Quando il passato si offusca e il futuro è sempre più nitido

Tra un mondiale di sorprese e una stagione da scoprire, dalla grande bellezza nostrana alla regalità europea, la squadra si incontra alle pendici del Vesuvio, tra l’hotel Vesuvio e la bolgia del San Paolo, per dirigersi verso montagne lontane, e la “Val di sole”, fresca e serena. Dimaro è alle porte, il ritiro inizia, la stagione del nuovo cambiamento inizia.

Ancelotti_ADLIl passato si offusca, Sarri e la marea azzurra diventano il più bel ricordo. Il vecchio comandante è andato via, ora il padrone del calcio è Ancelotti, con la sua fama, la sua carriera, le sue idee, il suo equilibrio, la sua parola e il suo appeal. Il Napoli è ancora quello che ha illuminato il mondo con il gioco Sarriano, con l’oculatezza presidenziale, con le prodezze di quello o di quell’altro giocatore, è ancora un’idea di calcio, un background di gioco, una ragnatela e una perfetta geometria. Lo è stato e può ancora esserlo. Può essere, e ricorda di essere, marea devastante e il mare più bello del mondo. Lo è stato con Sarri, seguendo la sua idea, la sua codifica particolare del gioco del calcio. Ma arriva il cambiamento, Carlo III, IV o V, dategli il numero che volete. Il nostro Carlo, probabilmente, non distruggerà quello che è stato costruito, ma apporterà le sue modifiche, forse il suo sarà un gioco meno orizzontale, meno codificato, forse cambierà il modulo, cambieranno le idee dietro ai movimenti, cambieranno i movimenti. Adatterà le idee al modulo. Vedremo un Napoli diverso, forse più devoto all’Europa, con uno sguardo più internazionale.

Avremmo giocato io e il presidente secondo qualcuno, e invece la fuga non c’è stata, gli azzurri sono tutti a Dimaro e altri torneranno dalle più o meno eccelse imprese dell’armata napoletana in Russia. Forse qualcuno andrà, i nomi caldi sono Jorginho e Callejon. No, non mi lasciare Josè! Senza palla, come te, mai nessuno nella mia vita, o mio Spanish sniper non mi lasciare. Il Napoli aggiorna i suoi ranghi, si parte dalla porta, è il tempo dei giovani, Meret è il tuo turno, affiancato da Karnezis. Il ruolo del portiere è il più complicato, prego in Dio. Sperando di trattenere tutti i difensori, la mente di Albiol e la forza di Koulibaly, con un occhio alla situazione fisica di Ghoulam, il Napoli mette qualità e centimetri a centrocampo, in mezzo al campo giganteggerà lo spagnolo e poliedrico Ruiz. Ma ci siamo dimenticati di Verdi, il ragazzo dà una possibilità diversa sulla destra, ma anche a sinistra, calciando da fermo con entrambi i piedi. Da capire la situazione dell’indeciso Younes, mi ama, non m’ama, mi ama, non m’ama, chissà. Reina farà compagnia al diavolo,  Maggio va via con l’affetto di un popolo, chissà chi li seguirà. Si parla di 9, l’attaccante europeo, il nome che ti cambia la storia. I soldi sono soldi, e il Napoli fa quel che può, non può ambire a Cristiano. Che Gesù Cristo ci aiuti contro la Juve quest’anno, ma qualche buon cristiano lo troviamo in giro, un Karim o un Radamel o un Edinson? Ma consci del fatto che il Napoli non li potrà mai raggiungere, a meno di una discesa di un altro Cristo sulla Terra (io non credo ad un ritorno di Cavani), in città si sogna. In fondo un Gonzalo (rivelatosi core ‘ngrato) c’è stato, qualcuno che segua le sue orme forse ci potrà essere?

Il mercato continua, il ritiro inizia, Mertens è ancora mondiale, noi, invece, andiamo a Dimaro. Il nuovo si sta formando. Il passato si offusca e il futuro è sempre più nitido.

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Ho visto e vissuto Sarri, ma vedrò e vivrò ancora….

Ho visto e vissuto un uomo onesto, spontaneo, con un’idea in mente, un’idea applicata al calcio, napoletano nonostante sia vissuto altrove, difensore di Napoli e del Napoli, esagerato nei modi, folkloristico nelle esternazioni, un maestro di calcio, deciso nelle sue idee, monolitico nell’idea di calcio, ma nonostante le apparenze non fondamentalista nella preparazione della partita. Ho visto e vissuto Maurizo Sarri.

Ho visto e vissuto un’esperienza di calcio indescrivibile, fatta di gioco collettivo, che ha inteso l’individualismo e la tecnica individuale come espletamento delle idee di gioco, come tramite e finalmente come tocco finale della bellezza.

Ho visto e vissuto la compattezza poco fermionica. Sapete, in fisica esiste il Principio di Pauli, le particelle che costituiscono i corpi che tocchiamo sono fermioni, più di un tot di queste particelle in volume limitato non ce ne possono stare. Sarri è andato oltre, superando le leggi della fisica, costruendo una squadra compressa in un fazzoletto di campo, alta con la difesa, sul centrocampo, stretta con centrocampisti ed attaccanti, e stretta lungo la trasversale. La densità azzurra è esempio di azione collettiva. Se hai densità puoi recuperare facilmente la palla e ripartire, dai la possibilità al tuo compagno di avere sempre più di una linea di passaggio.

Ho visto e vissuto il pressing collettivo. Ho visto e vissuto movimenti coordinati di punte e centrocampisti, alla ricerca del pressing coordinato, per non dar respiro agli avversari, soffocarli con le mani alla gola, togliere loro l’aria per indurli all’errore. E’ solo in questo modo che puoi permetterti la difesa alta, soffocando l’avversario quando la palla è scoperta, puoi alzarti e mettere in difficoltà gli avanti avversari.

Ho visto e vissuto geometrie taletiane. Ho visto e vissuto la perfezione delle forme geometriche, triangoli che si susseguono sul campo di gioco, dai e vai, scambi tra difensore e mezzale, tra mezzale e regista, tra punta in appoggio e centrocampisti. Ho visto forme geometriche, che formavano una rete distribuita su tutto il campo, che avvolgeva gli avversari e li stritolava, li intrappolava come dei pesci.

Ho visto e vissuto fluidità e velocità. Ho visto una squadra fluida come il mare e veloce come un’onda alta 100 metri. L’idea di gioco si espleta con un tocco e via, continui passaggi, anche fastidiosi, scambi veloci, rari individualismi, a costruire una rete di passaggi, fino all’area avversaria. Ed ecco che la rete azzurra si propaga come un’onda azzurra, uno spettacolo bello come il golfo di Napoli e violento come uno tsunami. L’onda distruttiva, che parte dalla difesa, per disporsi nel miglior modo rispetto al possesso di palla avversario, per poi scattare e propagarsi fino al portiere.

Ho visto e vissuto il lato forte e quello debole. Nel calcio il lato debole è fondamentale. Sposti gli avversari da un lato, dove costruisci, e poi ribalti il gioco dove la densità degli avversari è logicamente più bassa. Insigne che lancia e Callejon che si inserisce sul lato debole è uno dei movimenti più riusciti di questo Napoli, già con Benitez, e ancora di più con Sarri.

Ho visto e vissuto la mente azzurra. Ho visto e vissuto un Napoli che passava per il piede di Jorginho, regista essenziale, semplice, col passaggio a pochi metri, ma fondamentale tramite per la trama azzurra.

Ho visto e vissuto l’exploit di Ghoulam, il Mertens goleador, l’Allan moto perpetuo, gli sprazzi di Diawara, gli sprint di Zielinski mezzo titolare, gli inserimenti dello spanish sniper Callejon, il piedino di Insigne, i record di Hamsik, il sinistro e la testa di Milik, la difesa granitica, la testa di Albiol e il cuore indomito di Koulibaly, la scoperta Mario Rui, Christian Maggio che è storia di professionalità, il piede e il carisma di Reina, la furia di Rog, forse ne ho dimenticato qualcuno. Sì, ho dimenticato il record di gol in Serie A di Higuain di un po’ di tempo fa.

Ho visto e vissuto gli schemi di Sarri. Ho visto e vissuto i gol da calcio d’angolo, un Napoli che è andato migliorando nella specialità, grazie agli angoli dei terzini, i movimenti in area, la diagonale, i blocchi, il trascinamento della difesa verso il primo palo, lasciando uno dei nostri difensori a giocarsi l’uno contro uno con gli avversari. Ho visto difensori stagliarsi sugli avversari, ho visto il gol di Koulibaly alla Juve. Ho visto la squadra migliore sui calci d’angolo, in assoluto, che ha dimostrato di saper convertire efficacemente il numero di corner calciati.

Ho visto illuminismo e romanticismo. Ho visto la materializzazione delle idee, il razionale, la mente illuminista, negli schemi, nei movimenti, nello studio del calcio. Ma ho anche visto un Napoli romantico, che ha saputo superare i propri limiti, vincere in difficoltà, col cuore e la passione. Ma pur superando se stesso, questo non è bastato.

Ho visto e vissuto Sarri, da casa, dal San Paolo, a pochi chilometri o a migliaia di chilometri, mi sono vantato del calcio di Sarri, ho ammirato le gesta azzurre, i gol, i passaggielli, la velocità, la fluidità, il cuore e la mente azzurra.

Ho visto e vissuto Sarri e il suo calcio, ora che va via, ci lascia un magone nel cuore, va via per altri lidi e per ben altri successi. Il popolo napoletano spera questo per lui, spera il meglio, perché Sarri sarà sempre uno di noi, sarà sempre quell’uomo che ci ha dato il miglior Napoli di sempre, il Napoli dei record, il Napoli della bellezza assoluta.

Ma la storia di questa società non finisce qui. Ci sono stati molti inizi e molti finali. I cicli iniziano e finiscono, è il corso naturale della vita e delle storie di calcio. C’era l’attesa per il successore. Scelta difficile, perché chiunque avrebbe sfigurato al confronto dell’amato Maurizio. E invece, De Laurentiis è stato capace di una rivoluzione inaspettata. Sceglie il migliore sul mercato, uno dei migliori di sempre, Ancelotti, un nome evocativo di successi da giocatore e allenatore, vincente in più nazioni, perfino in Italia. Inaspettato colpo di scena, inaspettato, per la realtà di Napoli. Inaspettatamente un uomo del calibro di Ancelotti dà credito a questo Napoli, dà credito al tanto bistrattato De Laurentiis. Merito di questo Napoli, merito del presidente, che forse zittisce molti critici a vuoto che hanno dato aria stantia alle loro vuote parole. Ancellotti è il migliore che si potesse prendere. Ma possiamo andare oltre nei commenti. Questo è un colpo di scena del miglior film, e non ci rendiamo ancora conto delle implicazioni di questa scelta. De Laurentiis tenta ancora una volta di affacciarsi sul palcoscenico europeo, sui campi e fuori dai campi. Si aprono anche le porte di alcuni profili di giocatori, prima più lontani (senza però dimenticarsi delle potenzialità economiche del Napoli, che non sono cambiate). Si apre un nuovo mondo, si apre il mondo di Ancelotti. Nulla è scritto, e nessuno può dire se Ancelotti riuscirà in quello che è riuscito a Sarri, ma il Napoli fa la sua prima scelta da subito ed è la migliore possibile.

Ho visto e vissuto Sarri, ma vedrò e vivrò ancora….

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Napoli – Torino, questo finale rischia di farci dimenticare…

Dalla bellezza, dalla convinzione, dal dominio alla squadra molle, senza convinzioni e distratta di Napoli – Torino. Per me ha poco senso parlare oggi di Napoli – Torino, del gol di Mertens e di quello di Hamsik (ero allo stadio, e ammetto di non averli ancora rivisti), non ha senso parlare delle sole due occasioni del Torino, trasformate in gol, non ha senso parlare delle distrazioni azzurre, non ha senso parlarne perché è più rilevante discutere della trasformazione del Napoli, che è crollato dopo Inter-Juventus.

Nap-Tor-97E’ vero, il Napoli non è più se stesso da un pezzo, con passi falsi e incidenti di percorso, alternati a buone partite, ma la squadra di questo scorcio di campionato ha spento la luce. Questo uno contro uno, il sorpasso dei bianconeri, le prestazioni scialbe juventine che comunque portavano ai successi, alcune decisioni arbitrali recenti che hanno ridato la scopa alla vecchia strega di Torino, hanno minato il morale azzurro. Se la montagna è già insuperabile, perché la Juve è la squadra più forte per fatturato, potere politico, qualità e quantità, diventa ancora più insormontabile se devi vederla giocare spesso prima di te, mentre vince, meritando o non meritando. Questo è stato un limite del Napoli, farsi influenzare troppo da questo stato di cose, ma mi chiedo, come avrebbe fatto a non farsi distruggere da tutto quello che vedeva? Per fortuna, le speranze riaccese hanno regalato un finale di stagione emozionante. Il Napoli non era più la macchina schiacciasassi della prima parte di stagione, ma tentava di far posto al cuore quando le dinamiche di gioco e alcuni giocatori non erano all’altezza. E ci è riuscito, è riuscito a fare l’impresa a Torino con la Juve, riaccendendo le speranze, decisamente. Ma anche il più saldo sulle proprie convinzioni non può non ammettere che Inter – Juventus e Juventus – Bologna, per quanto di “lecito” e non, visto sul campo, hanno reso il mostro ancora più terrificante. E così il Napoli ha spento la luce, incamminandosi per una strada buia, incorrendo nella drammatica sconfitta con la Fiorentina e nella scialba prestazione con il Torino.

Per me, è successo tutto nella testa dei giocatori, e Sarri non ci avrebbe potuto fare nulla. Gli azzurri non sono stati abbastanza forti per reggere questo stato di cose. A questo, possiamo aggiungere una serie di errori ed eventi che hanno condizionato la stagione: gli infortuni decisivi, il calo di alcuni giocatori, rotazioni limitate, mancanza di riserve pronte o gestione limitata delle stesse. Piccole incertezze che però non hanno vietato al Napoli di arrivare a giocarsela. Il Napoli ha fatto qualche cosa di incredibile, perché è arrivato dove non poteva, e ci è arrivato con la bellezza del gioco, la poesia, le idee, la tattica, la qualità e alla fine anche con il cuore. E’ stato illuminista, ma anche romantico, preciso come una figura geometrica perfetta, caotico come un quadro cubista, impetuoso come un’onda assassina e bello come il golfo di Napoli. Il Napoli merita gli applausi, ma li merita anche dopo Napoli – Torino. Questi (ma non solo) sono i motivi per i quali io non mi sento di condannare questa squadra, è questo il motivo per il quale non mi sento di indicare in una o nell’altra partita la causa della sconfitta. Il Napoli ha fatto del suo meglio, secondo me ha fatto già tanto, avrebbe potuto fare di più? Certamente. Ma quanto fatto è stato già tanto.

Ho tanti rimpianti. Ho pianto di gioia durante e dopo Juventus – Napoli. Ho perso le speranze e le ho riacquistate, ho gioito principalmente, ho ammirato la bellezza azzurra, una stagione indimenticabile, non lo dimentico, non voglio dimenticarlo. Questo finale molle del Napoli potrebbe gettare tutto il buono che è stato fatto in un bidone dell’immondizia, ma non sarà così per me. Io non dimentico. Io non dimentico questa stagione. Io non dimentico il gioco, i record e questo Napoli eccezionale. Io non dimentico che il mostro è diventato più terrificante e che ci sono stati eventi che non sono dipesi dalle nostre forze, pur sempre limitate e di una squadra che non ha la forza economica dei vincitori. Io non dimentico, nonostante Fiorentina – Napoli e Napoli – Torino, io non dimentico, e nemmeno lo stadio San Paolo, che ha cantato tutto il tempo (nonostante gli anacronistici cori contro il presidente). Io non dimentico, non fatelo neppure voi.

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Juventus – Napoli, un’impossibile realtà

La partita decisiva, nel calderone torinese, contro l’uomo nero, contro l’uomo bianco(nero), è arrivato il momento, dopo una stagione all’acqua pazza, salite e discese, alti e bassi, passi falsi e grandi imprese. In un istante si decide il futuro, in una stagione si costruiscono i presupposti per quel futuro, un pugno in faccia o un sorriso, un pianto o un’esultanza. Questo Napoli è un’emozione mai vista. Questo Napoli è un’anima arrembante e irrazionale, è un Napoli che è partito dalla sua dottrina illuminista, fatta di tattica, sincronismi e rigorosa applicazione. Ed ha raggiunto uno stato romantico di genio e sregolatezza, razionale quanto basta, senza dimenticare chi è, col palleggio, un tocco e via, gli spazi, il lato debole, di piede e di testa, e indeterminato come una funzione d’onda quantistica. Le ultime partite ci hanno dipinto un quadro cubista del Napoli, nel quale ha perso quella sua innata simmetria, per lasciare spazio all’incertezza delle forme, alle cadute e all’enorme cuore per rialzarsi da quelle cadute. Il Napoli è divenuto un’impossibile realtà. Il Napoli che si accinge ad affrontare il suo uomo bianco(nero) è tutto questo, sicuro a tratti delle sue doti, sulla via di una nuova dimensione. Ma serve la prova del nove, per dimostrare che il suo percorso è compiuto, una vittoria può dirci chi è il Napoli. Vogliamo un Napoli conscio di sé e arrembante, impavido, senza pudore, con il coraggio degli eroi, con la fierezza di una statua greca, con la forza di una tigre ruggente, che non vuole più restare in gabbia. Durante la partita d’andata gli azzurri hanno avuto paura, e l’hanno pagata. Non si dovrà ripetere lo stesso atteggiamento.

Juv-Nap-84E così è, il Napoli guida e non ha paura, lo vedi dai primi passaggi, il giro palla è fluido, gli inserimenti pure, ma il gol non arriva. La Juve si difende e parte in contropiede, cercherà il possesso in poche occasioni. Una punizione di Pjanic viene deviata e il palo salva gli azzurri, ma gli uomini di Sarri, già dopo il primo tempo, avrebbero meritato di più. Lode a voi ragazzi, finalmente coraggiosi allo Juventus Stadium, non conta come finirà, a voi il rispetto dei tifosi, già ora. Il risulto non si blocca, eppure il Napoli ha quasi sempre il pallino del gioco, si avvicendano gli uomini di Sarri, e anche Allegri tenta di dare una smossa alla sua squadra, Dybala va fuori, e Higuain è un fantasma. Sembra che la partita non si sblocchi, gli uomini di Sarri si schiantano sull’uomo bianco(nero). Sembra che finisca così, o può darsi che finisca come sempre, ritorna alla mente il gol di Zaza, o la prestazione dell’andata. Sembra finita, anche se gli azzurri sono padroni, anche i rimpalli sembrano sorridere agli azzurri. E’ un pareggio tanto inutile agli azzurri quanto manna dal cielo per la Vecchia Signora. Agli azzurri serve un aiuto dal cielo (più consistente della manna). Ma i santi vivono anche sulla Terra. E’ il momento dell’angelo nero, l’uomo nero per i bianconeri, che vola come un demone vendidatore per scaraventare in rete la palla dello Spanish Sniper Callejon. Lo spagnolo calcia magistralmente il pallone, il Napoli è disposto in diagonale, lo schema punta a creare spazi in mezzo all’area, Koulibaly ci si butta e salta laddove nessun uomo è mai giunto prima (per ricordare le parole del capitano Kirk in Star Trek). E’ la specialità azzurra, è il calcio d’angolo, sono 11 i gol in campionato da corner (almeno secondo i siti di statistica) e la percentuale di conversione dei corner calciati è seconda solo a quella dei bianconeri.

E’ un’esplosione di gioia, il pianto, quello di felicità, è l’unica reazione possibile, per l’impresa, l’insperata impresa, un’impossibile realtà, resa possibile da una squadra che meriterebbe già ora quel tricolore. Il Napoli ha dimostrato il suo valore, e forse qualche Juventino ne ha già preso coscienza. Il Napoli esulta, i milioni di napoletani nel mondo esultano, esultano a Capodichino, esultano per le vie di Napoli, e il tutto diventa una pirotecnica festa per un successo impossibile, diventato reale.

Ma non è finita, questo è solo una gioia momentanea, è una conquista che non assegna nulla, che non decide nulla, alimenta solo nuove e più forti speranze. Mancano 4 giornate, alla Juve toccheranno gli impegni più ardui. L’obiettivo è la vittoria. L’obiettivo è il sogno, un’impossibile realtà, impossibile per la storia, per il divario economico, quasi realtà per il valore di questa squadra, per il valore di questa società. Se diventerà reale, la più reale e concreta vittoria, il Napoli scriverà la sua storia, la storia del calcio Italiano, distruggendo il suo uomo (bianco)nero, distruggendo i propri mostri. E’ un’impossibile realtà, a voi e a noi toccherà dimostrare che potrà essere una possibile realtà, la più bella realtà.

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Napoli – Udinese, sorprendentemente irrazionale

Questa stagione calcistica non è priva di sorprese, di risultati inaspettati, di ribaltoni, di frenate ed accelerate, di prestazioni europee eccelse e di strafalcioni italiani. Il Napoli è morto più volte, e più volte ha visto riaccendersi quel lumicino di speranza, che rimane pur sempre una flebile luce che illumina la via per lo scudetto. Il Napoli primaverile è un Napoli pazzo, sorprendentemente irrazionale, a volte si dimentica della sua anima illuminista, forse troppo, e la sostituisce con un animo romantico, con una forza senza coscienza, che fa soffrire, che fa piangere, che fa ridere, che fa esultare. Questo Napoli regala emozioni che forse avevamo dimenticato, grazie all’incertezza del risultato, dovuto ad una perdita di sicurezze mentali, che rende le sue performance meno deterministiche e più incerte. Potremmo dire che il Napoli sta percorrendo una via che lo sta portando dal determinismo classico all’indeterminismo quantistico, per usare una terminologia utilizzata in Fisica.

Nap-Udi-105b-esul-milikL’ennesimo esempio di questo stato di cose è la partita con l’Udinese. Dominio iniziale, con la solita imprecisione azzurra davanti alla porta, poi lo stato di frustrazione perché quella maledetta palla non entra, la distrazione, il gol preso e poi una girandola di emozioni. E’ un Napoli indeterminato. Insigne ci dimostra come trasformare uno stop in un dribbling, che atto irrazionale, che gol. Ma il secondo tempo continua sulla falsa riga del primo. Va ancora in gol l’Udinese, la difesa del Napoli è imprecisa. Serve un cambio, è il turno di Milik per Allan, e si passa al 4-2-3-1. Inizia la rimonta. Due gol nel giro di 6 minuti. Gli azzurri ripartono dai calci d’angolo, un loro punto forte (leggi qui). Da calcio d’angolo svetta e segna Albiol. E poi è Milik ad appoggiare dolcemente in rete un tiro ribattuto di Callejon. Il Napoli chiude i giochi ancora da calcio d’angolo, ancora di testa, questa volta è Tonelli, come un toro, calcia di testa come se calciasse di piede, che botta. E’ un Napoli irrazionale, che si fa perforare, ma ha il cuore per ricambiare il favore, per risorgere, e sugli spalti, quando tutto sembra perso, ritorna la speranza. Ma è irrazionale l’intero campionato. La Juventus, inaspettatamente, pareggia con il Crotone, ripetendo il passo falso fatto con la SPAL. SPAL e Crotone mantengono vive le speranze azzurre. Gli azzurri sono azzoppati, ma la Juventus che perde 4 punti in 2 gare così semplici lascia speranze insperate.

Il Napoli passa da un possibile -9, perché perdeva e la Juventus vinceva, ad un -4 che  porta tutti allo scontro decisivo allo Juventus Stadium. Lo Stadium è campo ostico e la Juventus è avversario impossibile. Il Napoli non può giocare questa partita come fece all’andata, non può aver paura, non può correre con la prima ingranata, non può permettere che le sue armi vengano spezzate dall’avversario. Serve il miglior Napoli, e il migliore Napoli parte dalla testa, sulla quale Sarri dovrà lavorare. A Torino va un Napoli irrazionale, che nel bene e nel male, sta tenendo vivo questo campionato, ma deve essere spavaldo e conscio di quello che ricorda di se. Irrazionale e senza paura. Irrazionale e con tanto cuore. Irrazionale e con un unico obiettivo.

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