è più se stesso da un pezzo, con passi falsi e incidenti di percorso, alternati a buone partite, ma la squadra di questo scorcio di campionato ha spento la luce. Questo uno contro uno, il sorpasso dei bianconeri, le prestazioni scialbe juventine che comunque portavano ai successi, alcune decisioni arbitrali recenti che hanno ridato la scopa alla vecchia strega di Torino, hanno minato il morale azzurro. Se la montagna è già insuperabile, perché la Juve è la squadra più forte per fatturato, potere politico, qualità e quantità, diventa ancora più insormontabile se devi vederla giocare spesso prima di te, mentre vince, meritando o non meritando. Questo è stato un limite del Napoli, farsi influenzare troppo da questo stato di cose, ma mi chiedo, come avrebbe fatto a non farsi distruggere da tutto quello che vedeva? Per fortuna, le speranze riaccese hanno regalato un finale di stagione emozionante. Il Napoli non era più la macchina schiacciasassi della prima parte di stagione, ma tentava di far posto al cuore quando le dinamiche di gioco e alcuni giocatori non erano all’altezza. E ci è riuscito, è riuscito a fare l’impresa a Torino con la Juve, riaccendendo le speranze, decisamente. Ma anche il più saldo sulle proprie convinzioni non può non ammettere che Inter – Juventus e Juventus – Bologna, per quanto di “lecito” e non, visto sul campo, hanno reso il mostro ancora più terrificante. E così il Napoli ha spento la luce, incamminandosi per una strada buia, incorrendo nella drammatica sconfitta con la Fiorentina e nella scialba prestazione con il Torino.

Per me, è successo tutto nella testa dei giocatori, e Sarri non ci avrebbe potuto fare nulla. Gli azzurri non sono stati abbastanza forti per reggere questo stato di cose. A questo, possiamo aggiungere una serie di errori ed eventi che hanno condizionato la stagione: gli infortuni decisivi, il calo di alcuni giocatori, rotazioni limitate, mancanza di riserve pronte o gestione limitata delle stesse. Piccole incertezze che però non hanno vietato al Napoli di arrivare a giocarsela. Il Napoli ha fatto qualche cosa di incredibile, perché è arrivato dove non poteva, e ci è arrivato con la bellezza del gioco, la poesia, le idee, la tattica, la qualità e alla fine anche con il cuore. E’ stato illuminista, ma anche romantico, preciso come una figura geometrica perfetta, caotico come un quadro cubista, impetuoso come un’onda assassina e bello come il golfo di Napoli. Il Napoli merita gli applausi, ma li merita anche dopo Napoli – Torino. Questi (ma non solo) sono i motivi per i quali io non mi sento di condannare questa squadra, è questo il motivo per il quale non mi sento di indicare in una o nell’altra partita la causa della sconfitta. Il Napoli ha fatto del suo meglio, secondo me ha fatto già tanto, avrebbe potuto fare di più? Certamente. Ma quanto fatto è stato già tanto.

Ho tanti rimpianti. Ho pianto di gioia durante e dopo Juventus – Napoli. Ho perso le speranze e le ho riacquistate, ho gioito principalmente, ho ammirato la bellezza azzurra, una stagione indimenticabile, non lo dimentico, non voglio dimenticarlo. Questo finale molle del Napoli potrebbe gettare tutto il buono che è stato fatto in un bidone dell’immondizia, ma non sarà così per me. Io non dimentico. Io non dimentico questa stagione. Io non dimentico il gioco, i record e questo Napoli eccezionale. Io non dimentico che il mostro è diventato più terrificante e che ci sono stati eventi che non sono dipesi dalle nostre forze, pur sempre limitate e di una squadra che non ha la forza economica dei vincitori. Io non dimentico, nonostante Fiorentina – Napoli e Napoli – Torino, io non dimentico, e nemmeno lo stadio San Paolo, che ha cantato tutto il tempo (nonostante gli anacronistici cori contro il presidente). Io non dimentico, non fatelo neppure voi.

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Juventus – Napoli, un’impossibile realtà

La partita decisiva, nel calderone torinese, contro l’uomo nero, contro l’uomo bianco(nero), è arrivato il momento, dopo una stagione all’acqua pazza, salite e discese, alti e bassi, passi falsi e grandi imprese. In un istante si decide il futuro, in una stagione si costruiscono i presupposti per quel futuro, un pugno in faccia o un sorriso, un pianto o un’esultanza. Questo Napoli è un’emozione mai vista. Questo Napoli è un’anima arrembante e irrazionale, è un Napoli che è partito dalla sua dottrina illuminista, fatta di tattica, sincronismi e rigorosa applicazione. Ed ha raggiunto uno stato romantico di genio e sregolatezza, razionale quanto basta, senza dimenticare chi è, col palleggio, un tocco e via, gli spazi, il lato debole, di piede e di testa, e indeterminato come una funzione d’onda quantistica. Le ultime partite ci hanno dipinto un quadro cubista del Napoli, nel quale ha perso quella sua innata simmetria, per lasciare spazio all’incertezza delle forme, alle cadute e all’enorme cuore per rialzarsi da quelle cadute. Il Napoli è divenuto un’impossibile realtà. Il Napoli che si accinge ad affrontare il suo uomo bianco(nero) è tutto questo, sicuro a tratti delle sue doti, sulla via di una nuova dimensione. Ma serve la prova del nove, per dimostrare che il suo percorso è compiuto, una vittoria può dirci chi è il Napoli. Vogliamo un Napoli conscio di sé e arrembante, impavido, senza pudore, con il coraggio degli eroi, con la fierezza di una statua greca, con la forza di una tigre ruggente, che non vuole più restare in gabbia. Durante la partita d’andata gli azzurri hanno avuto paura, e l’hanno pagata. Non si dovrà ripetere lo stesso atteggiamento.

Juv-Nap-84E così è, il Napoli guida e non ha paura, lo vedi dai primi passaggi, il giro palla è fluido, gli inserimenti pure, ma il gol non arriva. La Juve si difende e parte in contropiede, cercherà il possesso in poche occasioni. Una punizione di Pjanic viene deviata e il palo salva gli azzurri, ma gli uomini di Sarri, già dopo il primo tempo, avrebbero meritato di più. Lode a voi ragazzi, finalmente coraggiosi allo Juventus Stadium, non conta come finirà, a voi il rispetto dei tifosi, già ora. Il risulto non si blocca, eppure il Napoli ha quasi sempre il pallino del gioco, si avvicendano gli uomini di Sarri, e anche Allegri tenta di dare una smossa alla sua squadra, Dybala va fuori, e Higuain è un fantasma. Sembra che la partita non si sblocchi, gli uomini di Sarri si schiantano sull’uomo bianco(nero). Sembra che finisca così, o può darsi che finisca come sempre, ritorna alla mente il gol di Zaza, o la prestazione dell’andata. Sembra finita, anche se gli azzurri sono padroni, anche i rimpalli sembrano sorridere agli azzurri. E’ un pareggio tanto inutile agli azzurri quanto manna dal cielo per la Vecchia Signora. Agli azzurri serve un aiuto dal cielo (più consistente della manna). Ma i santi vivono anche sulla Terra. E’ il momento dell’angelo nero, l’uomo nero per i bianconeri, che vola come un demone vendidatore per scaraventare in rete la palla dello Spanish Sniper Callejon. Lo spagnolo calcia magistralmente il pallone, il Napoli è disposto in diagonale, lo schema punta a creare spazi in mezzo all’area, Koulibaly ci si butta e salta laddove nessun uomo è mai giunto prima (per ricordare le parole del capitano Kirk in Star Trek). E’ la specialità azzurra, è il calcio d’angolo, sono 11 i gol in campionato da corner (almeno secondo i siti di statistica) e la percentuale di conversione dei corner calciati è seconda solo a quella dei bianconeri.

E’ un’esplosione di gioia, il pianto, quello di felicità, è l’unica reazione possibile, per l’impresa, l’insperata impresa, un’impossibile realtà, resa possibile da una squadra che meriterebbe già ora quel tricolore. Il Napoli ha dimostrato il suo valore, e forse qualche Juventino ne ha già preso coscienza. Il Napoli esulta, i milioni di napoletani nel mondo esultano, esultano a Capodichino, esultano per le vie di Napoli, e il tutto diventa una pirotecnica festa per un successo impossibile, diventato reale.

Ma non è finita, questo è solo una gioia momentanea, è una conquista che non assegna nulla, che non decide nulla, alimenta solo nuove e più forti speranze. Mancano 4 giornate, alla Juve toccheranno gli impegni più ardui. L’obiettivo è la vittoria. L’obiettivo è il sogno, un’impossibile realtà, impossibile per la storia, per il divario economico, quasi realtà per il valore di questa squadra, per il valore di questa società. Se diventerà reale, la più reale e concreta vittoria, il Napoli scriverà la sua storia, la storia del calcio Italiano, distruggendo il suo uomo (bianco)nero, distruggendo i propri mostri. E’ un’impossibile realtà, a voi e a noi toccherà dimostrare che potrà essere una possibile realtà, la più bella realtà.

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Napoli – Udinese, sorprendentemente irrazionale

Questa stagione calcistica non è priva di sorprese, di risultati inaspettati, di ribaltoni, di frenate ed accelerate, di prestazioni europee eccelse e di strafalcioni italiani. Il Napoli è morto più volte, e più volte ha visto riaccendersi quel lumicino di speranza, che rimane pur sempre una flebile luce che illumina la via per lo scudetto. Il Napoli primaverile è un Napoli pazzo, sorprendentemente irrazionale, a volte si dimentica della sua anima illuminista, forse troppo, e la sostituisce con un animo romantico, con una forza senza coscienza, che fa soffrire, che fa piangere, che fa ridere, che fa esultare. Questo Napoli regala emozioni che forse avevamo dimenticato, grazie all’incertezza del risultato, dovuto ad una perdita di sicurezze mentali, che rende le sue performance meno deterministiche e più incerte. Potremmo dire che il Napoli sta percorrendo una via che lo sta portando dal determinismo classico all’indeterminismo quantistico, per usare una terminologia utilizzata in Fisica.

Nap-Udi-105b-esul-milikL’ennesimo esempio di questo stato di cose è la partita con l’Udinese. Dominio iniziale, con la solita imprecisione azzurra davanti alla porta, poi lo stato di frustrazione perché quella maledetta palla non entra, la distrazione, il gol preso e poi una girandola di emozioni. E’ un Napoli indeterminato. Insigne ci dimostra come trasformare uno stop in un dribbling, che atto irrazionale, che gol. Ma il secondo tempo continua sulla falsa riga del primo. Va ancora in gol l’Udinese, la difesa del Napoli è imprecisa. Serve un cambio, è il turno di Milik per Allan, e si passa al 4-2-3-1. Inizia la rimonta. Due gol nel giro di 6 minuti. Gli azzurri ripartono dai calci d’angolo, un loro punto forte (leggi qui). Da calcio d’angolo svetta e segna Albiol. E poi è Milik ad appoggiare dolcemente in rete un tiro ribattuto di Callejon. Il Napoli chiude i giochi ancora da calcio d’angolo, ancora di testa, questa volta è Tonelli, come un toro, calcia di testa come se calciasse di piede, che botta. E’ un Napoli irrazionale, che si fa perforare, ma ha il cuore per ricambiare il favore, per risorgere, e sugli spalti, quando tutto sembra perso, ritorna la speranza. Ma è irrazionale l’intero campionato. La Juventus, inaspettatamente, pareggia con il Crotone, ripetendo il passo falso fatto con la SPAL. SPAL e Crotone mantengono vive le speranze azzurre. Gli azzurri sono azzoppati, ma la Juventus che perde 4 punti in 2 gare così semplici lascia speranze insperate.

Il Napoli passa da un possibile -9, perché perdeva e la Juventus vinceva, ad un -4 che  porta tutti allo scontro decisivo allo Juventus Stadium. Lo Stadium è campo ostico e la Juventus è avversario impossibile. Il Napoli non può giocare questa partita come fece all’andata, non può aver paura, non può correre con la prima ingranata, non può permettere che le sue armi vengano spezzate dall’avversario. Serve il miglior Napoli, e il migliore Napoli parte dalla testa, sulla quale Sarri dovrà lavorare. A Torino va un Napoli irrazionale, che nel bene e nel male, sta tenendo vivo questo campionato, ma deve essere spavaldo e conscio di quello che ricorda di se. Irrazionale e senza paura. Irrazionale e con tanto cuore. Irrazionale e con un unico obiettivo.

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Milan – Napoli, come una tigre bianca azzoppata da un bracconiere

Il Napoli è una tigre bianca, azzoppata da un bracconiere. E’ la più bella, la più rara, il suo calcio è spettacolare, con un ruggito ti spaventa e con le sue zampate ti uccide. E’ efficace, è pur sempre una tigre, ma è la più bella, la più rara. E’ il Napoli di Sarri, fluido, veloce, istantaneo, dinamico e impetuoso. E’ il Napoli che abbiamo imparato a conoscere, è il Napoli che ha messo paura a quelli forti, è il Napoli dei record, il Napoli che si schianta sugli avversari con l’impeto di una tigre assetata di sangue. Ma quel Napoli, sfortunatamente, non si riconosce più. Il Napoli non è più quella tigre indomita, ma è una tigre azzoppata dalla trappola di un bracconiere. Marzo è stato un susseguirsi di intoppi, ne ho già parlato, e non serve a nulla la grande rimonta col Chievo, dove la tigre era riuscita a ferire il bracconiere. Finalmente. Ma la tigre è zoppa, il bracconiere l’ha bloccata con la più orribile delle trappole, e lei non può nulla.

Mil-Nap-78b-milikLa nuova difficoltà che si frappone tra la tigre e il suo futuro è il Milan, un rinato Milan, grazie alla cura di Gattuso. L’ex ringhio dimostra di essere bravo anche tatticamente, la prepara bene: il primo rilancio sul terzino, a superare la prima pressione azzurra, i cambi di lato, verso il lato debole, per allargare il Napoli, gli inserimenti nei mezzi spazi, ed è anche pericoloso davanti alla porta, Reina fa una gran partita, non avevamo dubbi. Il solito Napoli avrebbe, però, trovato il modo per ferire questo Milan, ma è oramai zoppo, è impreciso, col Milan è anche meno fluido e veloce del solito. Mertens non c’è, Hamsik pure, le incertezze non mancano, Insigne è l’unico che sembra avere idee, ma non basta. E nemmeno quando all’ultimo minuto Milik ha l’occasione della vita (e la gestisce anche bene), si para davanti la manona di Donnarumma. Il napoletano (che qualcuno definirebbe privo di sensibilità) para i sogni azzurri, stoppa gli ultimi istinti felini, gli ultimi sussulti di una tigre che deve leccarsi le ferite e, probabilmente, pensare al futuro.

Il Napoli non è morto, ma è ferito, è zoppo, perde sangue, forse da troppo, e nessuno è riuscito a salvarlo. E siamo arrivati al momento in cui cerchiamo dei colpevoli, a me non piace cercare i colpevoli, ma posso cercare le colpe. C’è chi parla di rosa corta, chi invece dice che Sarri avrebbe potuto schierare di più e meglio alcuni uomini, chi vuole Milik dal primo minuto perché questo Mertens è improponibile. E si condanna il mercato di gennaio, alcuni incolpano Sarri, altri il presidente. Forse questi giocatori non sono maturi abbastanza, hanno subito qualche contraccolpo che li ha uccisi, o comunque li ha frenati. Ne possiamo parlare, possiamo ragionarci, esistono dei limiti reali nella squadra, nell’allenatore, nel presidente. E’ un fatto però, che sulla carta, il divario con la Vecchia Signora resta. Il confronto, dal punto di vista economico, e quindi dei valori in campo, è a favore della Juventus. Proprio Benitez (che proprio oggi festeggia il compleanno) ci diceva che il Napoli avrebbe dovuto fare tutto perfettamente per vincere. Lo ha fatto fino ad un certo punto, nonostante i gravi infortuni, insostenibili per una squadra come il Napoli. Ma il sogno è finito, si ritorna sulla Terra. La Juve ha un ruolino di marcia impossibile da sostenere, e il Napoli non ce l’ha fatta, nonostante un’annata eccezionale, nonostante abbia lasciato a distanze siderali le altre contendenti. E’ per questo che non condannerò mai questi ragazzi, mai questa squadra, mai questo presidente. Ora si giocheranno queste ultime partite, i tifosi devono sperare che il Napoli non crolli, o che quantomeno, riesca a dar senso a questi ultimi “istanti” del campionato. La tigre è stata azzoppata dal bracconiere, e quasi sicuramente non avrà la sua rivincita, anche se può ancora ferirlo. E’ una magra consolazione, che può regalarci ancora momenti di felicità.

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Napoli – Chievo, o tutto o niente

 

Il Napoli primaverile che si gioca le ultime speranze di scudetto con il Chievo è quello degli estremi, o tutto o niente, il Napoli del gioco senza concludere e dei 5 minuti che ti cambiano la vita, quello dell’equilibrista che cammina lungo un filo, che lo separa dal baratro o dalla sponda opposta. La partita è di quelle che non ti spieghi, gioca, praticamente, solo il Napoli. I clivensi arrivano al San Paolo, come è scritto in ogni possibile copione, per difendersi e lo fanno discretamente. Il Napoli non è la squadra illuminata di qualche mese fa, ma non è nemmeno regredita. E’ il Napoli che abbiamo visto giocare in quest’ultimo mese. E’ una squadra che ha subito un colpo psicologico da un traguardo che si allontana sempre di più, nonostante gli eccezionali sforzi profusi. E’ un Napoli che vede alcune sue colonne in difficoltà, vedi Allan, il motore irrefrenabile, vedi Mertens, la bocca di fuoco, e non più tali. E’ un Napoli che, dopotutto, produce gioco, che gioca molto meglio della sua contendente, quella brutta Vecchia Signora, che pure non se la passa bene, nonostante di riffa e di raffa riesca sempre a cadere in piedi come un gatto.

Nap-Chie-149cc-esul-diawaraAnche con il Chievo il Napoli produce, e anche tanto, ma gli manca il guizzo finale. I 3 in avanti hanno perso il feeling con la porta e Sorrentino è baluardo insuperabile. La partita non si smuove, forse servono l’Higuain che si fa cadere o il Douglas Costa che decide da fuori, ma il Napoli questi giocatori non li ha in panchina. E il risultato non si sblocca nemmeno quando Mertens si guadagna un calcio di rigore. L’irriconoscibile Dries se lo fa parare da Sorrentino. Sembra finita, nonostante in campo ci sia praticamente solo il Napoli. Entrano Milik e Zielinski, davanti sono in 4, Sarri vuole provare il tutto per tutto, o tutto o niente. Il risultato non si blocca, e la partita sghignazza in faccia agli azzurri, accade l’impensabile. Koulibaly regala un pallone agli avversari, che passano in vantaggio con Stepinski, chi è costui? O tutto o niente. E’ finita. Sarebbe stata la partita più ingiusta della storia, le statistiche finali della partita avrebbero parlato di dominio assoluto per possesso palla e occasioni da rete. La gente abbandona lo stadio, ma non sapete cosa vi perderete. E iniziano anche i fischi per gli azzurri, soprattutto per Insigne, che manda gli irresponsabili e irriconoscenti a quel paese. Fischi ingiusti. Ma il Napoli non muore, Tonelli centra una traversa da calcio d’angolo. La palla non vuole entrare, è veramente finita. Ci siamo arresi, ma il Napoli non si arrende. Al minuto 88 è il turno di Insigne, fischiato, vituperato, miope quando bisogna buttarla dentro, ma giocatore di classe, che ha nell’assist la sua migliore qualità. Vede Milik, prepara il piedino e lo cerca, Milik guarda il pallone, e il pallone si avvicina, è telecomandato, l’assist è millimetrico, l’occasione è ghiotta, e Milik, affamato di gol, non se la fa sfuggire, vede l’unico angolo libero e lo centra di testa. Bravi ragazzi, arriva il pareggio, ma non basta, è finita e sono finite le speranze. Ma questo è il Napoli del tutto e del niente. Quattro minuti dopo, al minuto 92, arriva quello che nessuno avrebbe mai potuto pensare. Il Napoli bissa con la sua specialità. Calcio d’angolo, spizzata di Milik, e la palla arriva sui piedi di Diawara, probabilmente uno dei peggiori in campo. Proprio sui suoi piedi. Ma è tutto scritto, la vita ti può sorridere o ti può mettere il broncio, o tutto o niente, anche il peggiore può diventare il migliore. Il giovane azzurro la stoppa, felpato come una pantera, ha un muro davanti alla porta, vede l’unico angolo libero (proprio come Milik) e lo centra con un tiro a giro. Il ragazzo esplode, il San Paolo impazzisce, io sfogo con un urlo e una lacrima.

E’ un risultato banale e scontato se pensi alla forza dell’avversario, ma eccezionale per quanto visto in campo, per le difficoltà del momento, per il mostro che il Napoli sta affrontando. Grazie ragazzi, per le emozioni di questa stagione. Grazie ragazzi, per il coraggio di andare oltre l’ostacolo e di superare voi stessi. Grazie ragazzi, perché ci dimostrate che comunque vada non potremo fare altro che ringraziarvi. Forza Napoli, il Napoli razionale, ma anche un po’ romantico, anche un po’ pazzo, il Napoli del “o tutto o niente”.

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