Chievo – Napoli, da Madrid a Verona il percorso è breve

Lo ammetto, io temevo questa gara. Temevo questa gara perché arrivava subito dopo un impegno estenuante dal punto di vista fisico, ma soprattutto mentale, come quello di Madrid. Temevo questa gara perché non ero sicuro di come gli azzurri avrebbero approcciato un incontro all’apparenza semplice. Temevo questa gara perché non ero sicuro di come gli azzurri avrebbero reagito alla sfuriata del presidente e come avrebbero incanalato le energie mentali e fisiche. Temevo questa gara perché i nomi Sardo e Moscardelli sono ricordi fastidiosi, anche se lontani. Ma il Napoli non si è rotto, vince la partita e manifesta la coesione del gruppo anche sui social. Il Napoli vince a modo suo, senza forzare, sin prisa pero sin pausa, come diceva uno spagnolo.

hamsik_esultanzaIl Chievo è chiuso nella sua metà campo, il Napoli fa il suo gioco, cerca di entrare spesso per vie centrali, forse non sfrutta a dovere Pavoletti, ma è in pressione costante. E’ la partita giusta per dimostrare la propria serenità, anche perché il Napoli riesce a non farsi punire dall’unica occasione pericolosa dei gialloblu. Ci mette le mani Reina, è in forma il portiere azzurro. Il Napoli preme, ma per aprire la porta del Chievo serve la chiave giusta. E la trova l’ispirato Insigne. E’ al limite dell’area avversaria, prende palla e sterza a destra, pensa al tiro a giro, lo vuole fare e ci riesce, alla Del Piero direbbe qualcuno, noi diciamo alla Lorenzo Insigne. E’ un tiro che gli riusciva più facilmente in B col Pescara, ma il ragazzo di Frattamaggiore è in un periodo mistico e trascendentale. Per lui, è un gioco da ragazzi. La palla attraversa l’unico vicolo possibile, verso la strada che porta alla porta di Sorrentino. Il Napoli, in pieno possesso della partita, segnerà ancora con Hamsik, grazie ad una caparbia azione di Allan. E nel secondo tempo Zielinski farà il tris, liberato sul lato debole da una ragnatela di passaggi. Ma non è finita, il Napoli cala, e il Chievo si fa avanti. I veronesi superano la difesa alta degli azzurri, Meggiorini viene lanciato oltre i difensori, Koulibaly è maldestro e non riesce a recuperare il pallone, che viene scagliato in rete da Meggiorini. Negli ultimi 20 minuti gli azzurri si devono difendere, è troppo evidente il calo, ma è solo una vana speranza per gli avversari.

Non è il pomeriggio di Sardo e non è quello di Moscardelli, il Napoli vince, per dimenticare le polemiche, ingiuste, del dopo Real – Napoli. Chievo è un’altra prova di maturità. E’ l’ennesima prova di maturità di Hamsik, che segna il suo gol numero 110, a 5 da Maradona, raggiungibile entro fine stagione se dovesse continuare con questo passo. Chievo è una tappa sulla strada di una squadra che non deve temere nessuno, ma dedicarsi sempre con il corpo e la mente, sia col Real che col Chievo. Da Madrid a Verona, dal Real al Chievo il passo è lungo, è un lungo percorso se guardiamo ai valori calcistici delle due compagini. Ma è breve se pensiamo a come il Napoli ha saputo non sfigurare con i primi, ricordiamoci che loro sono i galácticos, vincitori di tutto. Ed è breve per come il Napoli ha saputo portare a casa punti importanti contro gli altri, che con i Sardo e i Moscardelli, che galácticos non sono, spesso sono riusciti a far sorridere Giulietta e piangere San Gennaro.

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Real Madrid – Napoli, il gioco si ferma dove arrivano blasone, denaro e campioni

insigne_esultanza_real-napE’ la partita che tutti aspettavano, il sogno di tutti i tifosi azzurri, che in massa hanno invaso il Santiago Bernabeu. La felicità era immensa allo stadio e nelle case dei milioni di napoletani in attesa della prova del campo. La partita sembra da subito impegnativa, Reina salva dopo appena 20 secondi. Devia il pallone con un pugno che farebbe invidia al miglior Patrizio Oliva. Sembra che la partita possa partire in salita e invece il Napoli passa in vantaggio con uno dei suoi marchi di fabbrica e col genio di Insigne. A centrocampo Mertens si trascina un difensore che lascia un buco nell’area blancos, e Diawara serve Insigne, inseritosi tra i difensori avversari. L’estroso azzurro inventa una palla a giro e centra la porta a fil di palo, e inganna il povero Navas. Insigne esplode e con lui il San Paolo, era il Santiago Bernabeu, ma sembrava lo stadio di casa. Il Napoli arriva al gol col gioco, con un suo marchio di fabbrica, con la tattica, essenziali costanti che amplificano le genialità dei campioni azzurri. Ma il gioco si ferma dove arrivano blasone, denaro e campioni. La felicità dura poco, i valori in campo iniziano a manifestarsi, è difficile limitare la potenza avversaria. Il Real cambia spesso gioco per cercare l’esterno sul limite del campo, per allargare la difesa azzurra e creare spazi e superiorità. E proprio in occasione di una di queste situazioni arriva il gol di Benzema, che salta più in alto di Albiol. Stacca su un cross scagliato da Carvajal, lasciato solo sulla destra del fronte d’attacco blancos. I madrileni sono pericolosi, e la differenza dei singoli si palesa in più occasioni, gli azzurri soffrono sulle fasce, ma resistono e vanno negli spogliatoi sul pareggio. Inizia il secondo tempo e in 5 minuti il Real Madrid va a segno con Kroos e Casemiro. La partita si ribalta ed è il Napoli che prende il possesso del pallone (a fine partita il possesso palla sarà equiripartito tra le due compagini). Il Napoli attacca, è più incisivo del primo tempo. Fatta eccezione per l’occasione del gol, nel primo tempo non era mai riuscito a pungere. Gridano vendetta due occasioni, in una Mertens scaglia alto, nell’altra è Navas che salva, sempre sul belga. Non basta, gli avversari sono troppo superiori, hanno esperienza da vendere, hanno la personalità che solo giocatori di quel calibro possono vantarsi di avere e conducono il match senza subire ulteriori gol.

Il numero di tiri in porta è totalmente a favore dei blancos (20 contro gli 8 degli azzurri). Nel corso della partita il Napoli rischia in più occasioni, è fondamentale Reina in alcuni interventi decisivi. Non è in vena Mertens. Insigne sbaglia qualche cosa di troppo, ma si fa vedere con qualche buon assist ed il gol è spettacolare. Callejon prova ad infilarsi oltre i difensori avversari, serve un assist d’oro a Mertens, che spreca. In mezzo al campo Zielinski non è in giornata, insicuro e indeciso, gli subentrerà Allan, meglio il brasiliano. La difesa soffre sulle fasce, Koulibaly è troppo superficiale, ha colpe sul gol di Kroos, bene Albiol. Il migliore in campo è Diawara, giovane, troppo giovane, ma sicuro come un trentenne.

Il 3-1 è un risultato che rende quasi impossibile il ribaltone al San Paolo, ma la bolgia infernale dell’impianto di Fuorigrotta freme per infiammare gli azzurri e intimorire i bianchi madrileni. Il Napoli avrebbe potuto fare di più, ma ne esce a testa alta. Questa squadra merita tutto il rispetto possibile e il ringraziamento per aver raggiunto un traguardo importante. Mai come in questa occasione Davide incontrava Golia, in casa sua. Nonostante il palese divario, il Napoli riesce a non sfigurare, pungendo a dovere gli avversari e segnando un gol in trasferta importantissimo. Nemmeno il Napoli di Maradona era riuscito a fare tanto. Però, tra gli elogi che molti hanno rivolto agli azzurri, e tra questi le parole degli stessi madrileni, a rovinare l’umore dei tifosi e della squadra arrivano le dichiarazioni di De Laurentiis. Le sue sono dichiarazioni che risultano inopportune e sembrano quasi senza senso, a meno che non si immagini, come ha fatto qualcuno, che avesse un piano diabolico per distogliere l’attenzione dalla sconfitta. Comunque, questa possibilità mi sembra abbastanza remota, a meno di scoprire che stiamo vivendo in una realtà parallela.

Il presidente parla della cazzimma che i nostri non avrebbero messo in campo. Il presidente sbaglia perché sul campo si sono viste 2 squadre che vivono su pianeti diversi. Forse lo stesso Sarri, che ha fatto del gioco e del lavoro i suoi cavalli di battaglia, ha capito che ad un certo punto il gioco non può nulla. La cultura del lavoro è fondamentale per arrivare in alto, ma poi, per salire sull’ultimo gradino serve altro. E questa partita ce lo ha dimostrato. Ci ha dimostrato a che punto è questo Napoli. Credo che Sarri inizi a capire dove possa arrivare questa squadra. Questa partita ha dimostrato a Sarri e a tutti i tifosi che il Real Madrid è ancora lontano. Il gioco, il bel gioco, si ferma dove arrivano blasone, denaro e campioni. La differenza di fatturato e di qualità dei campioni ha avuto la meglio. Gli avversari erano superiori sulla carta e lo sono stati anche sul campo.

L’unico modo per vincere o fare meglio di quanto fatto sarebbe andare oltre le proprie capacità, sublimare il gioco e le proprie qualità personali. Questa eccezionalità si è vista solo nel gol di Insigne, un momento azzurro contro il mare di unica qualità avversaria. Questo è il Napoli, ne dobbiamo prendere coscienza. Questo è il Napoli, un’ottima squadra, tra le migliori italiane, tra le migliori europee, ma ancora lontano dalla vetta. E’ una squadra che deve ancora lavorare per trovare quella chiave per stare allo stesso tavolo con le grandissime, senza avere l’invito per partecipare alla loro festa. Lo diceva lo stesso Benitez, al Napoli deve andare tutto bene per raggiungere il massimo. Il Napoli deve centrare il momento giusto, affidarsi anche alla fortuna, convincersi oltremodo di essere più di quello che si è, andare oltre se stesso. Altrimenti, il gioco in sé si fermerà sempre dove arrivano blasone, denaro e campioni.

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Napoli – Genoa, la bella addormentata e il suo principe azzurro

zie_golSarri aveva avvisato i suoi, la stampa e i tifosi, la partita col Genoa sarebbe stata ostica. Lo ha detto a chiare lettere, si pensa solo al Genoa, il Real Madrid è soltanto la partita successiva. E’ un problema riconosciuto di motivazioni quello che si è trovato ad affrontare il Napoli, e Sarri ha voluto, con le sue parole, scongiurarlo. E’ facile, prima di un impegno così complicato come quello di Madrid, non essere concentrati contro il “facile” Genoa e sottovalutare l’impegno. Ed in effetti, è quello che è successo. Il Napoli è sembrato la bella addormentata nel bosco. Lento, mai pericoloso, troppo passivo contro un Genoa che si faceva avanti, che bloccava le linee di passaggio, che marcava stretto, che chiudeva tutti gli spazi. Non è il Napoli che ben conosciamo, intontito dal pensiero del grande evento di Madrid, forse è così, nella prima mezzorra è inguardabile. Ha un leggero momento di ripresa nella parte finale del primo tempo, ma non basta. La storia cambia nel secondo tempo, si stende il tappeto rosso e arriva il principe azzurro. Iniziano a crearsi gli spazi giusti. Ma è ancora troppo difficile spezzare l’inerzia dell’incontro, il Napoli non rischia, ma non ferisce, serve il cambio di marcia. E ci pensa il principe azzurro, a strisce rosso-belga. E’ Mertens che si desta e fa impazzire gli avversari. E’ da sinistra che spezza la partita con i suoi dribbling, la difesa genoana va in affanno, e da fuori arriva il piedino dettagliato di Zielinski, che insacca preciso e forte alla sinistra di Lamanna. La bella addormentata si è svegliata, è merito del bacio del suo amato principe azzurro. Arriva anche il raddoppio. Munoz va in pressione su Insigne, venuto in mezzo al campo per scambiare con Diawara. Quest’ultimo vede Mertens infilatosi nello spazio lasciato dal difensore genoano. Il belga è indemoniato, supera Burdisso e serve sul piede Giaccherini, che deve solo appoggiare in rete. Il Napoli supera la prova. Su tutti, Mertens è il condottiero di questa squadra, che sguaina la spada e sconfigge i nemici, è il principe azzurro che bacia i suoi e li infiamma, li spinge verso la gloria. Supera la prova Maggio, quasi mai schierato quest’anno, ma sempre pronto all’appello quando necessario. Supera la prova Giaccherini, non si avvicina allo Spanish Sniper Callejon, ma si impegna e mette il suo zampino nella vittoria. Supera la prova Allan, che dopo una prima parte di campionato sottotono, è ora in pieno possesso delle sue capacità. Supera la prova anche Rog, da esterno destro è intraprendente e collabora a memoria con il suo compagno di fascia Allan. Ancora a mezzo servizio Pavoletti.

Ora è tempo di Spagna, è il momento di pensare al Real Madrid. Poche partite possono essere così importanti e così eccitanti. E’ la partita (o una di quelle) di più alta caratura che possa giocare il Napoli. La storia è vicina, esserci arrivati è una gioia, godere della partita sarà una gioia, godere di una vittoria e di una qualificazione sarebbe un miracolo, come il miracolo che solo il bacio di un principe azzurro può realizzare.

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Bologna – Napoli e le sette stelle guida

hamsik_primo_golGuardi il cielo e sette stelle illuminano il cammino degli uomini, sono le sette stelle del Piccolo Carro, che con la luminosa Stella Polare guidarono la navigazione degli antichi marinai. Ma sette sono anche le stelle del Grande Carro dell’Orsa Maggiore, costellazione prossima nel cielo al più piccolo carro dell’Orsa Minore, ma riferimento importante nelle notti d’estate e non solo. L’Orsa Maggiore è ricordata da molti giovani della mia generazione come la costellazione guida e ispiratrice della scuola di Hokuto, la scuola di arti marziali di Ken Shiro, Ken il guerriero, cartone animato che ha fatto impazzire milioni di ragazzi. Le stelle sono guida, sono guida per il nord, per battere il settentrione, non a caso l’Orsa Maggione (Ursa Maior in latino) era identificata dagli antichi romani come dei Septem Triones, da cui il termine Settentrione. Non è il nord calcistico ricco, è la provinciale Bologna, ma le sette stelle del carro, quello piccolo e quello grande, portano a conquistare parte del nord, una parte del nord nemica sul campo e nemica sugli spalti, che anche ieri sera ha dimostrato livore e razzismo.

Guidato dalle sue stelle, il Napoli non lascia scampo agli avversari. Sono sette le stelle, e sette i gol degli azzurri (vedi i gol). Va a segno Hamsik per 3 volte, e per 3 volte Mertens, e mette il segno sul cartellino anche Insigne. Sette perle, sette bellezze, sette stelle che illuminano ancora il percorso azzurro, sette momenti di gioia mai vissuti prima. Mai il Napoli aveva segnato così tanti gol in trasferta in una singola partita. Di questo Napoli ne vorresti uno al giorno, per ogni giorno della settimana. Sette è il numero perfetto, è il numero dei colori dell’arcobaleno, delle Pleiadi, le sette sorelle vicine nel cielo notturno, oppure dei vizi capitali, delle virtù o dei sacramenti. Sono sette i re di Roma e sette i nani di Biancaneve o le sette sfere del drago Shenron di Dragon Ball. E questo numero ha ancora tanti altri significati esoterici e magici e ricorrenti nella storia. A questi aggiungiamo le sette perle azzurre, le sette prodezze di Hamsik e compagni. La partita è nelle sette prodezze, ma anche nel rigore parato da Reina, nell’unico gol concesso agli avversari, dopo che lo stesso portierone azzurro si era prodigato in un grande intervento. Tra le sette stelle c’è il tuffo alla Shaolin Soccer di Hamsik, l’annuire dinanzi alle telecamere dopo il gol. Tra le sette stelle c’è la spregiudicatezza incauta dei bolognesi, che sullo 0-1 regalano un contropiede agli azzurri, che con gli spazi regalati ci vanno a nozze. Il contropiede è agevolato da Zielinski e sfruttato da Insigne.  Tra le sette stelle c’è il beffardo Mertens che inganna il beffato Mirante, con un calcio di punizione che lo lascia inerme. Tra le sette stelle c’è l’assist sul filo del fuorigioco di Zielinski, la fuga di Mertens, e il dribbling su Mirante. Tra le sette stelle c’è Mertens che si vede regalare un pallone sui piedi, scappa, dribbla un avversario e serve il compagno Hamsik, che centra l’incrocio dei legni opposto. Tra le sette stelle c’è Hamsik che ci prende gusto, ancora di destro, ancora a giro, ancora all’incrocio, ancora Mirante battuto, ancora il capitano. Tra le sette stelle c’è infine e ancora Mertens, che sguscia tra le maglie della difesa avversaria come un coltello nel burro, e batte per la settima volta il portiere stabiese. E voglio dimenticarmi dell’azzardo di Callejon, che lascia i compagni senza il suo supporto, per un rosso che avrebbe potuto evitare per non mettere in pericolo la partita.

Le sette stelle guida, come l’Orsa nel cielo, che guida a nord, così le sette perle del Dall’Ara guidano il Napoli lungo la sua strada, una strada lastricata di vittorie. Le sette stelle guidano gli azzurri da 17 partite (12 di campionato, 3 di Champions League e 2 di Coppa Italia), 17 partite consecutive che non hanno mai visto il Napoli perdere, che non hanno mai visto il Napoli sconfitto sul campo. Le sette stelle sono quelle che guidano la passione azzurra, sono le sette stelle che devono portare gli azzurri verso successi più grandi, verso vittorie importanti. Le sette stelle sono il faro per cercare la via della luce quando il buio è fitto, sono l’allarme per rendersi conto di chi siamo e chi vogliamo essere. Le sette stelle sono un dolce momento che ti rammenta il passato e ti fa presagire il futuro. Le sette stelle sono la via verso il nord, verso il nord di Roma, quello di Milano o quello di Torino. Le sette stelle sono la via per la gloria, la via per la Spagna, la via per Madrid!

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Napoli – Fiorentina, il Napoli è come un sistema operativo in continuo aggiornamento

callejon_festeggiaCon la vittoria casalinga contro i viola di Sousa il Napoli non perde da 15 partite (10 di Campionato, 3 di Champions, 2 di Coppa Italia). 15 partite, dopo la sconfitta allo Stadium, che ci svelano un Napoli in continua evoluzione. Il Napoli è come un sistema operativo messo sul mercato, che viene migliorato continuamente dai suoi sviluppatori, che forniscono anche aggiornamenti e versioni a prezzo maggiorato e con più funzionalità. Gli sviluppatori SSC Napoli, proprio pochi giorni fa avevano rilasciato la versione 2.0. La versione 2.0 era quella del Napoli che riesce a recuperare il risultato in extremis e che vince pur non dominando, difendendo strenuamente il risultato. E questo si era visto con il pareggio con la Fiorentina e la vittoria con la Sampdoria, agguantati allo scadere, e poi con una partita vinta senza dominare, vinta difendendo il risultato, con il Milan. Oggi il Napoli esce con la versione 2.0 Plus. E’ un Napoli che ci fa vedere tutto, un Napoli che gioca una partita che non ci aspettavamo.

Ed ecco che la Fiorentina non mette piede nella metà campo azzurra per ben 10 minuti dall’inizio della gara. Sono 10 minuti filati, nei quali il Napoli ha completo possesso del campo. L’antivisus marcato Napoli funziona egregiamente. E il Napoli limita i movimenti avversari, che non possono che tentare di arrivare oltre la metà campo solo con palle lunghe. E 45 minuti saranno i minuti nei quali il Napoli sarà tiranno, concedendo pochissimo gioco agli avversari e solo poche possibilità nella sua area. Il Napoli è stato per buona parte del primo tempo in pieno possesso delle sue sorti, bello come un Mac della Apple e ordinato e sistematico nel gioco come un sistema operativo Linux.  Il Napoli arriva spesso davanti alla porta avversaria, cerca di sfruttare i cross dalle fasce per l’esordiente Pavoletti (per la prima volta dal primo minuto), ma non è mai decisivo. Evidentemente, esistono ancora dei bug nel programma “cross per Pavoletti”, che vanno eliminati. E un aggiornamento “non crossate come Maggio” sarà presto online. E puntualmente, il Napoli crea la superiorità sulla fascia sinistra, dove genererà la maggior parte delle sue azioni. Su quella fascia Insigne, Hamsik e Strinic fanno quello che vogliono. Questa è una funzionalità vecchia del sistema operativo Napoli, è “la catena di sinistra” che viene migliorata nei dettagli, è più precisa, senza bug, e gira più velocemente sul campo da gioco. La Fiorentina si ritroverà spesso con una voragine sul lato destro della sua difesa, perché Sanchez si alzerà spesso dalla linea difensiva a 4, per andare a pressare alto Insigne, ma verrà spesso saltato, lasciando praterie agli azzurri. Pavoletti si divorerà un’occasione e Insigne è pericolosissimo su punizione diretta, centra il palo e ne centrerà un altro anche nella ripresa. Insigne è in versione boscaiolo, “Lorenzo il boscaiolo” è il nuovo gioco disponibile con la piattaforma, un arcade. L’obiettivo è di raccogliere più tronchi, il protagonista è un napoletano che li spezza con i piedi.  Ma nonostante questo dominio, e una forte limitazione degli avversari, la Fiorentina arriva in un paio di occasioni davanti a Reina. Il nuovo sistema operativo ha un firewall molto attrezzato e i recenti aggiornamenti rendono il sistema operativo totalmente immune ad attacchi esterni. Il “firewall Pepe” blocca tutto. Reina è in giornata, saranno svariati i suoi interventi (anche nella ripresa), ma è in questo primo tempo che fa il miracolo su Astori, è un muro, è una saracinesca, è decisivo. In controtempo riesce a smanacciare un pallone destinato ad entrare in rete.

Nel secondo tempo cambiano le cose, il Napoli si allunga in più occasioni e la Fiorentina prende fiducia. Sembra che il Napoli sia più lento. Forse paga il primo tempo giocato a mille, speso pressando alto, con la difesa sempre nei pressi del centrocampo. Un calo fisico non è da escludere. Evidentemente il sistema operativo e il processore hanno bisogno di qualche aggiornamento, perché il computer gira lentamente e la ventola si sta surriscaldando. Nonostante la Fiorentina abbia iniziato a fare il suo gioco, è il Napoli che ha le occasioni più pericolose, proprio dopo un salvataggio di Reina: un tiro di Insigne e un’altra punizione di Insigne, che impatta sulla sua seconda traversa. Poi è tempo del gol di Callejon. Diawara recupera un pallone e fa partire l’azione. Insigne allarga la difesa e crea lo spazio per Hamsik. Parliamo ancora degli spazi, di quegli spazi che sono il Santo Graal del calcio, un po’ come la RAM in un computer, avere tanta RAM significa avere tanta memoria e migliori performance di programmi che ne hanno bisogno. E così gli spazi sono essenziali per trovare sbocchi nel calcio. Come già accaduto contro il Milan in occasione del gol di Callejon: un uomo arriva da dietro e si butta nello spazio creato. A questo punto Hamsik non può che giovarsi delle sue doti tecniche, il computer è attaccato alla presa e lo schermo è luminoso, luminoso proprio quanto questo assist di Hamsik. Lo slovacco indossa gli occhiali 4D e vede attraverso lo spazio-tempo, attraverso una realtà quadridimensionale, ed è spettacolare. Vede Callejon in mezzo e lo serve al millimetro. Callejon è in garanzia, non ha paura di rompersi, impatta il pallone con tutta la forza che ha, anche a discapito del suo capello gelatinato. E spezza le mani del portiere. Gli ultimi 10 minuti e il cospicuo recupero vedranno il Napoli in versione Premium, in versione alternativa. Il Napoli lotta, resiste, difende il risultato. In anteprima nelle ultime settimane. Presto in tutti i negozi. I cambi di Sousa non cambiano le sorti del match, e non basta la grinta viola. Si registra anche l’espulsione di Hysaj e quella di Olivera allo scadere. Il finale è di un Napoli ancora più inedito, è il finale del Napoli ostruzionista, del Napoli che perde tempo e spende tutte le sue energie, con mezzi onesti e meno onesti, per chiudere la partita. Il Napoli fa partire il programma “cazzimma” in background. Non mi piacciono questi atteggiamenti, lo devo ammettere, ma va preso atto che il Napoli termina con rabbia e grinta, e con quella tanto agognata cazzimma, che tanto abbiamo invocato e quasi mai trovato, è la “garra”  di Benitez, sì, il romanticismo di cui ho parlato in passato (leggi i pezzi:  Il Napoli è una squadra illuminista, ma un po’ di romanticismo non guasterebbe e Milan – Napoli, dopo la ragione, il sentimento e la passione).

Il Napoli si adatta sempre più al match in corso, ma non si snatura completamente, ricorda chi è, e cerca di sfruttare tutte le armi in suo possesso. Il sistema operativo è multifunzionale e flessibile, adatto ad ogni macchina. E consente di avere svariati aggiornamenti, molte funzionalità e programmi veloci ed efficaci. La rosa è abbastanza larga, c’è abbondanza in alcuni reparti, l’hard disk azzurro è 1 di Terabyte.  Ma la storia del Napoli non si ferma oggi. Gli azzurri sono attesi da altri impegni, ben più difficili. Presto toccherà al Real Madrid, e marzo li vedrà affrontare una tra Juventus e Milan in Coppa Italia, Roma e ancora Real Madrid. Sarri e i suoi prodi devono continuare sulla strada del gioco. Ma è interessante notare come sia stata intrapresa anche quella dell’aggiornamento, del miglioramento, delle alternative tattiche e tecniche. Deve continuare con questa consapevolezza. Sì, forse vedremo altre versioni del Napoli, altre sfaccettature mai viste, e che renderanno questa squadra ancora più unica. E vi chiedo: “a voi cosa piacerebbe vedere?” Anche se, forse, questo Napoli ha già mostrato quasi tutto il bello del calcio.

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