Napoli – Torino (Lezione 36), facile come spiegare la gravità ad un bambino

Preambolo. Spesso ho dovuto trovare il modo più semplice per descrivere un fenomeno fisico su Astrofisica in 1 minuto, e spiegarlo ad un bambino può essere anche più difficile. Cerco spesso dei parallelismi, concetti semplici, immagini ed esempi chiarificatori. Ma ci sono concetti che, seppur difficili da capire in un contesto matematico, fanno parte della vita quaotidiana. E quindi non sarà difficile spiegare cosa è la gravità ad un bambino. La percepisce da quando è nato, si è schiantato a terra infinite volte, ha sentito il peso di questa sensazione che ti spinge sempre giù. E’ per lui una sensazione chiara e semplice, sebbene la sua descrizione matematica e fisica richieda poi il ricorso alla forza gravitazionale di Newton, in prima istanza, e poi a teorie più complesse, come la Relatività Generale di Einstein. E’ semplice come Napoli – Torino.

Copertina_Napoli-TorinoLa partita. Fatta eccezione per i primi e gli ultimi minuti, Napoli – Torino è stata una partita segnata, dominata e guidata dagli azzurri, con un esito scontato. Il Napoli domina, potrebbe segnarne cinque, ma come al solito, perde precisione davanti alla porta. Ha spazi, tempi di manovra e quando entra nelle maglie avversarie può far male. Sblocca con Manolas di testa, che sfrutta egregiamente una punizione tesa e precisa di Insigne. Raddoppierà solo quando, nel secondo tempo, il nuovo entrato Mertens inventa un cross alla Insigne, e Callejon prende il Joystick e guida Di Lorenzo per il gol del raddoppio. Facile come spiegare la gravità ad un bambino, ma poi il bambino ti mette in crisi con una domanda ingenua ma geniale, come solo i bambini sanno fare, e ti scervelli per capire cosa potergli dire, per non ricorrere alle equazioni di campo di Einstein. Il Napoli si addormenta, il Torino segna con Edera. Ma per fortuna, la sofferenza dura solo pochi minuti.

Conclusioni. Il Napoli continua la sua striscia positiva, si avvicina ai posti che contano, dimostra di essere ritornato se stesso, con modi e attitudini differenti, ma simile a quel Napoli sicuro e deciso che ci ha fatto tanto divertire. Gattuso è il vincente di questo periodo storico, ha portato convinzioni e idee, riportato in auge Hysaj, e cerca di riprendere Allan, Insigne è ritornato decisivo, Mertens è un unicum, e gli arrivi di Demme e Lobotka hanno fornito tranquillità nel possesso e nelle idee. Si potrebbe argomentare sulle scelte fatte per Meret e Lozano, ma quel che conta è di essere riusciti a ritornare quelli che erano, e di riuscire a spiegare la gravità ad un bambino, facilmente, o quasi.

 

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Napoli – Barcellona (Lezione 35), gravità zero

Preambolo. Non esiste una vera e propria gravità zero nell’Universo. Ma la gravità è debole abbastanza lontano da stelle e pianeti. E non sarebbe nulla sulla stazione spaziale internazionale, se questa non ruotasse intorno alla Terra. Infatti, l’attrazione di gravitazione che percepisce un astronauta sarebbe solo poco inferiore a quella che subisce un uomo sulla Terra. Ma egli fluttua perché segue un moto di rivoluzione intorno alla Terra, risente di una forza, detta centrifuga, diretta in direzione opposta alla forza di gravità. Quindi la equilibra. Sia la stazione spaziale sia gli astronauti al suo interno sentono una gravità pressocché nulla e fluttuano. E’ una situazione di equilibrio tra forze che si oppongono, un’azione e reazione, come la gravità zero di Napoli – Barcellona.

Copertina_Napoli-BarcellonaLa Partita. E’ una partita impossibile, uno scoglio insormontabile, che il Napoli supera nell’unica maniera possibile: tutti dietro la palla, squadra corta, stretta, difesa alta, attenzione e consapevolezza di se stessi, si bloccano tutti gli spazi, si fanno gabbie, il Napoli è un muro. E il Barcellona risente il colpo. Attacca per la maggior parte del tempo, il Napoli difende strenuamente, e riparte. Riparte da dietro, come ci ha già abituato a fare. E passa anche in vantaggio, Zielinski fa due cose buone, recupera palla e serve per Mertens il passaggio meno ovvio, poi il piccoletto segna ancora, ancora a giro. Un’equilirio di forze tra chi è più forte e attacca, e chi si difende, ma poi la gravità zero si sbilancia, il Napoli segna. E’ già un’impresa così. Mertens esce per infortunio, forse è un caso, ma il Napoli sembra subire la perdita, anche se per pochi minuti. E sembra che la sensazione positiva di quanto fatto si possa sporcare quasi subito, quando Mario Rui si fa distrarre dalle stelle, un bel movimento dei giocatori del Barcellona, c’è chi viene e chi va, e Griezmann va in gol. La gravità zero si sbilancia ancora, ma dall’altro lato. E’ una delle poche sbavature di Rui, il Grava dei giorni nostri. Il Napoli potrebbe anche raddoppiare, ma è impreciso con Callejon. La partita non si sblocca. Finisce così. Che partita insperata.

Conclusioni. E’ un equilibrio insperato, una gravità zero che si è espletata grazie ad una prestazione unica e inattesa degli azzurri. E’ una prestazione che vale ancora di più se contestualizzata all’interno di questa stagione dannata e frustrante. Gareggiare alla pari con quelli lì, sebbene alle nostre condizioni, alle condizioni accorte di Gattuso, è un risultato unico e prestigioso. L’allenatore del Napoli, tanto sottovalutato, merita oggi un “bravo” da tutti noi, anche solo per questa partita. Riesce a creare la gravità zero contro i forti spagnoli, insegnando a disallineare questo equilibrio di forze per ripartire e pungere. E gravità zero, ma il Napoli sa come smettere di fluttuare.

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Brescia – Napoli (Lezione 34), un po’ onda, un po’ particella, un po’ coronavirus

Preambolo. In Fisica si parla spesso di dualismo onda-particella, in riferimento alla doppia natura sia della materia e sia delle onde elettromagnetiche. In fatti, alcuni esperimenti mettono in evidenza la natura corpuscolare, come l’effetto fotoelettrico per il fotone (particella che costituisce la luce), ma la luce mette in evidenza anche una diversa natura, questa volta descritta da onde, attraverso fenomeni di diffrazione e interferenza (è famoso l’esperimento della doppia fenditura). E’ duale come Harvey Dent di Batman, e anche come il Napoli.

Copertina_Brescia-NapoliLa Partita. Il Napoli è in chiara ripresa, ma non abbandona la sua veste quantistica, entropica, caotica. E lo dimostra anche con una squadra di scarso valore tecnico, come il Brescia. Eppure la gestione palla e il gioco della prima frazione del primo tempo mi piacciono, scorgo sicurezza, la voglia di giocare, il solito inizio gioco dalle retrovie. Ma il Napoli resta inconcludente. Gli azzurri giocano e il Brescia passa in vantaggio, grazie all’unica occasione del primo tempo. Manolas si fa anticipare da Chancellor di testa. Segnano gli azzuri, ma sono quelli del Brescia. Dopo il gol il Napoli si eclissa, si spegne. Il Napoli è un po’ onda, è inconsistente come un’onda delocalizzata. Ma fortunatamente c’è chi si fa sentire negli spogliatoi, torna in campo un Napoli diverso, più deciso. Sblocca col rigore di Insigne e raddoppia con il solito Fabian, che si ricorda che ha un calcio prelibato, e ci delizia con un altro tiro a giro. Nel finale il Brescia ci prova, il Napoli rischia, ma è tutto inutile. Il Napoli  è un po’ particella, più preciso, più definibile, più localizzato.

Conclusioni. E’ la sesta vittoria nelle ultime sette gare giocare. Non sarà perfetto, ma il Napoli è guarito e sta risalendo la china. Si prepara per l’impegno impossibile con il Barcellona, col suo dualismo onda-particella. Nel frattempo, mentre il Napoli decide se essere onda o particella, sugli spalti disquisiscono anche di coronavirus, la versione moderna del colera. Lo fanno gli eminenti scienziati sugli spalti del Rigamonti, che diagnosticano agli azzurri il dannato virus cinese. E fortunatamente, sono idiozie da spalti, che con la Fisica del Napoli, onde, particelle e veri scienziati hanno poco a che fare.

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Cagliari – Napoli (Lezione 33), per fare le rivoluzioni servono gli Einstein

Preambolo. Le grandi rivoluzioni della Fisica sono avvenute grazie a menti eccelse, che nel corso dei secoli, certamente supportati da contributi esterni, hanno dato una svolta alla nostra comprensione dell’Universo. Lo avevo scritto nella scorsa Lezione 32, vale anche oggi. E le rivoluzioni le fanno gli Einstein, i Galileo e i Newton. Le vittorie le conquistano proprio loro, e alla fine vale anche nel calcio.

Copertina_Cagliari-NapoliLa partita. Il Napoli sembra aver intrapreso una striscia positiva. Arriva il turno del Cagliari, ennesima tappa del Napoli per la conquista della sua nuova identità. Il Napoli domina da subito nel gioco, ma è poco pericoloso nella prima frazione. L’attitudine di voler partire sempre dalla difesa, con scambi tra i difensori anche pericolosi, è sicuramente fonte di tensione, ma la squadra di Gattuso sembra trovarsi a suo agio in questa fase della manovra. Ma il gol non arriva. Il primo tempo mi lascia un po’ interdetto, non totalmente convinto di quanto visto. E il Napoli continua ad attaccare e a guidare la partita anche nel secondo tempo. Aumenta il ritmo, anche grazie all’ingresso di Insigne, che dà un punto di riferimento sulla sinistra. E finalmente passa in vantaggio. E’ grazie all’Einstein di turno che arriva il gol. Arriva la rivoluzione di Mertens, che punisce ancora una volta la sua vittima sacrificale. Infila la palla nell’unico buco possibile, con una traiettoria impossibile, rivoluziona la fisica, e segna, che gol. La partita finisce con qualche rischio residuo, ma un buon possesso palla per portare la partita in dirittura d’arrivo.

Conclusioni. Per le rivoluzioni servono gli Einstein, e nel calcio servono gli Insigne e i Mertens. Gattuso ha dato una nuova veste a questo Napoli, un nuovo gioco, che può piacere o meno, ma il Napoli è tornato convinto e deciso. C’è un’idea di gioco, che si espleta grazie alla classe dei suoi campioni, a quella di Mertens, che ti risolve la partita con l’impossibile. Per fare le rivoluzioni servono gli Einstein, per segnare al Cagliari serve sempre Mertens.

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Inter – Napoli (Lezione 32), tolemaico per una sera

Preambolo. Una delle più grandi rivoluzioni scientifiche ha visto la sconfitta del sistema geocentrico tolemaico, che prevedeva la centralità della Terra nell’Universo. Salì in cattedra l’eliocentrismo kepleriano e galileiano. La Terra non è più il centro dell’Universo. L’esperienza diretta è in errore, e si scopre che pianeti e Sole non girano intorno alla Terra, ma la Terra è uno dei pianeti di un sistema stellare che ha nel Sole la sua stella. E il successo della nuova teoria eliocentrica sta soprattutto nella semplicità della descrizione dei moti dei pianeti, che ora diventano delle ellissi intorno al Sole, mentre il sistema precedente richiedeva il ricorso ad orbite più complicate. Invece, Gattuso sta facendo una rivoluzione atipica, che va al contrario, sembra di essere ritornati al passato, sembra di essere tornati tolemaici, geocentristi.

Copertina_Inter-NapoliLa Partita. Il Napoli incontra l’Inter nella semifinale di andata della Coppa Italia. La Partita è accorta da ambo i lati, il Napoli sta imparando a soffrire, dimentica l’attitudine avuta col Lecce, e sceglie di difendersi compatta e arcigna. Attenzione, concentrazione e la chiusura di qualsiasi buco forzano gli avversari a sbagliare, in alcuni frangenti l’Inter sembra bloccata. Il Napoli rischia e soffre, forse esagera quando vuole ripartire dalla difesa con scambi rischiosi tra i difensori, ma sa rischiare e sa soffrire. Si difende, vede gli avversari arrivare vicini al gol. Il gol del vantaggio arriva nel secondo tempo dal piede del sonnolente Fabian. E’ un giocatore totalmente anonimo nelle ultime settimane, che si sveglia, riscopre il suo genio e sblocca il risultato con un gran gol a giro dal limite, favorito da uno scambio stretto con Di Lorenzo. E’ un Napoli da anni 80, catenaccio e contropiede, marcature strette, difesa all’italiana e tanto cuore. E’ quello che serve per poter sconfiggere una delle squadre più forti del campionato.

Conclusioni. E’ una rivoluzione, ma quella inaspettata. Ci godiamo un Napoli tolemaico per una sera. Gattuso riscopre un calcio oramai sconosciuto all’ombra del Vesuvio. Abituati al calcio spumeggiante di Sarri, e comunque a quello propositivo di Benitez e Ancelotti, avevamo dimenticato che si può vincere in altra maniera. Si può vincere chiudendo il lucchetto del catenaccio, pensando prima a difendersi. Ma pur sempre con la ricerca di una difesa il quanto più alta possibile, e poi puntando a costruire anche da dietro, per poter sfruttare le briciole che ti lascia una squadra che sta meglio di te. E gli azzurri, nonostante i difetti che si portano dietro, riescono a fare quello che chiede l’allenatore. Oggi, è un po’ tutto assurdo, la nuova fisica forse è quella antica, anche se scientificamente sbagliata. Ma durante una stagione inconcepibile come questa, possiamo imparare, inspiegabilmente, dal vecchio. In conferenza stampa, ancora una volta, Gattuso dichiarerà di non riuscirsi a spiegare i motivi di prestazioni così diverse le une dalle altre, intanto ci sta mettendo del suo, mette in campo un Napoli di altri tempi, un Napoli tolemaico per una sera. Rivedremo questo approccio anche in futuro?

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